Manipur: prima visita di Modi dalle violenze etniche del 2023. Congress: ‘farsa’

Dopo due anni il capo del governo in visita nello Stato teatro degli scontri fra Kuki e Meitei, fra imponenti misure di sicurezza. Nel suo intervento ha sottolineato i progressi nell’area e gli interventi a favore dello sviluppo. Critiche dall’opposizione che parla di presenza tardiva.

di Nirmala Carvalho

Delhi (AsiaNews) - Narendra Modi è giunto oggi a Churachandpur, area dominata dai Kuki, per incontrare profughi e sfollati interni nella prima visita dal 2023 del capo del governo indiano nella regione teatro delle violenze etniche e confessionali che hanno causato centinaia di vittime. Un appuntamento preceduto da tensioni e polemiche alimentate (anche) dal principale schieramento dell’opposizione: il presidente del Congress Mallikarjun Kharge ha infatti accusato il primo ministro di aver dato mandato per l’organizzazione di una imponente cerimonia di benvenuto per rafforzare la propria immagine. “Questa è una puntura crudele” ha affermato, nel cuore di persone ferite e che soffrono ancora oggi. “Dov’è il tuo Rajadharma?” ha chiesto, usando il termine sanscrito per indicare il dovere del re o dell’imperatore di assicurare pace e prosperità al popolo sotto il suo comando e la sua guida. 

In previsione della visita di Modi, le autorità hanno rafforzato la sicurezza nel distretto di Imphal e Churachandpur, dispiegando un cospicuo numero di agenti dello Stato e centrali. Rivolgendosi alla folla nel discorso tenuto al raduno di Churachandpur - dominati dai tribali Kuki - il premier ha detto di volere che il Manipur diventi “un simbolo di pace, prosperità e progresso”. “Oggi voglio promettervi - ha proseguito - che il governo dell’India è con voi e io sono con voi” definendola una “terra di coraggio”. “Diventeremo - ha promesso - la terza economia più grande del mondo molto presto... Vi è stato un tempo in cui le decisioni prese a Delhi hanno richiesto decenni per arrivare qui. Oggi, il nostro Churachandpur, il nostro Manipur, stanno progredendo insieme al resto della nazione”. A seguire, il capo del governo ha ricordati i progressi nella regione, dall’acqua nelle case fino a qualche anno fa lusso per pochi, al piano casa rivolto alle fasce più povere. “Vorrei fare appello - ha concluso Modi - a tutte le organizzazioni per andare avanti sulla strada della pace e realizzare i loro sogni. Sono con te, il governo dell’India è con il popolo di Manipur”.

Di ben altro tenore le dichiarazioni delle opposizioni alla vigilia del viaggio del primo ministro nell’area: “Narendra Modi, il tuo pit-stop di tre ore nel Manipur non è compassione ma è una farsa, del tokenismo e un grave insulto alle persone ferite. Il tuo cosiddetto show on the road a Imphal e Churachandpur oggi, non è altro che una fuga codarda dall’ascolto delle grida delle persone nei campi di soccorso” dove sono ospitate le vittime, ha attaccato il capo del Congress in un messaggio su X (ex Twitter) commentando la visita. Si sono consumati, ha spiegato Kharge, “864 giorni di violenza, si sono perse 300 vite, si contano 67mila sfollati e 1500 feriti. Hai fatto 46 viaggi all’estero dall’inizio degli scontri, “ma non una sola visita per condividere due parole di simpatia con i tuoi stessi cittadini”.

“La tua ultima visita a Manipur? Gennaio 2022 per le elezioni” ha ricordato il leader dell’opposizione, tacciando il premier e il ministro degli Interni di “grossolana incompetenza e complicità” nel tradire le comunità, laddove “la violenza continua ancora”. Una riflessione finale riguarda il partito di governo Bharatiya Janata Party (Bjp), che secondo il leader dell’opposizione è chiamato a garantire il rispetto della legge e dell’ordine nello Stato, anche se oggi stanno di nuovo “vacillando”. “È il tuo governo - l’accusa rivolta a Modi - che è responsabile della sicurezza a livello nazionale”, mentre la priorità sembra essere quella di “organizzare una cerimonia di benvenuto per te stesso”.

Parlando con i giornalisti a Wayanad, anche il segretario generale del Congresso Priyanka Gandhi Vadra ha attaccato il primo ministro, sottolineando che avrebbe dovuto visitare lo Stato molto tempo prima. “Sono contento - afferma - che abbia deciso, dopo due anni, che vale la pena visitare [il Manipur]. Avrebbe dovuto andare molto tempo prima. È molto spiacevole che abbia permesso che ciò che sta accadendo lì continuasse per così tanto tempo e che così tante persone fossero uccise. Questa non è stata la tradizione dei primi ministri in India”. Le violenze etnico-confessionali tra i Meitei e i Kuki nel Manipur, nell’India nord-orientale, sono divampate nel maggio 2023 e da allora si riaccendono periodicamente, con un bilancio complessivo di quasi 300 morti. 

Tags:

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente
Destinazione Seoul

Vedi anche

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
  • P.I.M.E. Centro Missionario
  • Agenzia Fides
  • P.I.M.E. Brasil
  • Radio Mondo
  • Mondo e Missione
  • P.I.M.E. U.S.A.
  • TV 2000