Manipur in stato di massima allerta: scontri e manifestazioni, Delhi invia altre truppe

Dopo il ritrovamento di sei corpi nel fine settimana, alcuni manifestanti hanno preso d'assalto le abitazioni dei legislatori locali del BJP. Il governo centrale ha deciso di inviare migliaia di uomini delle forze speciali, mentre il ministro dell'Interno prova a risolvere la situazione pacificamente. L'arcivescovo emerito di Imphal: "Il governo si limita a guardare".

di Nirmala Carvalho

Imphal (AsiaNews) - Lo Stato del Manipur è in massima allerta dopo che le autorità nel fine settimana hanno recuperato i corpi di tre donne e tre bambini appartenenti alla comunità Meitei. I membri del gruppo hanno subito accusato di rapimento e omicidio la minoranza Kuki, riaccendendo le violenze. Gli scontri tra i due gruppi etnici sono iniziati a maggio 2023 e si ripropongono ciclicamente. Secondo i dati ufficiali, oltre 200 persone sono state finora uccise e circa 60mila sono sfollate, ma nelle ultime settimane si sono verificate ulteriori uccisioni, in particolare nel distretto di Jiribam. Si calcola che almeno 20 persone siano morte negli scontri nell’ultimo mese. Per terrorizzare i membri del gruppo rivale, si verificano di frequente anche rapimenti. 

Dopo il ritrovamento dei corpi, sabato 16 novembre alcuni manifestanti hanno saccheggiato e incendiato le case e gli uffici di diversi legislatori, di cui la maggior parte appartenenti al Bharatiya Janata Party (BJP), il partito ultranazionalista indù al potere al governo centrale e anche in Manipur. La polizia ha arrestato 23 persone e le autorità hanno imposto un coprifuoco a tempo indeterminato e sospeso le connessioni in diversi distretti, inclusi quelli della capitale, Imphal. 

Il ministro dell’Interno dell’India, Amit Shah, che già negli ultimi mesi aveva provato ad avviare colloqui per risolvere la situazione, ieri ha presieduto una riunione sulla sicurezza, ma continuano a registrarsi tensioni. Almeno una persona è morta questa mattina in nuovi scontri tra civili e forze armate. Secondo i media locali, il ministro terrà altri incontri oggi nel tentativo di contenere le agitazioni.

Il governo centrale ha inoltre reintrodotto una legge per il dispiegamento di forze speciale in cinque distretti, tra cui Jiribam. Queste aree, che secondo alcune testimonianze si sono già in gran parte svuotate di residenti, resteranno classificate come “perturbate” fino al 31 marzo dell’anno prossimo, ha fatto sapere Delhi. Oggi verranno inviati altri 5mila uomini delle Forze centrali di polizia armata.

Mons. Dominic Lumon, arcivescovo emerito di Imphal, interpellato da AsiaNews, ha detto: “Nelle periferie continuano le sparatorie e i rapimenti. In alcuni luoghi isolati ci sono crimini, manifestazioni e persino uccisioni da parte di un gruppo. Il governo non riesce a fare nulla e si limita a guardare, pensando che la situazione si plachi da sola. Ma nel frattempo i rapimenti e le uccisioni continuano”. In riferimento alla legge sui poteri speciali delle forze armate, il prelato ha commentato: “Riteniamo che debba essere completamente rimossa. Dà poteri indiscussi all’esercito. Le forze di sicurezza possono prendere la legge nelle loro mani e usare i loro poteri in maniera indiscriminata”.

Anche il leader dell’opposizione, Rahul Gandhi, nei giorni scorsi ha espresso profonda preoccupazione per la “recente serie di violenze e continui spargimenti di sangue” nel Manipur e ha esortato il primo ministro Narendra Modi a visitare lo Stato.

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