Attacchi ai cristiani, mons. Machado: India ‘Paese arretrato’ per libertà religiosa

Dal 13 ottobre almeno cinque casi di violenze in diverse aree, in particolare Chattisgarh e Uttar Pradesh. Nel mirino funzioni di preghiera ed edifici, a una famiglia è stata vietata la sepoltura nel cimitero del villaggio. La polizia complice degli assalitori. Arcivescovo Bangalore: silenzio “sconcertate” di istituzioni e apparati governativi.

di Nirmala Carvalho

Delhi (AsiaNews) - “Sono a conoscenza” di “attacchi palesi e altri più nascosti” avvenuti nell’ultimo periodo contro i cristiani in diverse parti dell’India, in particolare nel Chattisgarh e Uttar Pradesh come emerge dai casi denunciati dagli attivisti di United Christian Forum for Human Rights (Ucfhr). Sono violazioni che “non si limitano ai soli elementi legati alla fede, ma si estendono sino a coinvolgere anche le istituzioni religiose, sociali ed educative, oltre ai luoghi di sepoltura”. È quanto sottolinea ad AsiaNews mons. Peter Machado, arcivescovo di Bangalore e presidente della Conferenza episcopale del Karnataka (Krcbc), commentando l’escalation di violenze a sfondo confessionale contro la minoranza, che riguardano la pratica del culto quanto simboli ed edifici. “L’intolleranza, la discriminazione e i discorsi di odio fanno male. Il silenzio e a volte la complicità dell’apparato governativo - aggiunge il prelato - sono sconcertanti”. 

Il monito dell’arcivescovo di Bangalore è legato ad almeno cinque casi di violenze e violazioni alla libertà religiosa documentati da Citizens for Justice and Peace (Cjp) fra il 13 e il 20 ottobre scorso in diversi Stati indiani. Il primo episodio il 13 ottobre a Sultanpur, nell’Uttar Pradesh, dove la polizia ha interrotto una riunione di preghiera dopo una presentata denuncia di Sarvesh Singh, il presidente del National Gau Raksha Vahini. Singh, noto per la sua attività di controllo e abusi col pretesto di proteggere le vacche, ha accusato i membri del gruppo di conversioni forzate; in risposta, gli agenti hanno arrestato una coppia e fermato diversi partecipanti senza svolgere alcuna indagine preliminare.

Lo stesso giorno nel distretto di Jagatsinghpur, nell’Orissa, alcuni elementi legati al movimento nazionalista indù Bajrang Dal hanno attaccato un incontro di preghiera cristiano, anche in questo caso con la falsa accusa di conversioni e proselitismo. Durante l’assalto hanno minacciato l’uso della violenza e di voler denudare i presenti, per umiliarli a causa della loro fede. In questo caso l’intervento della polizia ha scongiurato ulteriori danni, anche se gli assalitori sono rimasti impuniti e le vittime vulnerabili a nuovi assalti. Il 17 ottobre a Dhamtari, nel Chhattisgarh, una famiglia che stava seppellendo un congiunto è finita nel mirino di alcuni militanti del Vishwa Hindu Parishad e del Bajrang Dal, contrari alla funzione e alla tumulazione del corpo nel cimitero del villaggio. A dispetto di una presenza di lunga data nell’area, per scongiurare ulteriori escalation i cristiani hanno ceduto alle pressioni portando il cadavere in un’area esterna al villaggio.

Infine, gli ultimi due casi avvenuti nell’ultima settimana: il 17 ottobre a Saharsa, nel Bihar, alcuni attivisti del Vhp spalleggiati dalla polizia locale hanno interrotto un incontro di preghiera e confiscato simboli religiosi tra cui Bibbie e altra letteratura cristiana. Un pastore è stato trattenuto per qualche tempo in conseguenza del raid. Infine, il 20 ottobre ad Amethi, nell’Uttar Pradesh, gli agenti hanno fatto irruzione nella casa di una famiglia cristiana dopo che gli abitanti del villaggio si erano lamentati di presunte conversioni avvenute con il pretesto di incontri di preghiera. L’assalto, basato su accuse non verificate, ha portato alla detenzione di tre membri della famiglia.

“Da un lato, l’India vuole mostrarsi come un Paese lungimirante e quale più grande democrazia al mondo” riprende l’arcivescovo di Bangalore, ma “dall’altro, con le restrizioni imposte ai cittadini in materia di libertà di credo e di religione, sta regredendo come una nazione arretrata”. “Pensare - prosegue - che 12 Stati hanno approvato le cosiddette leggi sulla libertà di religione, che in realtà sono leggi anti-conversione, in contraddizione con le disposizioni costituzionali, è sintomo di una mentalità più deplorevole di quella coloniale”. “Il fatto che persino il Karnataka, uno degli Stati più sviluppati dell’Unione indiana, continui a mantenere una legge anti-conversione approvata dal precedente regime, dimostra che lo sviluppo economico - conclude mons. Machado - non ha nulla a che fare con le libertà costituzionali” che chiude con le parole del poeta nazionale Rabindra Nath Tagore: “Nel cielo della libertà, Padre mio, fa’ sorgere il mio Paese”.

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