Teheran intruppa anche i minori per operazioni di polizia e sicurezza

Da diverse aree del Paese emergono racconti anonimi di bambini usati nei posti di blocco o in attività di polizia. Il regime alimenta la propaganda bellica mostrando armi ed equipaggiamenti nelle scuole. Per qualcuno è il segnale “del collasso economico” della Repubblica islamica, altri parlano di “sforzi” degli ayatollah di coltivare ideologia e propaganda nelle future generazioni.

di Dario Salvi

Teheran (AsiaNews) - Bambini in uniformi di tipo militare e provvisti di equipaggiamento antisommossa, utilizzati come guardie nei posti di blocco o in attività peculiari dell’esercito e della polizia con finalità di sicurezza. E ancora, minori costretti a partecipare a programmi e iniziative di carattere bellico. È quanto denuncia il sito attivista Iran International rilanciando testimonianze e racconti di anonimi cittadini all’interno della Repubblica islamica, che chiedono di mantenere riservata l’identità per il timore di rappresaglie. 

Fonti e denunce provenienti da diverse province del Paese, ma in tutto simili fra loro nella sostanza, raccontano di bambini e adolescenti impegnati in operazioni ai posti di blocco o intenti a maneggiare armi, durante raduni sponsorizzati dallo Stato. Una consuetudine già presente in passato ma che è andata aumentando nell’ultimo anno di guerra (alternata a periodi di tregua) con Stati Uniti e Israele, a dispetto delle convenzioni internazionali - e del buon senso - che invitano i governi a tenere i minori lontani dalle attività militari e di polizia.

“La recessione, l’inflazione, la povertà e le difficoltà sono dilaganti, e questo [i minori in divisa, ndr] è un segno del collasso economico” ha riferito al sito attivista un residente di Fereydunkenar, nel nord dell’Iran. “Hanno istituito - prosegue - posti di blocco con bambini dai 10 ai 12 anni e radunano la gente nelle piazze della città con cibo e pagamenti per mostrare forza”.

Un abitante della provincia di Teheran ha descritto quella che ha definito la “crescente presenza” di minori ai posti di blocco a Shahriar, nei pressi della capitale. E ancora, emergono immagini di bambini vestiti con uniformi in stile militare che partecipano a raduni pubblici in Iran. “Quasi tutti i posti di blocco a Shahriar - prosegue la fonte - sono gestiti da bambini sotto i 16 anni che tengono in mano delle torce. È davvero assurdo”.

I cittadini hanno inoltre descritto eventi organizzati dallo Stato in cui ai bambini veniva consentito l’accesso alle armi da fuoco e ad attività di addestramento militare. Un abitante di Teheran ha riferito che di recente alcuni minori sono stati dispiegati ai posti di blocco durante eventi pubblici e che le autorità avevano anche allestito punti di distribuzione di tè e rinfreschi. E analoghe testimonianze simili sono emerse da altre parti del Paese. “All’ingresso di Bastak, nella provincia di Hormozgan, ogni sera consegnano fucili ai bambini” ha confidato un abitante della zona. Un altro cittadino di Kelardasht, nella provincia di Mazandaran, ha riferito di aver visto bambini a cui veniva insegnato come maneggiare le armi e munizioni. 

L’impiego di minori in attività militari e di sicurezza ha una lunga storia con precedenti illustri nel passato della Repubblica Islamica, che non si pone problemi a sfruttarli anche in aree di guerra aperta. Durante le fasi più cruente del conflitto fra Iran e Iraq, gli ayatollah hanno inivato migliaia di adolescenti in prima linea e molti risultano uccisi in operazioni militari. Nei decenni successivi, l’istruzione di tipo militare è proseguita attraverso programmi scolastici quali le lezioni di “Preparazione difensiva” e le attività studentesche dei Basij, la milizia para-militare.

Le organizzazioni studentesche dei Basij e le sezioni universitarie a essi collegate operano da anni all’interno delle istituzioni educative, reclutando giovani in strutture legate all’apparato di sicurezza. Al riguardo, i difensori dei diritti umani sostengono che collegare l’istruzione formale ad attività militari e paramilitari rischia di “normalizzare la violenza” e la “militarizzazione” tra bambini e adolescenti, a discapito di un corretto insegnamento e della tutela della loro crescita. 

L’Iran è firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, che impone agli Stati di proteggere i bambini dal coinvolgimento in attività militari e di garantire un ambiente sicuro per il loro sviluppo e la loro istruzione. Tuttavia, nelle scorse settimane durante le fasi più accese del conflitto con Stati Uniti e Israele, i vertici dei Pasdaran avevano affermato che “a partire dai 12 anni” è lecito arruolare i minori in operazioni di supporto alla guerra e logistica. Inoltre, queste segnalazioni anonime di cittadini coincidono con un aumento generalizzato dell’esposizione pubblica di equipaggiamento militare in tutto l’Iran, in una campagna di esaltazione della guerra.  

Negli ultimi mesi sono circolate immagini che mostrano missili, equipaggiamento militare, motoscafi delle Guardie Rivoluzionarie e armi leggere e pesanti esposti in spazi pubblici, scuole, raduni organizzati dallo Stato e programmi mediatici. I difensori dei diritti dei minori considerano tali misure come parte di uno sforzo più ampio volto a “normalizzare” la presenza di armi nella vita quotidiana dei bambini e a militarizzare lo spazio pubblico. Infine, il loro crescente coinvolgimento in attività organizzate dal governo, posti di blocco e programmi militari potrebbe riflettere gli “sforzi” volti a “coltivare future generazioni di sostenitori [del regime] ideologicamente allineati”.

(Photo Credit: Iran International)

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