Jakarta rilancia la legge per la salvaguardia dei lavoratori domestici

Una risposta all’intensificazione dei casi di violenza riportati dalla cronaca. Una norma pensata 20 anni fa, ma accantonata da diverse legislature. Attivisti e ong sottolineano che il passaggio dal liberale Joko Widodo al conservatore ed ex generale Prabowo Subianto rende una sua approvazione ancora più urgente.

di Stefano Vecchia

Jakarta (AsiaNews) - Anche come conseguenza dell’intensificarsi dei casi di violenza registrati dalla cronaca, riprende vigore dopo 20 anni dalla sua presentazione in Parlamento l’attenzione verso una legge per la salvaguardia dei lavoratori domestici. Una realtà che coinvolge almeno cinque milioni di individui, donne in maggioranza. La mancanza di un riconoscimento legale come categoria tutelata dalle leggi sul lavoro favorisce gli abusi. Da qui la rinnovata pressione delle Ong per l’approvazione prima del cambio della guardia presidenziale a ottobre e una “svolta” meno sensibile al sociale dal liberale Joko Widodo al conservatore ed ex generale Prabowo Subianto.

Diverse organizzazioni per i diritti umani e dei lavoratori stanno facendo sentire la loro voce, avvisando che se non ci saranno sviluppi in tempi brevi la questione potrebbe essere nuovamente rinviata sine die. Uno slittamento legato al rinnovo della Camera dei rappresentanti successiva alla nuova investitura presidenziale.

Il 16 giugno scorso attivisti e cittadini appartenenti alla Rete nazionale di impegno per i lavoratori domestici (National Advocacy Network for Domestic Workers) si sono radunati davanti alla sede della Camera nella capitale. L’occasione era la Giornata mondiale dei lavoratori domestici perché, come ha sottolineato la coordinatrice nazionale dell’organizzazione, Lita Anggraini, “la bozza di legge è stata presentata 20 anni fa ma la Camera resta riluttante a riconoscerli come lavoratori a tutti gli effetti. Il risultato è che i lavoratori domestici continuano a subire violazioni dei propri diritti in quanto esseri umani, lavoratori e cittadini”.

È difficile comprendere la difficoltà del cammino del provvedimento in una nazione che non solo ha un gran numero di persone addette al servizio delle famiglie, ma che “esporta” anche un gran numero di lavoratori domestici in molti Paesi del mondo. Ecco quindi che la nuova norma dovrebbe essere particolarmente sensibile a questa priorità.

La proposta di legge prevede istruzione e qualificazione professionale, bilanciamento dei diritti e degli obblighi fra lavoratori e datori di lavoro, orari ragionevoli, un giorno libero alla settimana, 12 giorni di permessi annuali, assicurazione medica e del lavoro e un’età minima di 18 anni. Previste anche pene per aggressioni e violenze da parte dei datori di lavoro. Tuttavia, la bozza non stabilisce un minimo salariale e limiti d’orario, come pure non indica il diritto di associazione sindacale. Dai benefici della legge sarebbero esclusi i lavoratori che dovessero essere assunti direttamente dalle famiglie e non attraverso un’agenzia di collocamento.

Nonostante le carenze della legge, si tratterebbe comunque di un passo significativo. Difatti, pur essendo stata inizialmente inserita nella programmazione parlamentare della legislatura che andava dal 2005 al 2009 e successivamente oggetto di qualche interesse o iniziative di studio, non ha visto all’atto pratico progressi sostanziali.

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