Manipur: da Sonia Gandhi appello per la pace. Accuse al Bjp di ‘politica divisiva’

In un video-messaggio l’ex leader del Congress parla di evento “senza precedenti” che ha “devastato” la vita delle persone, provocando una “profonda ferita” nella coscienza della nazione. Gente costretta a fuggire dalla propria casa, a lungo fratelli e oggi spinte a “rivoltarsi l’uno contro l’altro”. Le responsabilità del governo centrale e statale che “devono” mantenere la legge e l’ordine.

di Nirmala Carvalho

Delhi (AsiaNews) - L’escalation di violenze nel Manipur, relegata per troppe settimane ai margini delle vicende nazionali, comincia a preoccupare anche le più alte cariche del Paese. Ieri, ultima in ordine di tempo, è intervenuta Sonia Gandhi, già presidente del Partito del Congresso Indiano, che ha lanciato un appello per la pace e la fine delle tensioni etniche e confessionali. Quanto è avvenuto è di una portata “senza precedenti”, ha sottolineato una delle voci più autorevoli del partito di opposizione, e ha “devastato” la vita delle persone lasciando “una profonda ferita” nella coscienza dell’intera nazione. 

Lo Stato indiano del Manipur, nel nord-est dell’India, da inizio maggio scosso da gravi violenze alimentate dalle tensioni tra il gruppo etnico dei Meitiei (in prevalenza indù) e le comunità tribali delle colline (in maggioranza cristiane). Nei giorni scorsi era intervenuto anche l’arcivescovo di Imphal, mons. Dominic Lumon, sottolineando che gli scontri continuano mentre lo Stato “non c’è più” e ha perso il controllo della situazione sul terreno.

In un videomessaggio condiviso ieri dal Congress sui social media, la sua ex presidente e figura più carismatica ha espresso “tristezza” per il fatto che le persone siano state costrette a fuggire “dal solo posto che chiamavano casa”. Gli abitanti, prosegue, si sono dovuti lasciare alle spalle “tutto ciò avevano costruito” nel corso della loro vita. “È straziante - afferma - vedere i nostri fratelli e sorelle che hanno convissuto pacificamente rivoltarsi l’uno contro l’altro”. 

Proseguendo nel messaggio, la Gandhi ha quinti affermato che la storia del Manipur testimonia la sua capacità di accogliere persone di tutte le etnie, religioni e provenienze offrendo “miriadi” di possibilità nel contesto di una “società diversificata” al suo interno. “Servono fiducia e buona volontà - avverte - per alimentare lo spirito di fratellanza, mentre basta un solo passo falso per far divampare le fiamme dell’odio e della divisione”. Oggi, sottolinea, il Paese stesso è “a un bivio” in cui è in gioco la sua stessa esistenza. “La nostra scelta - afferma la leader del Congress - di intraprendere il cammino della guarigione darà forma al tipo di futuro che i nostri figli erediteranno. Faccio appello al popolo del Manipur, in particolare alle mie coraggiose sorelle, affinché siano in grado di portare - ha auspicato - pace e armonia in questa bellissima terra”.

L’ex capo del Congress ha detto che, in quanto madre, comprende “il loro dolore” e ha fatto appello alla coscienza e alla buona volontà di tutti per aprire la strada del dialogo, del confronto e della pace fra le diverse comunità. “È mia sincera speranza - ha detto la Gandhi in chiusura del video-messaggio, lungo poco più di due minuti - che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi intraprenderemo il lungo viaggio della ricostruzione della fiducia e usciremo più forti da questa prova. Ho un’immensa speranza e fiducia nel popolo del Manipur e so che insieme supereremo questa prova”. 

Sul fronte politico e parlamentare, il Cogress ha accusato il Bharatiya Janata Party (Bjp, il Partito del popolo indiano del premier Narendra Modi) di alimentare una “politica divisiva” nel Manipur. I suoi vertici attaccano l’esecutivo centrale e l’amministrazione dello Stato che, a loro avviso, hanno mancato “al dovere di mantenere la legge e l’ordine” nello Stato del nord-est. 

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