Rajshahi, la siccità e lo sfruttamento lasciano i poveri senz'acqua

Nella parrocchia di Mundumala una catena umana per chiedere interventi alle autorità pubbliche. L'abbassamento delle falde rende i vecchi pozzi inutilizzabili e l'acqua potabile diventa sempre più cara. Lo scrittore cristiano Mithusilak Murmu ad AsiaNews: "Non c'è mai stata carenza d'acqua dolce qui. Anche gli allevamenti intensivi di pesci negli stagni tra le cause della crisi".

di Sumon Corraya

 Rajshahi (AsiaNews) - Da due mesi i cristiani della parrocchia di San Giovanni Maria Vianney nel villaggio di Mundumala soffrono per la mancanza di acqua potabile. Per questo una cinquantina di fedeli hanno dato vita a una catena umana per chiedere interventi. Portavano cartelli con la scritta "Vogliamo l'acqua per salvare la nostra vita".

“Per raccogliere acqua potabile sicura - racconta Chichilia Hembrom, cattolica, presidente dell'Adivasi Mahali Bamboo-Cane Development Organization e dalla Barendra Region Youth Organization -  dobbiamo andare a un chilometro di distanza. Molte volte non riusciamo ad avere l'acqua perché non è disponibile. Noi donne dobbiamo affrontare diversi problemi, come il mal di schiena e il dolore alle gambe, per raccogliere l'acqua da altre fonti”. Quella acquistata arriva oggi a costare anche 300 thaka (circa 3 euro), una cifra inaccessibile per persone che si guadagnano da vivere con la fabbricazione di prodotti di canne e bambù. E sono circa 500 le persone del villaggio che soffrono per una grave crisi idrica.

Sontosh Hembrom, un altro cattolico, racconta ad AsiaNews che l'abbassamento del livello delle falde acquifere e della diminuzione allarmante delle precipitazioni, rendono inutilizzabili i pozzi. “Dobbiamo andare in un altro villaggio dove ci sono pompe per l'acqua che servono per l'irrigazione. Noi abitanti dell'etnia siamo bisognosi e non abbiamo la possibilità di acquistare queste macchine”.

Lo scrittore cristiano Mithusilak Murmu racconta ad AsiaNews che fino a qualche decennio fa non c'era carenza di acqua dolce nella regione di Barendra: “Ogni villaggio aveva un pozzo che era la speranza della gente del villaggio. I contadini potevano bere l'acqua degli stagni perché era pulita e sicura. Ora negli stagni si allevano i pesci a cui viene dato cibo che rende l’acqua inadatta al consumo pubblico. Ora si pensa a installare un motore per ottenere acqua dolce, facendola però pagare: occorre spendere di più per cibo e acqua. Questa sta diventando la sfida più grande per le comunità tribali e marginali dell'area di Barendra”.

I cristiani hanno chiesto alle istituzioni interessate di prendere provvedimenti efficaci, raccogliendo l'opinione pubblica e facendo ricerche su questo tema. Dopo la catena umana, è stato consegnato un memorandum al commissario distrettuale di Rajshahi con la richiesta della rapida installazione di pozzi più profondi, l'accesso alle persone emarginate senza il pagamento di un canone e la ristrutturazione degli stagni in modo che l'acqua di superficie possa essere utilizzata per le attività quotidiane e per l'agricoltura.

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