Angkhana, il volto (isolato) dei diritti umani nel nuovo Senato di Bangkok

Nonostante non siano più stati scelti direttamente dai militari i gruppi di potere hanno comunque dominato la scelta dei nuovi membri della Camera alta thailandese. Tra i soli 3 rappresentanti della società civile risultati eletti la vedova dell'avvocato Neelapaijit, fatto scomparire nel nulla vent'anni fa. "Lavoreremo per lagente, ma siamo sconcertati da questo esito".

di Stefano Vecchia

Bangkok (AsiaNews) - Le elezioni di mercoledì scorso per il Senato thailandese - affidate a quasi tremila “grandi elettori” scelti in due tornate precedenti a livello distrettuale e provinciale tra 20 categorie di cittadini che dovrebbero rappresentare l’insieme della società thailandese - hanno portato a un Senato completamente rinnovato ma soprattutto non più legati agli interessi delle forze armate. I 200 eletti e i 100 possibili “sostituti” sostituiranno i 250 senatori di nomina militare decaduti a maggio dopo un quinquennio. Ma i dubbi sull’istituzione restano molti, a partire dalla sua reale funzione e dalla sua indipendenza da particolari gruppi politici o di potere, come indicato dalle inchieste della Commissione elettorale su eventuali brogli e lobby. Di certo la presenza delle varie espressioni della società civile thailandese rimane molto limitata.

A denunciarlo è anche Angkhana Neelapaijit, uno dei volti più noti tra gli attivisti thailandesi e oggi fra i neo-senatori. Angkhana è la moglie 68enne Somchai Neelapaijit, avvocato musulmano scomparso nel nulla a Bangkok il 12 marzo 2004, durante il governo di Thaksin Shinawatra, e di cui ha seguito le orme nella lotta contro le ingiustizie e la violazione dei diritti umani.  

Commentando la sua elezione Angkhana Neelapaijit ha sottolineato come solo tre candidati della sua area di impegno (società civile e ong) abbiano vinto e anch’essi per poche preferenze. “Questo mostra la grande difficoltà dei candidati senza l’appoggio di gruppi di potere a vincere un seggio al Senato”.

Il sospetto suo e di altri impegnati come lei a sostenere diritti e democrazia è che “personalità influenti” abbiano sostenuto alcuni candidati consentendo loro un passaggio agevole nelle diverse fasi dell’elezione. Ad esempio sembra avere avuto un ruolo sulla vittoria di alcuni candidati il Bhumijai Party, gruppo politico di medie dimensioni che da tempo si è posto come “chiave” nella complessa politica thailandese orientando il proprio peso in base agli interessi dei suoi leader. Il partito avrebbe “blindato” alcuni seggi con una forte azione di lobby impedendo ad altri l’accesso.

“Come candidati società civile vogliamo farci avanti e lavorare per la gente, ma siamo sconcertati nel vedere che alcuni seggi sono stati riservati a certi candidati e quelli del nostro settore hanno vinto con margini molto ristretti”.

Al di là della consistenza numerica, sarà ora interessante vedere come i senatori impegnati per una evoluzione della società thailandese potranno portare avanti le loro istanze nell’aula parlamentare davanti alle difficoltà e anche rischi che proprio la vicenda di Somchai Neelapaijit mostra da un ventennio al Paese. L’impegno a fare luce sulla sorte del marito e la sua determinazione a mettere fine a pratiche repressive ancora presenti, hanno reso Angkhana un personaggio-simbolo nel Paese e all’estero. Un ruolo confermato anche dalla partecipazione alla Commissione nazionale per i Diritti umani dal 2015 to 2019.

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