Pechino magnifica l’intelligenza artificiale. E la usa per reprimere libertà e diritti

Alla World Artificial Intelligence Conference (Waic) di Shanghai, le autorità elogiano i progressi nel settore. L’autosufficienza è ancora lontana, ma si parla di passi “a beneficio dell’umanità”. Ma la tecnologia è usata anche per colpire dissidenti e critici. I messaggi su WeChat usati per condannare due leader cristiani. Altri quattro, fra cui un pastore, arrestati per “affari illegali”.

di Dario Salvi

Pechino (AsiaNews) - Pechino magnifica i progressi nel campo dell’intelligenza artificiale e nel settore delle nuove tecnologie, che finisce però per utilizzare nel rafforzare i controlli sulle attività dei cittadini cinesi reprimendo libertà e diritti. In un lungo articolo il Global Times, magazine legato al “Quotidiano del popolo”, organo del Partito comunista cinese, elogia lo “sviluppo” dell’AI made in China, che sta “guadagnando” slancio a dispetto di una concorrenza globale “agguerrita” e degli ostacoli frapposti dagli Stati Uniti. L’occasione di approfondire il tema è legato alla World Artificial Intelligence Conference (Waic), che ha preso il via ieri nella metropoli economica e commerciale di Shanghai. 

Esperti e addetti ai lavori sottolineano che la Cina deve ancora compiere progressi per raggiungere “l’autosufficienza” nel settore dell’high-tech, ma vi è grande fiducia nelle “capacità” del Paese di “raggiungere l’obiettivo” scrive l’organo di partito. A dimostrazione delle potenzialità di crescita e delle capacità attrattive cinesi, la folla di persone che ieri si è radunata per interagire “con i modelli linguistici, che rappresentano l’attrazione principale dell’evento di quest’anno”. Al riguardo, NetEase Youdao ha presentato un chatbot interattivo per l’apprendimento della lingua inglese, che consente di praticare la lingua basandosi sul modello di AI. All’evento l’impresa tech locale Meituan ha lanciato la versione 4.0 del suo sistema di aeromobili senza pilota con un raggio di consegna più ampio e prestazioni migliori in condizioni meteorologiche avverse.

Secondo il rapporto 2022 pubblicato al Waic, Pechino è risultato al secondo posto nel Global AI Innovation Index per il terzo anno consecutivo, avendo impresso una “accelerazione” sul pool di talenti, potenziato la costruzione di infrastrutture di dati e nuove scoperte tecnologiche. Il Global Times risponde poi alle critiche su una perdita di “fascino” della rassegna, in particolare negli Usa, parlando di “partecipazione record” di aziende internazionali. Vi è infine un richiamo alla crescente “condivisione” e “scambi scientifici e tecnologici” con l’obiettivo di “contribuire allo sviluppo globale” a “beneficio dell’umanità”. 

Tuttavia, a fronte di promesse esterne di operare a favore dello sviluppo e del benessere la Cina continua a sfruttare le nuove tecnologie e l’AI con finalità di repressione interna, come era già accaduto in passato con la creazione di “registri on-line” per preti, pastori e imam “contro i truffatori”. Prova ne è il processo avvenuto il 28 giugno scorso a due leader cristiani, a processo per frode. Uno dei due imputati, Mu En, ha ricevuto una condanna a tre anni e mezzo di carcere, mentre il secondo, Enoch Wang, si è visto comminare tre anni di carcere, con una multa di 8 e 7mila dollari Usa per il duo. Per scovare accuse a loro carico, le forze dell’ordine hanno usato la tecnologia per recuperare i messaggi pubblicati su WeChat, scoprendo i nomi e gli importi dei finanziatori degli ultimi cinque anni, a beneficio della comunità cristiana. La frode, secondo l’accusa, si aggira attorno ai 240mila dollari; in realtà, secondo gli attivisti di ChinaAid il processo e la condanna sono un “tentativo deliberato” da parte delle autorità comuniste cinesi di montare reati commerciali per “coprire” la persecuzione religiosa perché “i due cristiani condannati sono del tutto innocenti”. 

Il pretesto degli “affari illegali” è stato usato dalle autorità cinesi per colpire anche il centro educativo della chiesa di Shengjia, teatro di un raid il 24 maggio scorso che ha portato all’arresto di almeno quattro persone. Tra loro vi è il pastore Deng Yanxiang e tre collaboratori che risultano al momento detenuti nel centro di reclusione del distretto di Nanhai, nella città di Foshan. Durante il raid le forze di sicurezza hanno perquisito l‘intero centro e confiscato tutte le attrezzature educative. 

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