Niente sindacato, porte aperte ai turisti: il 1° maggio di Hong Kong

Caduto il paravento delle restrizioni per il Covid sono state direttamente le minacce delle autorità a costringere due storici attivisti per i diritti dei lavoratori a ritirare la richiesta di autorizzazione per un corteo. Intanto attesi in 600mila dalla Cina Continentale per la Golden Week.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) - Niente manifestazioni “non autorizzate” per il lavoro, porte spalancate al turismo dalla Cina. Sarà questo il volto del 1° maggio a Hong Kong nella prima ricorrenza della festa dei lavoratori del dopo-pandemia. Confermando come il fronte sindacale sia oggi la nuova frontiera della repressione del movimento democratico, spazzato via con gli arresti.

Un tentativo di organizzare una manifestazione per il 1° maggio entro le strettissime regole imposte dalla Legge sulla sicurezza nazionale è stato stroncato sul nascere dalle autorità di Hong Kong. Gli attivisti Joe Wong e Denny To - della disciolta Hong Kong Confederation of Trade Unions (HKCTU), il sindacato legato al movimento pro-democrazia – nei giorni scorsi hanno ritirato la richiesta di autorizzazione dopo essere stati interrogati dalla polizia sulla provenienza dei finanziamenti e su come avrebbero impedito a gruppi violenti di "dirottare" l'evento, alludendo a manifestazioni pro-democrazia.

Mercoledì mattina Woe è anche scomparso per alcune ore. Il suo collega To ha affermato che non è stato arrestato, ma che aveva avuto un “crollo emotivo” ed era sotto pressione. Sulla decisione di ritirare la richiesta di autorizzazione alla manifestazione ha citato l'articolo 63 della legge sulla sicurezza nazionale - che vieta la divulgazione di informazioni relative a casi di sicurezza nazionale. To ha comunque aggiunto che è facile immaginare che cosa sia successo: "Wong ha fatto del suo meglio per preservare i diritti di riunione, io rispetto e sostengo completamente la sua decisione", ha dichiarato.

Da parte sua la polizia ha dichiarato che chiunque si unisca a un corteo o a una riunione pubblica illegale sull'isola di Hong Kong il 1° maggio rischia una pena massima di cinque anni di carcere in caso di condanna e ha promesso tolleranza zero.

Va ricordato che l’ex segretario della disciolta Hong Kong Confederation of Trade Unions (HKCTU) Lee Cheuk-yan si trova in carcere da più di due anni. E che il mese scorso anche sua moglie Elizabeth Tang, che è segretaria generale dell'International Domestic Workers Federation, è stata fermata per alcune ore e ha subito il ritiro del passaporto. Il tutto mentre nuove disposizioni a Hong Kong mettono a rischio proprio i diritti delle lavoratrici domestiche.

In questo contesto per Hong Kong 1° maggio diventa solo sinonimo di Golden Week, il lungo “ponte” dei cinesi: le stime prevedono un afflusso di 600mila ingressi dalla Cina continentale. Un dato che fa sperare gli operatori locali sulla ripresa del turismo messo in ginocchio dalle lunghe chiusure del periodo della pandemia.

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