Abate Dormizione: odio contro i cristiani a lungo tollerato ai vertici in Israele

L’aggressione alla suora, gli sputi alla porta della cattedrale armena, le profanazioni dei simboli della fede. L'abate Schnabel ad AsiaNews: alcune zone come il Monte Sion più a rischio perché in un'area che estremisti e radicali considerano “propria ed esclusiva”. "L'avvocato che difendeva i piromani nell'incendio della chiesa di Tabga era Itamar Ben-Gvir. Ora è responsabile della mia sicurezza".

di Dario Salvi

Gerusalemme (AsiaNews) - La situazione è “difficile”, la comunità cristiana è “sotto pressione” e l’elemento più preoccupante arriva dai vertici, dall’attuale leadership israeliana perché “per la prima volta” ai vertici del potere si trovano anche persone “che odiano i cristiani” e questo è “un fatto risaputo”. È quanto racconta ad AsiaNews l’abate Nikodemus Schnabel, benedettino di origine tedesca alla guida della basilica della Dormizione sul monte Sion a Gerusalemme, in una fase di crescenti attacchi verso la minoranza da parte del mondo ebraico: dai militari nel sud del Libano, agli ortodossi e i coloni in Israele, soprattutto nell’area di Gerusalemme. In passato il religioso era stato oggetto di assalti, di sputi “da parte di estremisti ebraici”. Oggi, tuttavia, le persone “che mi hanno sputato addosso fanno parte del governo israeliano”, in particolare al ministero della Sicurezza nazionale: “Nel 2015 - ricorda - abbiamo subito un terribile incendio doloso a Tabga. L’avvocato che difendeva i piromani era Itamar Ben-Gvir”. 

“Quest’uomo che odia i cristiani, che odia davvero il cristianesimo, ora è responsabile della mia sicurezza, e questo è davvero orribile e incredibile” spiega il religioso. “Vi sono poi - prosegue - le crescenti violenze dei coloni, come accade in Cisgiordania. Un esempio su tutti il villaggio cristiano di Taybeh, che è da tempo minacciato”. Il problema attuale, spiega, non è collegato solo al razzismo, ma è frutto di una ideologia “kahanista”, legata al movimento estremista religioso ebraico ispirato al sionismo di destra e religioso. “Stiamo assistendo - confessa allarmato - a una rinascita di questo estremismo ebraico, di questa ideologia del terrorismo” che non lascia spazi o diritto di esistere ad altre realtà, compresa quella cristiana.

Nelle ultime settimane diversi episodi di intolleranza, se non violenza, a sfondo confessionale hanno visto protagonisti coloni ebraici, israeliani ultra-ortodossi e militari dell’esercito operativi oltre-confine in Libano. Il 19 aprile nel villaggio di Debel, nel sud del Libano teatro da tempo di operazioni militari, un soldato ha dissacrato una croce di Gesù colpendola con una mazza. Alcuni giorni più tardi, il 28 aprile, il caso forse più preoccupante: un uomo riconducibile alla galassia dell’estremismo ebraico, poi arrestato, ha aggredito una suora francese a Gerusalemme, nei pressi del Cenacolo. La religiosa è stata colpita alle spalle mentre camminava nell’area del Monte Sion, poi spinta a terra e presa a calci. Una scena ripresa dalle telecamere di sicurezza e diventata virale, che conferma la gratuità del gesto che ha portato al fermo del 36enne Yonah Shreiber, incriminato ufficialmente oggi dalla procura. Egli avrebbe attaccato la religiosa dopo aver visto che indossava abiti e oggetti che riflettevano la sua fede per un assalto dettato da “odio confessionale”. 

Nei giorni scorsi, invece, un colono ebraico è stato ripreso mentre sputava - un gesto tutt’altro che raro nei confronti dei cristiani nella città santa - davanti alla porta di ingresso della cattedrale armena di San Giacomo, sempre a Gerusalemme. Dopo aver compiuto il gesto, l’uomo si è rivolto alle telecamere con aria di sfida e ha utilizzato il dito medio per formare una croce. Infine il piccolo villaggio cristiano di Debel, nel sud del Libano, dove un soldato israeliano ha infilato una sigaretta nella bocca di una statua della Vergine Maria. La vicenda risalirebbe a diverse settimane fa, ma è emersa solo di recente. Una escalation di attacchi certificata anche dai numeri, che mostrano una crescita del 63% nel 2025 di atti ostili contro i cristiani in Israele: i più numerosi riguardano sputi (oltre il 50%), seguiti da insulti, urla o minacce (18%), attacchi a simboli religiosi (15%), violenza fisica (5%) e profanazione di luoghi sacri (3%).

