Il fronte pro-Pechino: non servono elezioni per i Consigli distrettuali

L'ex capo dell'esecutivo Leung Chun-ying apre la strada alla liquidazione delle assemblee locali di Hong Kong nelle cui elezioni nel 2019 le forze pro-democrazia ottennero un'affermazione schiacciante. Congelati dal 2021 il loro mandato scadrebbe alla fine di quest'anno. Intanto la polizia interroga i sindacalisti che vorrebbero organizzare la marcia del 1 maggio.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) - “Non è necessario” tenere elezioni per i Consigli distrettuali di Hong Kong. A dichiararlo in un’intervista alla rete televisiva I-cable è Leung Chun-ying, già capo dell’esecutivo cittadino dal 2012 al 2017 (prima del mandato di Carrie Lam) e attualmente vice-presidente del Comitato nazionale della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (Cpcpc). Le sue parole - rilanciate dal sito Hong Kong Free Press - paventano l’intenzione di liquidare gli organismi di quartiere nelle cui elezioni nel novembre 2019 le forze pro-democrazia raccolsero una storica affermazione, conquistando la maggioranza in 17 consigli su 18 con una partecipazione record di oltre il 70% degli aventi diritto al voto.

Dall’entrata in vigore della Legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong i Consigli distrettuali sono di fatto rimasti congelati: di fronte alla richiesta di un giuramento di fedeltà al governo nel luglio 2021 la stragrande maggioranza dei consiglieri si era infatti dimessa per protesta. Il mandato di questi organismi dura però quattro anni, per cui teoricamente scadrebbero alla fine del 2023.

Già nell’ottobre scorso l’attuale capo dell’esecutivo John Lee aveva annunciato una "revisione dell'amministrazione distrettuale" per garantire che i consigli distrettuali siano gestiti “in linea con i requisiti di leadership patriottica" di Hong Kong. Nel 2021, del resto, era già stato modificato ad hoc il sistema elettorale dell’Assemblea legislativa, il “parlamento” di Hong Kong, riducendo a soli 20 su 90 i membri eletti a suffragio diretto e introducendo una commissione di controllo favorevole a Pechino per selezionare i candidati.

Ora, dunque, anziché tenere nuove elezioni farsa, il fronte pro-Pechino sembra intenzionato ad abolire direttamente il voto per gli organismi locali. “Fondamentalmente - ha dichiarato Leung - i Consigli distrettuali sono organizzazioni consultive. A Hong Kong ce ne sono molte altre, alcune hanno anche con poteri amministrativi, come l'Autorità per gli alloggi e l'Autorità per il rinnovamento urbano. Ma nessuno di questi è formato da persone elette”. “Tenere delle votazioni pubbliche - ha aggiunto - non significa essere progressisti", presentando come esempio in proposito l’Assemblea legislativa di Hong Kong prima della revisione del suo sistema elettorale, troppo poco “patriottica”.

Intanto gli attivisti sindacali Joe Wong e Denny To che stavano organizzando a Hong Kong una marcia per la Festa dei lavoratori il 1 maggio hanno denunciato sui social network di essere stati interrogati dalla polizia sulla provenienza dei finanziamenti e su come avrebbero impedito a gruppi violenti di "dirottare" l'evento, alludendo a manifestazioni pro-democrazia. Ai loro commenti il Segretario per la Sicurezza Chris Tang ha risposto minaccioso che "le parole sono armi" e che chi usa le proprie parole per incitare altri a commettere un reato sarà punito.

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