Bangkok, coalizione respinge proposta filo-militari per governo di unità nazionale

All'alleanza tra Move Forward di Pita Limjaroenrat, il Pheu Thai di Shinawatra e le altre forze minori mancano i voti di 66 membri del Senato (controllato dia militari) per avere la maggioranza in parlamento dopo la vittoria nel voto del 14 maggio. Lo spettro di un nuovo colpo di mano dei generali nel caso non si arrivi a un governo entro il termine dei 60 giorni. Intanto il Consiglio di difesa propone lo snellimento delle forze armate per riguadagnare consensi.

di Stefano Vecchia

Bangkok (AsiaNews) - La coalizione uscita vincitrice dal voto del 14 maggio ha respinto oggi la proposta di un governo di unità nazionale in caso di una nuova crisi politica. Una mossa arrivata dal Senato, non elettivo e controllato dai militari che ne hanno designato i 276 membri.

I partiti Nazione Thai Unita, Pheu Thai e Move Forward e tre alleati minori hanno ottenuto una vittoria schiacciante sui partiti filo-militari e filo-monarchici conquistando 310 seggi su 500 nella Camera bassa del Parlamento ma non il pieno controllo. Dovranno infatti contare sull’appoggio di almeno 66 senatori per raggiungere i 376 voti necessari per poter designare il prossimo primo ministro alla fine dei 60 giorni concessi alla Commissione elettorale per la verifica dei risultati. Da qui la mossa del senatore Jadet Insawang di proporre una forma di compromesso con i vincitori, che eviterebbe eventuali ricerche di nuove alleanze con il rischio di far cadere nuovamente nel caos il Paese che dal 2006 non ha avuto un governo in grado di guidarlo se non con l’approvazione delle élite e delle forze armate, oppure con la costante minaccia di essere sciolto per azioni giudiziarie o interventi diritti dei generali. Nel maggio 2014 fu così che arrivò al potere una giunta guidata dal generale Prayuth Chan-ocha, dal 2019 a capo del governo designato dal Palang Pracharat da lui co-fondato, per poi passare - in occasione delle scorse elezioni - a un nuovo gruppo filo-militare.

Eventuali alleanze con gli avversari da parte dei partiti vincitori saranno subordinate al tentativo del Move Forward di creare un esecutivo coeso o, in seconda battuta, al secondo partito come consistenza, il Pheu Thai. I due gruppi sono consapevoli che ogni altra alternativa (ad esempio un’alleanza del Pheu Thai con gli storici avversari militari) tradirebbe la scelta chiara degli elettori di creare un’alternativa al controllo delle forze armate sulla politica. D’alta parte un indebolimento dell’alleanza senza una qualche associazione al potere dei generali potrebbe incentivare una nuova azione golpista giustificata come in passato dalla “necessità” di salvaguardare l’unità del Paese.

Un elemento di contrasto tra i due schieramenti - ma anche di ostacolo all’estensione della maggioranza ad altri gruppi minori - è anche il ruolo della monarchia, che il Move Forward vorrebbe sottoporre a revisione, sulla spinta dei movimenti che negli anni hanno chiesto un chiarimento sul ruolo dell’istituzione e sul suo rapporto con le forze che di fatto ostacolano la crescita sociale e democratica della Thailandia.

In vista di quello che potrebbe essere un nuovo e forse diverso coinvolgimento delle forze armate nella gestione del Paese, ma anche per accelerare un processo di riforma avviato ma in stallo, il Consiglio di difesa oggi ha proposto un proprio piano per lo snellimento e la modernizzazione delle forze armate. In mancanza di reali minacce esterne, le dimensioni e il costo dell’apparato militare che conta 400mila uomini con 1.200 generali (oltre il doppio di quelli delle forze armate statunitensi) sono da tempo una leva della campagna dell’opinione pubblica che cerca di ricondurre gli uomini in armi al loro ruolo costituzionale e lasciare la presa sul Paese, rinunciando ai privilegi e al controllo di lucrose attività economiche.

 

Foto: Flickr/Abhisit Vejjajiva

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