Ankara: in aumento il ricorso alla tortura contro curdi e omosessuali

È quanto emerge da uno studio relativo al 2023 pubblicato dagli attivisti della Human Rights Foundation of Turkey. Lo scorso anno 781 persone hanno invocato aiuto e tutela dopo aver subito violenze. Sei persone sono morte in prigione o sotto custodia per le percosse subite. Contro i curdi un uso “sproporzionato” della forza.

di Dario Salvi

Istanbul (AsiaNews) - Curdi, persone di orientamento sessuale LGBT+, e altri membri delle minoranze tutti uniti da un elemento in comune: sono vittime di un “crescente ricorso alla tortura” attuato dalle autorità turche nell’ultimo passato. A rivelarlo è un rapporto pubblicato in questi giorni dalla Human Rights Foundation of Turkey (Tihv/Hrft), secondo cui nel 2023 almeno 739 persone - ma i dati potrebbero essere sottostimati - ad Ankara, Diyarbakır, İstanbul, İzmir, Van e Cizre hanno subito di persona torture o maltrattamenti. A questi si aggiungono altri 42 casi di persone che hanno riferito abusi per conto di parenti, familiari o amici.

Lo studio relativo al 2023, basato su denunce raccolte nei centri di trattamento e riabilitazione collegati a Tihv/Hrft, rivela un numero “significativo” di casi di tortura, abusi gravi e maltrattamento. Dall’istituzione nel 1990, la Fondazione ha ricevuto un totale di 21.894 richieste di sostegno, di cui 7.548 dal 2014. Solo nell’ultimo anno, 781 persone hanno invocato aiuto e tutela dopo aver subito violenze: nello specifico 731 casi si sono verificati all’interno dei confini nazionali e otto sono stati segnalati dall’estero, ad opera di agenti o personalità collegate alla Turchia. Il rapporto indica che il 72,2% degli incidenti segnalati nel 2023 è avvenuto entro l’anno, mentre i restanti casi si sono verificati in quelli precedenti di cui il 90% negli ultimi sei anni. Inoltre, sempre lo scorso anno almeno sei persone sono morte in prigione o sotto custodia per le torture subite. 

Una parte significativa delle vittime erano donne e membri della comunità LGBTI+. In particolare, 240 si sono identificate come donne, 428 come uomini e 63 come non-binari/queer. La distribuzione delle denunce tra i mesi ha evidenziato un picco fra giugno e luglio, in correlazione con l’aumento degli interventi della polizia durante gli eventi della Pride Week. L’età dei richiedenti variava dai 7 ai 77 anni, con quasi la metà di loro tra i 19 e i 35 anni.

Il rapporto rileva un aumento preoccupante delle detenzioni non ufficiali o in segreto: 598 richiedenti hanno dichiarato di essere stati detenuti ufficialmente, mentre 133 hanno riferito di essere stati trattenuti in modo non ufficiale e non registrato. Questa tendenza è legata agli interventi della polizia durante le manifestazioni pubbliche e le dichiarazioni alla stampa e viene descritta dagli esperti come il “cambiamento del volto della tortura”. Il maggior numero di richieste è stato registrato a Istanbul con 251 casi, seguito da İzmir, con 172, e Van, con 161. Nonostante l’interruzione del servizio per quasi quattro mesi a causa del terremoto del febbraio 2023, l’ufficio di Diyarbakır ha ricevuto 125 domande. Cizre e Ankara hanno ricevuto 40 e 32 domande.

Il Dipartimento di polizia di Istanbul è stato identificato come il principale luogo in cui sono stati segnalati episodi di tortura, seguito dai dipartimenti di polizia di Diyarbakır, Ankara e Van dove a finire nel mirino è la minoranza curda. Il rapporto mostra infatti come questa popolazione - da tempo nel mirino delle autorità e del presidente Recep Tayyip Erdogan - sia colpita in modo “sproporzionato” dal ricorso alla tortura. L’analisi dei luoghi di nascita e delle lingue madri dei richiedenti di assistenza e protezione indica che quelli di etnia curda sono soggetti a tassi di violazioni più elevati rispetto ad altri gruppi etnici, tendenza che si è mantenuta anche nel 2023.

Abusi e violazioni sono confermati anche da uno studio di Amnesty International, secondo cui anche lo scorso anno sono proseguite indagini, procedimenti giudiziari e condanne infondate nei confronti di difensori dei diritti umani, giornalisti, politici dell’opposizione e attivisti. Inoltre, le norme relative all’antiterrorismo e quelle sulla disinformazione sono state usate a più riprese per ridurre la libertà d’espressione, così come si sono registrati limiti ingiustificati alla libertà di riunione pacifica. Permane al contempo una violenza “diffusa” contro donne e ragazze, così come una retorica discriminatoria e stigmatizzante nei confronti delle persone Lgbti, rifugiate e migranti nel periodo precedente alle elezioni presidenziali e legislative di maggio. Le vittime di violazioni dei diritti umani commesse da funzionari statali hanno continuato a subire gli effetti della cultura dell’impunità, così come si registrano accuse serie e credibili di tortura e altri maltrattamenti.

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