Chong Bok: scontro a fuoco al confine caldo tra Bangkok e Phnom Penh

La Thailandia minimizza l’accaduto, mentre dalla Cambogia non vi sono commenti ufficiali. Per una decina di minuti si è registrato uno scambio di colpi, pur senza feriti o vittime. Avviati i contatti fra comandi per scongiurare l’escalation. Dietro l’incidente la questione irrisolta delle frontiere fra nazioni dell’area, che riguarda anche il Laos.

di Stefano Vecchia

Bangkok (AsiaNews) - Le autorità militari thailandesi minimizzano, quelle cambogiane per ora tacciono. Tuttavia, il breve scontro a fuoco all’alba di oggi nell’area di frontiera di Chong Bok, nella provincia orientale thai di Ubon Ratchathani, mostra se non altro che le controversie sul confine fra Bangkok e Phnom Penh restano irrisolte. Un nodo che resta irrisolto, al saldo di colloqui e affermazioni di buon vicinato periodicamente ribadite.

Sinora non si registra alcuna vittima e sono stati avviati subito contatti fra i due comandi per allentare la tensione; ciononostante, resta il fatto che l’area, come altre lungo una frontiera di oltre 800 km tra i due Paesi, è reclamata da entrambi con una sovrapposizione dei confini.

I militari cambogiani avrebbero violato l’accordo che proibisce ogni azione di appropriazione o controllo del territorio senza avere prima contattato la controparte. I reparti di pronto intervento thailandesi si sono immediatamente dispiegati nell’area e ne è seguito uno scambio di colpi durato una decina di minuti. 

“Tutto il personale thai è al sicuro e la situazione resta sotto stretto controllo. L’esercito reale thailandese è impegnato per una soluzione pacifica e considera positivamente i forti rapporti con la Cambogia, coordinando la cooperazione a tutti i livelli per mantenere la stabilità delle frontiere e la pace tra i due popoli” ha comunicato una fonte militare di Bangkok.

Dietro alle decisioni - o a volte a scelte - dettate da fattori contingenti estranei ai rapporti fra i due Paesi come attività di contrabbando, tratta di esseri umani o altre iniziative criminali trans-frontaliere vi è in entrambi un forte nazionalismo. Un approccio che spinge a premere sulle autorità civili e militari, affinché non cedano sulle rivendicazioni territoriali, anch’esse eredità della colonizzazione francese dell’Indocina.

Di conseguenza la situazione - che esclude ogni interlocutore o mediatore esterno - è gestita attraverso iniziative formali e informali che limitano, ma non escludono, il rischio di un conflitto come evidenziato nel periodo tra il 2008 e il 2011. L’area più controversa, anche perché più nota, è quella templare buddhista di Preah Vihear, che si trova in territorio oggi cambogiano, ma il cui accesso principale è dal lato thailandese che a sua volta ne rivendica l’appartenenza storica. Delle aree di frontiera contese, una dozzina sono state meglio delimitate negli anni, per le altre continuano i contatti tra i due governi.

In un’altra area di confine non consolidata, quella montuosa di Phu Chi Fah tra la provincia settentrionale di Chiang Rai e quella laotiana di Bokeo, il 5 maggio scorso si è verificato uno scontro a fuoco tra guardie di frontiera thailandesi e militari laotiani. Secondo le ricostruzioni, i militari di Vientiane avrebbero sconfinato durante una operazione contro ribelli e trafficanti di droga che nei giorni precedenti avevano attaccato alcuni avamposti uccidendo cinque soldati.

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000