L'antica Antiochia dopo Assad

La caduta del regime a Damasco ha portato contraccolpi anche nel patriarcato ortodosso erede di una delle sedi più importanti del cristianeismo antico con un misterioso movimento simpatizzante del nuovo regime islamista che - tra accuse di collaborazionismno e vecchie ruggini - chiede le dimissioni di Ioann X. Sullo sfondo i rapporti con Mosca con cui questa Chiesa resta legata, pur senza aver rotto con Costantinopoli.

di Stefano Caprio

Mosca (AsiaNews) - La caduta del regime di Bashar al Assad ha provocato movimenti tellurici nel patriarcato ortodosso di Antiochia, il più orientale della “pentarchia apostolica” dei primi secoli del cristianesimo, che oggi ha sede a Damasco. Si è formato anche un “Movimento per i cambiamenti antiocheni”, composto da cristiani favorevoli al nuovo regime islamista, che pretenderebbe le dimissioni del patriarca filo-russo Ioann X (Yazigi), accusato di “essersi macchiato nella collaborazione con i regimi di Assad e Putin”.

Non è chiaro chi rappresenti veramente il movimento anti-patriarcale, ma la reazione della stampa siriana dimostra le sue capacità di influire sugli equilibri interni del mondo ecclesiastico e sociale, considerando anche le difficoltà del patriarcato a instaurare un dialogo con il nuovo potere di Damasco. La legittimità del ruolo di Ioann X, del resto, era già stata messa in discussione alla sua elezione nel 2012 perché accusato di aver violato alcune disposizioni dello statuto della Chiesa antiochena, secondo le quali i candidati al trono patriarcale potevano essere soltanto dei metropoliti con almeno 5 anni dalla nomina, mentre a Yazigi mancavano alcuni mesi.

Il sinodo cambiò lo statuto già nel corso delle elezioni, e il governo di Assad confermò immediatamente queste modifiche, accogliendo con enfasi l’elezione di Ioann X. Gli oppositori del patriarca dovettero inghiottire il rospo, che ora viene rigettato nella mischia, accusando il patriarcato di aver concesso ad Assad di intromettersi negli affari interni della Chiesa, che in questo modo avrebbe “perduto la sua indipendenza”, e gli ortodossi siriani “la fiducia nelle proprie guide spirituali”.

Ioann ha compiuto da poco 69 anni, e proviene dalla provincia nord-occidentale di Latakia, terra d’origine del clan degli Assad, dove sono anche le basi militari russe. Nel 2013 il fratello minore del patriarca, l’allora metropolita di Aleppo Pavel (Yazigi), fu rapito insieme all’arcivescovo della Chiesa Siro-Giacobita mar Grigorios Ioann Ibrahim. Il loro destino resta tuttora sconosciuto, anche se sulla stampa locale si è detto che siano stati uccisi dai terroristi dell’Isis, avversari di Assad. 

Quattro giorni dopo la fuga di Assad a Mosca, dove ha ottenuto asilo politico, Ioann X si è recato a sua volta nella capitale russa, incontrando il patriarca Kirill (Gundjaev) che gli ha espresso tutta la solidarietà per “le sofferenze a cui è sottoposta attualmente la Siria”. Dal patriarcato di Mosca giunsero appelli a contrastare militarmente le forze islamiste, quando ancora non era stata conquistata la capitale Damasco, altrimenti la Russia avrebbe “perso lo status di Katekhon”, cioè di argine universale contro il male, come ha affermato il protodiacono Vladimir Vasilik, professore dell’Accademia teologica di San Pietroburgo. La mancata difesa del regime di Assad, a suo parere, avrebbe avuto come conseguenza una “vergognosa sconfitta anche in Ucraina, per il rifiuto di difendere i cristiani in qualunque luogo della sfera terrestre”.

Prima della guerra - che ha molti a lasciare il Paese - i cristiani costituivano il 5-6% degli oltre 20 milioni di abitanti della Siria; tra di essi la maggioranza è formata dagli ortodossi di lingua araba del patriarcato di Antiochia, circa mezzo milione di fedeli, guidati da gerarchi di etnia greca. Sotto Assad, il Natale e la Pasqua venivano osservati come feste nazionali dello Stato, mentre quest’anno alla vigilia di Natale si è avuto il primo contatto di Ioann X con il dottor Abu Omar, membro del governo provvisorio, che ha trasmesso gli auguri del nuovo capo Al-Jolani, che ha assicurato il “rispetto dei diritti dei cristiani” in Siria.

Il patriarcato di Antiochia rimane in sospeso a livello politico e anche ecclesiastico, essendo l’unica Chiesa che appoggia esplicitamente Mosca, senza peraltro aver interrotto le relazioni con Costantinopoli, sullo sfondo del riconoscimento dell’autocefalia di Kiev. E se il Paese dovesse andare incontro a una decisa islamizzazione, non si può escludere che l’antica sede antiochena possa trasferirsi in altre direzioni, come più volte avvenuto nella storia. Forse in Libano, se non addirittura a Mosca, nel caloroso abbraccio della Terza Roma.

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