Hong Kong, sicurezza nazionale: mostra celebra la legge e ‘riscrive’ le proteste del 2019

L’esposizione racconta “una storia ben diversa” sulla rivolta e le rivoluzioni “colorate” in Ucraina, Georgia e Kirghizistan. A differenza delle narrazioni sui media occidentali non sarebbero rivendicazioni popolari di libertà, ma attentati alla sicurezza e all’ordine. Il richiamo alle parole di Xi Jinping sulla “stabilità sociale” come “prerequisito per costruire una Cina forte e prospera”.

di Dario Salvi

Hong Kong (AsiaNews) - Un museo per celebrare la controversa norma che reprime a Hong Kong, sul modello di quella in vigore da tempo a Pechino, le libertà civili e i diritti umani, e che racconta una “versione diversa” sulle proteste popolari del 2019, represse a forza con oltre 1300 persone incarcerate. La galleria dedicata alla “sicurezza nazionale”, spiegano quanti l’hanno già visitata, racconta una storia ben differenze sui disordini e il giro di vite delle autorità rispetto ai media occidentali, smentendo la narrazione di “rivoluzione colorata” a difesa dei diritti e della democrazia. La National Security Exhibition Gallery, che ha aperto la scorsa settimana come mostra permanente al Museo di storia a Tsim Sha Tsui, è quindi occasione per celebrare la crescente stretta sulla popolazione e la repressione delle libertà. 

Una politica che trova il suo fondamento nella controversa Legge sulla sicurezza nazionale approvata a marzo, norma che ricalca quella già in vigore a Pechino (ed estesa all’ex governatorato), che limita le libertà e reprime reati politici come “tradimento” e “sedizione”. Secondo quanto riferisce Hong Kong Free Press (Hkfp), alla cerimonia di inaugurazione il capo dell’esecutivo John Lee ha spiegato che la salvaguardia della sicurezza nazionale è un “lavoro in corso d’opera” e l’esposizione contribuirà a promuoverne la consapevolezza tra i residenti.

Nei primi giorni la maggioranza dei visitatori proveniva dalla Cina, mentre i pochi dall’Europa e da Singapore ne hanno scoperto l’esistenza in molti casi per pura coincidenza. Otto persone interpellate da Hkfp spiegano di aver programmato una visita al Museo di storia e di essersi imbattuti nella mostra, al cui ingresso campeggia la scritta: “La sicurezza nazionale è il fondamento del ringiovanimento nazionale. La stabilità sociale è un prerequisito per costruire una Cina forte e prospera”. L’area espositiva è di 1100 metri quadri, si trova al secondo piano, è suddivisa in sei diverse aree e si ispira al tema “approccio olistico alla sicurezza nazionale”, secondo i dettami risalenti al 2014 del leader cinese Xi Jinping.

Un’area dedicata alle proteste e ai disordini di Hong Kong nel 2019 e alle successive legislazioni in materia di sicurezza che sono state emanate, compresa la controversa legge imposta da Pechino nel 2020, occupa la parte centrale della galleria. I cartelli che accompagnano gli oggetti esposti, come le foto e l’equipaggiamento anti-sommossa della polizia, recitano: “La versione di Hong Kong della ‘rivoluzione colorata’ del 2019 ha fatto precipitare Hong Kong in un abisso”.

Un turista di Singapore, che ha fornito solo il suo cognome, Kwok, ha detto che il quadro delle proteste è molto diverso da quello riportato dai media occidentali. Egli ha definito la mostra una “educazione nazionale per i giovani di Hong Kong”, affermando che essi sono stati “influenzati molto dalla Gran Bretagna” e per questo nutrono un “sentimento anti-cinese”. “Dopo le rivolte del 2019, la sicurezza nazionale - ha concluso - è necessaria per ricordare alla gente che Hong Kong è sempre appartenuta alla Cina”.

Un altro turista europeo, che ha chiesto l’anonimato per paura di rappresaglie, ha detto a Hkfp che vi è una “discrepanza abbastanza evidente” tra l’esposizione e i media occidentali.

Il turista ha anche trovato il riferimento della galleria alla “Rivoluzione arancione” ucraina del 2004 incompatibile con la sua conoscenza dell’evento. Nella mostra la Rivoluzione arancione, così come la “Rivoluzione dei tulipani” del Kirghizistan nel 2005 e la “Rivoluzione delle rose” della Georgia nel 2003, sono state raffigurate come rivoluzioni di colore che portano “al collasso del potere statale, causano disordini sociali e gettano le condizioni di vita della gente in gravi difficoltà”. Tuttavia, conclude l’anonimo turista europeo, “la rivoluzione ucraina non è una cosa negativa, non la vedrei come un disturbo alla sicurezza”.

(Foto di HKFP)

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