Magnifica Humanitas: a Singapore metà dei bambini di 8 anni usa già l'AI

Uno studio locale conferma la pervasività degli utilizzi dell'intelligenza artificiale anche tra i più piccoli. Dai ricercatori l’appello ad una maggiore attenzione di istituzioni e famiglie sull’utilizzo delle nuove tecnologie. L'invito del pontefice nell'enciclica al mondo dell'educazione a insegnare anche “quanto e per cosa non usarla”, per non “spegnere il desiderio di porre domande”.

di Joseph Masilamany

Singapore (AsiaNews) - Oltre la metà dei bambini di otto anni a Singapore ha già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale (AI), con una tendenza all’uso in forte aumento a partire dall’età di 10 anni e divenuta pressoché quasi universale tra gli adolescenti. È quanto emerge da uno studio pubblicato in questi giorni fra i giovani della città-Stato, che per ricercatori e autori offre “una delle istantanee” più chiare di quanto sia ormai profondamente radicata la sua presenza nella vita quotidiana sin dalla più tenera età. Ed è una conferma ulteriore dell’importanza e dell’attualità della lettera enciclica “Magnifica Humanitas” presentata ieri da papa Leone XIV e dedicata ad un settore che è oggi parte integrante di ogni ambito, dal lavoro alla scuola, dall’intrattenimento alla ricerca. “Educare all’uso dell’IA - scrive il pontefice - implica quindi educare a decidere quando e per cosa non usarla. La velocità e la facilità con cui si ottiene una risposta o una sintesi rischiano di spegnere il desiderio di porre domande, che solo nella durata porta frutto”.

Lo studio, presentato alla recente Conferenza annuale della Population Association di Singapore presso l’Università Nazionale di Singapore (Nus), ha rilevato che ChatGPT emerge come la piattaforma di intelligenza artificiale più utilizzata nei bambini tra gli otto e i 13 anni. Inoltre, almeno il 53% dei bambini di otto anni ha già usato strumenti di intelligenza artificiale. All’età di 10 anni la cifra sale a oltre il 70%, mentre più del 90% dei dei ragazzi e delle ragazze di 13 anni ha riferito di utilizzare l’intelligenza artificiale regolarmente. I risultati si basano sui dati di 2.985 bambini che partecipano al Singapore Longitudinal Early Development Study (SG-Leads), un progetto rappresentativo a livello nazionale che esamina le tendenze di crescita.

Xuejiao Chen, scienziato senior presso l’Istituto per lo sviluppo umano e il potenziale di A*STAR, e Jean Yeung, docente della Yong Loo Lin School of Medicine della Nus hanno guidato la lunga ricerca. Interpellato da The Straits Times lo stesso Yeung ha detto che lo studio fornisce la “prima immagine nazionale” su come i bambini stiano usando l’AI a Singapore ed evidenzia una “esposizione precoce” alle tecnologie. I ricercatori hanno detto che il problema non è più semplicemente se i bambini hanno accesso all’intelligenza artificiale, ma “come” la stanno usando e “quali abitudini” si stanno formando.

Lo studio ha rilevato che il suo utilizzo tra i bambini più piccoli spesso ruotava attorno al gioco e ai compiti scolastici. Tra i bambini di età compresa tra gli otto e i nove anni, quasi il 16% è stato classificato come utente “dominato dai giochi”, il che significa l’aver usato l’AI principalmente per attività legate al gioco e più volte alla settimana. Un altro 17% è rappresentato da utenti che usano la risorsa “per studio e gioco”, affidandosi alla tecnologia per compiti scolastici e intrattenimento. I bambini usano comunemente strumenti di intelligenza artificiale per tradurre le lingue, risolvere quesiti di matematica e scienze e spiegare nuovi concetti. Altri hanno utilizzato piattaforme di gioco basate sull’intelligenza artificiale come AI Dungeon o versioni modificate di Minecraft, che includono compagni e assistenti di intelligenza artificiale generativi.

Solo poco più del 20% dei bambini nella fascia di età più giovane sono stati considerati utenti a basso contenuto di intelligenza artificiale, sfruttando gli strumenti meno di una volta alla settimana o non usandoli affatto. Tra i bambini più grandi di età compresa tra 10 e 13 anni, quasi un quarto ha usato regolarmente l’AI sia per studiare che per giocare. Oltre a ChatGPT, i bambini si avvalgono di Meta AI e Google Gemini. Lo studio ha anche trovato differenze legate ai livelli di istruzione dei genitori: i bambini i cui genitori avevano livelli inferiori di istruzione avevano maggiori probabilità di utilizzare l’AI per il tempo libero e per scopi generali, più che per compiti. Tuttavia, i ricercatori hanno notato che i bambini provenienti da ambienti socioeconomici più elevati non erano necessariamente più propensi ad adottare strumenti di intelligenza artificiale.

I risultati della ricerca giungono in una fase di crescente attenzione di governi, scuole e leader religiosi di tutto il mondo sull’uso delle tecnologie e le implicazioni etiche e sociali della rapida espansione dell’IA, specialmente tra le generazioni più giovani. Papa Leone XIV è emerso come una delle voci globali più importanti illustrando i pericoli dello sviluppo incontrollato, sostenendo che il progresso tecnologico non deve mai erodere la dignità umana o indebolire le relazioni umane autentiche. “In un tempo in cui la verità viene spesso piegata agli interessi e alle strategie comunicative, il mondo dell’educazione - osserva papa Prevost nella Magnifica Humanitas - assume un rilievo decisivo. Ma le rapide trasformazioni tecnologiche mettono in luce quanto siamo impreparati sul piano educativo”.

“La pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità” prosegue l’enciclica. “I processi educativi, invece, hanno bisogno di tempi di maturazione, di confronto con la realtà oltre le apparenze e di un cammino paziente. La questione è radicale, perché ogni tecnologia - sottolinea - educa chi la utilizza” e, a volte, è necessario anche “educarci a digiunare” per scongiurare il pericolo di un iper-utilizzo, di una indigestione digitale che rischia di far “sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario”.

Riflettendo in particolare sulle conseguenze nei giovani, il pontefice avverte circa i pericoli di conseguenze negative “su sonno, attenzione, regolazione emotiva e relazioni, soprattutto nelle età più vulnerabili, con conseguenze a volte drammatiche. A questo si aggiunge la facilità di accesso a scene violente o crudeli, che feriscono la sensibilità, a contenuti pornografici e ipersessualizzati, a messaggi che banalizzano il corpo e l’affettività, a proposte che normalizzano comportamenti rischiosi”. In quest’ottica diversi governi, anche in Asia, stanno introducendo limitazioni e vincoli di legge per l’accesso ai social, ma è il tema è più ampio e parte dall’uso quotidiano sin dall’infanzia a uno strumento come il cellulare.

“Entrare in possesso troppo presto di un telefonino personale e usarlo in modo non controllato da adulti - è il monito del papa - può accentuare fragilità e favorire dipendenze nei ragazzi, esponendoli a dinamiche di isolamento, di bullismo e cyberbullismo, di pressione a condividere immagini intime o dati sensibili”. In risposta, il pontefice auspica “opportuni interventi legislativi” per definire età e limiti al servizio, richiamando anche la responsabilità di genitori, fornitori dei servizi e governi perché prevedano specifiche tutele contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale in rete”. Infine considera necessario educare “i bambini, i ragazzi e i giovani perché imparino a riconoscere le manipolazioni, a difendere la propria dignità e a rispettare quella degli altri anche negli ambienti digitali”.

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