Il metropolita Tikhon e il volto dell'ortodossia di oggi in Crimea

Da poco trasferito da Pskov il “padre spirituale di Putin” - che costituisce l’unico contraltare al dominio di Kirill sul patriarcato di Mosca - sfrutta la posizione della prima linea del fronte di guerra occupando con il suo profilo carismatico anche gli spazi dei social network.

di Stefano Caprio

Mosca (AsiaNews) - Il nuovo pastore della metropolia di Crimea, Tikhon (Ševkunov), da poco trasferito da Pskov “in esilio” come lui stesso aveva commentato, sta prendendo in mano le sorti della sacra penisola sotto attacco da parte della controffensiva ucraina, spingendo ai margini le autorità civili del luogo. Lo stesso governatore Sergej Aksenov ha tenuto a rendergli omaggio, affermando di conoscerlo personalmente dal 2014 (quando la Crimea è stata annessa dalla Russia) e di ritenerlo “uno dei vescovi più conosciuti ed autorevoli, uomo energico, equilibrato e di grande cultura, un vero patriota e un uomo di Stato”.

Il “padre spirituale di Putin”, che costituisce l’unico contraltare al dominio sulla Chiesa ortodossa del patriarca Kirill (Gundjaev), ora sfrutta la posizione della prima linea del fronte di guerra, a cui è stato inviato allo stesso tempo per punizione e promozione, sostenendo che “per la Russia è indispensabile la vittoria sull’Ucraina”, intervenendo quotidianamente su tutti i media della regione.

Aksenov elogia “l’enorme contributo della Chiesa alla realizzazione dei tanti progetti formativi e umanitari, a sostegno dei partecipanti all’operazione militare speciale e ai membri delle loro famiglie”, e in particolare ringrazia “i cappellani militari che spesso rischiano la vita per svolgere il loro servizio nelle zone più calde del conflitto”, dei quali Tikhon appare oggi il vero nume tutelare.

Accentuando i toni della retorica bellica, che non esprimeva in modo esplicito dalla sede di Pskov, il nuovo metropolita della Crimea spiega che “non ci serve una vittoria sul popolo ucraino, ma su quel nazismo, fascismo, su quel sistema che odia l’umanità che si è formato in una parte dell’Ucraina attuale, solo in una parte, dove le persone sono di diversa estrazione”. Tikhon ha impegnato tutte le forze ecclesiastiche nel campo della formazione e dell’istruzione, per rendere più profonda e radicata la “dottrina antropologica” su cui si regge la motivazione della guerra: i russi sono il popolo delle “tradizioni morali e religiose” insieme ai “veri ucraini”, mentre a Occidente dell’Ucraina e del mondo vivono esseri degradati e immorali.

Essendo anche un efficiente amministratore, il metropolita ha rivisto il bilancio economico della Chiesa locale, richiamando il clero all’ordine e alla trasparenza dei conti, per sostenere le parrocchie più in difficoltà. Delle 327 chiese della metropolia, almeno un terzo sono state sollevate da qualunque tassa diocesana, ed è stato formato un consiglio per gli affari economici con il compito di fare un inventario completo delle proprietà, e un’analisi delle necessità finanziarie, sapendo di avere dalla sua parte molte fonti di sostegno da parte degli oligarchi e delle istituzioni russe.

La straripante personalità di Ševkunov, ben più carismatica dello stesso patriarca Gundjaev, sta occupando anche gli spazi dei social network crimeani, che quindi si diffondono rapidamente in tutta la Russia. Girano le presentazioni dei suoi libri più recenti, quello dello scorso anno La tua risurrezione sull’esperienza della vita nuova del cristiano, che supera ogni ombra di morte della realtà anche in tempi di guerra, e soprattutto quello appena presentato proprio dopo l’arrivo a Simferopoli, Il crollo dell’impero.

Il tema “imperiale” è quello su cui il metropolita lavora da sempre, e che ha già commentato in varie occasioni, anche con opere cinematografiche. L’ultima pubblicazione ritorna agli eventi della rivoluzione del 1917, usando materiali e fonti d’archivio inedite e da lui rilette grazie al suo accesso esclusivo a questi testi. Spiegando i motivi della fine della monarchia, Tikhon illumina il futuro della Russia del nuovo impero che deve scaturire dai conflitti locali e universali, insegnando a tutti il vangelo putiniano dalla cattedra su cui, secondo antiche leggende e tradizioni, sono passati l’apostolo Andrea e il papa Clemente Romano, e dove fu battezzato il principe Vladimir di Kiev.

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