Karnataka: resti umani al tempio di Dharmasthala. E il Bjp accusa i cristiani

Un lavoratore dalit ha raccontato alla polizia di essere stato costretto a far sparire tra il 1995 e il 2014 numerosi corpi di vittime di violenze. Trovati alcuni resti, le famiglie di decine di scomparsi chiedono sia fatta piena luce. Ma i nazionalisti indù parlano di una "campagna diffamatoria" e sostengono (senza riscontri) che l'uomo che ha sollevato il caso sia stato "pagato dai cristiani". La diocesi di Mangalore: "Affermazioni irresponsabili".

di Nirmala Carvalho

Mangalore (AsiaNews) – Un noto tempio indù da settimane nella bufera per una vicenda inquietante legata a corpi di persone che sarebbero state uccise e fatte sparire, sta diventando un nuovo appiglio per accuse contro i cristiani nello Stato indiano del Karnataka. Un ex lavoratore dalit di 48 anni, impiegato dal 1995 al 2014 per le operazioni di sanificazione presso il venerato tempio di Dharmasthala, all’inizio di luglio ha presentato una denuncia alla polizia locale sostenendo di essere stato costretto a seppellire centinaia di corpi, inclusi quelli di bambini.
L’uomo ha sostenuto di parlare “con un peso enorme sul cuore e per cercare di superare un senso di colpa insormontabile”. Ha raccontato di molti corpi di donne e ragazze, presumibilmente uccise dopo essere state vittime di violenze sessuali, ma anche di uomini indigenti, i cui omicidi sostiene di aver visto con i propri occhi. Sulla vicenda il governo locale del Karnataka – guidato dal Indian National Congress - ha istituito una Squadra speciale d’indagine.

L’uomo che ha presentato la denuncia dice di essere stato costretto con gravi pressioni psicologiche a far sparire i corpi, alcuni seppellendoli altri bruciandoli. A sostegno della sua denuncia ha indicato 13 siti in una foresta vicina al tempio dove si troverebbero le fosse comuni. Le prime operazioni di scavo degli inquirenti hanno confermato la presenza di alcuni resti umani. Nel frattempo numerose famiglie del Karnataka che in quegli anni hanno denunciato la sparizione di persone (in gran parte ragazze) hanno chiesto al governo locale di andare a fondo sulla vicenda.

Con il passare delle settimane la controversia ha però assunto una connotazione politica, con i nazionalisti indù del Bjp - che in Karnataka sono all’opposizione - che gridano all’attacco contro il tempio di Dharmasthala e ieri hanno promosso una visita ufficiale al luogo sacro per denunciare la "campagna diffamatoria" attribuita al chief minister rivale Siddaramaiah. Ma la vicenda sta pericolosamente assumendo anche connotazioni anticristiane. A generare confusione è stato persino un ex ministro del Congress, B. Janardhana Poojary, che commentando il ritrovamento di resti umani a Dharmasthala, ha tirato in ballo a sproposito le sepolture cristiane. Ancora più in là si è spinto il leader locale del Bjp, R. Ashoka, che ha affermato senza alcun fondamento che il denunciante dalit (la cui identità è tenuta ingota dalla polizi per motivi di sicurezza) sarebbe un uomo convertito al cristianesimo e che nella vicenda sarebbero coinvolti fondi esteri.

La diocesi cattolica di Mangalore ha condannato le affermazioni irresponsabili di Ashoka: “Si tratta di dichiarazioni che sembrano basarsi esclusivamente su voci - si legge in una note diffusa dalla Chiesa locale -. Una persona in una posizione di responsabilità come il leader dell’opposizione non dovrebbe fare commenti infantili senza prove”. La diocesi ha anche espresso delusione anche per le affermazioni dell’ex ministro Janardhana Poojary: “Nei cimiteri cristiani non vengono sepolti corpi anonimi o non reclamati. Ogni sepoltura è documentata, e solo i membri della rispettiva chiesa vengono sepolti. Coinvolgere i cimiteri cristiani nella questione di Dharmasthala ferisce profondamente i nostri sentimenti. Si tratta di paragoni infondati e fuorvianti”.

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