John Lee: nel 2024 una legge sulla sicurezza ‘made in Hong Kong’

Nel secondo discorso “politico” il governatore assicura che il prossimo anno verrà promulgata una norma “attesa” e prevista sin dal ritorno dell’ex colonia britannica alla Cina. Con la draconiana legge imposta da Pechino sinora arrestate oltre 280 persone. Gruppetto di attivisti promuovere una protesta. La “sinicizzazione” di Hong Kong anche nella scuola e nella cultura.

di Dario Salvi

Hong Kong (AsiaNews) - Entro il 2024 Hong Kong avrà una “Legge sulla sicurezza nazionale” scritta di proprio pugno, a quattro anni di distanza dalla controversa norma imposta da Pechino per stroncare le proteste pro-democrazia e diritti, reprimendo il dissenso interno. Lo ha annunciato oggi il governatore John Lee, nel secondo discorso “politico” dall’ascesa al potere dell’ex capo della sicurezza, in cui ha sottolineato che “alcuni Paesi stanno minando” la leadership della Cina e “l’applicazione” del principio “una nazione, due sistemi”. “Forze esterne - ha proseguito - continuano a intromettersi negli affari” interni, ma la città “continuerà a salvaguardare la sicurezza nazionale e a migliorare il suo sistema legale e i meccanismi di applicazione”. 

L’introduzione di una legge sulla sicurezza nazionale “propria” era una delle “responsabilità costituzionali” affidate al governo della città, al momento del passaggio dell’ex colonia britannica al controllo di Pechino. Tuttavia, a oltre 25 anni di distanza il compito non è stato ancora eseguito ed è - anche - per questo che, nel 2020, la Cina è intervenuta imponendo la sua in attesa che il governatorato ne promulgasse una propria. 

Le autorità di Hong Kong avevano provato nel 2003 a votare una legge, ma il tentativo è stato accantonato in seguito alle proteste degli attivisti pro democrazia che, al tempo, avevano portato nelle piazze oltre mezzo milione di abitanti. Anche oggi un gruppetto di cinque democratici ha promosso una protesta in concomitanza col discorso del governatore, chiedendo di istituire il suffragio universale. Un numero di gran lunga inferiore rispetto alle folle del passato, anche per il timore di nuovi arresti e repressioni da parte delle forze di polizia.

Il presidente della Lega dei socialdemocratici Chan Po-ying ha ricordato che “le politiche” di un governo che non ha “alcun mandato da parte dei cittadini, né controlli e contrappesi” e “non tiene conto delle consultazioni pubbliche” avvantaggia “padroni e conglomerati che detengono i voti”. Il capo della Lsd ha quindi aggiunto che Hong Kong ha “bisogno” di “democrazia”, un principio che è “alla base” della vita dei cittadini, ma che l’attuale leadership non sa difendere e garantire. 

Rivendicazioni affossate da John Lee, il quale ha avvertito che l’esecutivo sta lavorando intensamente per “elaborare opzioni legislative efficaci” e completerà l’iter normativo per dare vita a un decreto entro il 2024 per “adempiere al nostro dovere costituzionale”. Ai sensi della Legge fondamentale - la mini-costituzione della città - Hong Kong è tenuta a fare una legge che combatta sette crimini legati alla sicurezza, tra cui tradimento e spionaggio. Le ultime proteste di massa pro-democrazia risalgono al 2019 e hanno spinto centinaia di migliaia di persone in piazza per chiedere maggiori libertà e autonomia da Pechino. La repressione, avallata dalla legge sulla sicurezza imposta dalla Cina, ha portato a oltre 280 persone arrestate e colpito anche autorevole personalità cattoliche e della Chiesa, fra cui lo stesso vescovo emerito card. Jospeh Zen

Non solo sicurezza: fra le varie proposte emerse oggi, vi è anche il proposito di “convertire” il Museo della Difesa costiera in Museo della Guerra di resistenza, che presenterà fra gli altri la battaglia della Cina contro il Giappone durante la Seconda guerra mondiale. Un progetto in chiave patriottica, per garantire “la continuità di generazione in generazione” come ha sottolineato oggi nel suo intervento il governatore. Saranno poi istituiti due programmi per aiutare a promuovere l’identità nazionale e l’apprezzamento della cultura cinese della società. L’educazione patriottica, ha concluso John Lee, sarà integrata nel sistema educativo esistente con una serie di attività inter-scolastiche all’insegna del motto “Love Our Home, Treasure Our Country 2.0”. 

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