Nato nel dicembre 1978 a Stoccarda, in Germania, il benedettino vive da tempo in Terra Santa ed è fra i massimi esperti della Chiesa orientale. Già amministratore della Dormizione e vicario patriarcale dei migranti per il Patriarcato latino di Gerusalemme dal 2021 al 2023, il 28 maggio 2023 viene intronizzato come abate della basilica. Un luogo di culto situato in una zona che, anche in passato, ha conosciuto momenti di tensione e non è estranea a episodi di violenza confessionale o di attacchi da parte di gruppi estremisti ebraici. Lo stesso abate Nikodemus è stato bersaglio di sputi e le autorità israeliane in un episodio controverso gli hanno chiesto di togliersi la croce mentre si trovava nei pressi del Muro del Pianto.

Vi sono alcune zone più sensibili della città santa, spiega il religioso, in cui episodi di violenza e intolleranza accadono più di frequente. Fra questi la Via Dolorosa e il Monte Sion, il luogo dell’Ultima Cena, la basilica della Dormizione che sorge nei pressi della Tomba di Davide con i gruppi nazionalisti e radicali che rivendicano l’area come propria ed esclusiva. “Queste persone - sottolinea l’abate Nikodemus Schnabel - dicono che la nostra chiesa deve essere distrutta e le chiese rimosse. Elementi tipici di questa ideologia kahanista” secondo cui “Gerusalemme è solo per gli ebrei. Oltretutto l’abbazia è ben visibile nello skyline della città vecchia, è molto difficile non vederla e per questo vogliono distruggerla. Vogliono spazzare via la presenza cristiana da Gerusalemme - aggiunge - questo è il punto. Quando mi urlano di andarmene a casa, di andarmene a Roma in Italia, anche se sono tedesco, non lo fanno a causa della mia nazionalità, ma perché sono un abate, perché sono cristiano”.

La sensazione di molti cristiani “è che non ci sia più posto per noi”, che “non siamo più i benvenuti e questo è un grande cambiamento”. Chi ha casa a Cipro o in Grecia come i cristiani di Nazareth o Haifa, aggiunge, sta pensando davvero di andarsene via. “In passato - ricorda - le stesse autorità di Israele ‘usavano’ i cristiani per farsi pubblicità, per alimentare il turismo religioso invitando a visitare i luoghi santi e la stessa abbazia della Dormizione. Ricordo che nel 2003 sono entrato a far parte della vita monastica e le persone erano orgogliose del fatto che Israele ospitasse i luoghi santi, che fosse la patria del cristianesimo, dell’islam, dell’ebraismo, dei drusi, dei baha’i. Era - ricorda - un luogo aperto a tutti”. La realtà oggi è cambiata e prevale la visione secondo cui “Israele è per gli ebrei e le minoranze, quand’anche sono tollerate, devono però restare in silenzio, non dovrebbero essere visibili”. Con i social media che amplificano i sentimenti di intolleranza e odio: “Anche quando ho subito io stesso gli attacchi - afferma - guardando ai commenti mi veniva rimproverato il fatto di camminare in modo ‘provocatorio’ per Gerusalemme, città sacra per gli ebrei, per questo non dovrei apparire in abiti monacali, mostrare la croce al petto, essere visibile”. Un atteggiamento che non riguarda l’intera popolazione, perché “molti miei amici ebrei israeliani sono tristi e infelici per quanto sta accadendo e loro stessi sono impauriti dallo sviluppo preso dalla società”.

Il timore, oggi che i pellegrinaggi sono interrotti a causa della guerra nel Golfo, è che emerga con ulteriore evidenza quanto ormai i cristiani in Terra Santa siano solo una sparuta minoranza, che fatica a sopravvivere. “Ho paura - afferma il religioso - che si venga a creare quella che chiamo una ‘Disneyland cristiana’, in cui vi sono i benedettini tedeschi, i francescani italiani, i domenicani francesi ma a sparire sono proprio i cristiani locali”. La sensazione, prosegue, è “che non vi sia più posto per noi cristiani” e questo atteggiamento è cresciuto ed è legato alle guerre che si combattono nella regione, prima a Gaza e ora contro l’Iran (e il Libano). “Il focus del mondo - afferma - è ora rivolto al conflitto e a nessuno importa di cosa stiano facendo i coloni. All’ombra della guerra le persone si mostrano più aperte e meno timorose nel manifestare il loro odio, mentre la guerra risulta sempre essere un modo per disumanizzare il nemico”. “Abbiamo politici di estrema destra - conclude - che sono dei criminali, ma abbiamo anche persone meravigliose, grandi esempi dalla società civile come il Rossing Center for Education and Dialogue che si occupano, e si preoccupano, davvero della presenza cristiana. Vi è una profonda differenza fra una società civile solidale e un Israele ufficiale che non fa abbastanza contro il fenomeno del terrorismo ebraico”.

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