Ankara: inchiesta della procura su minori turchi trafficati sull’isola di Epstein

Dai documenti de-secretati emergerebbe la tratta di giovanissime legata al faccendiere statunitense morto in carcere nel 2019. I magistrati stanno esaminando “milioni” di dati e informazioni, mentre politici e deputati chiedono l’istituzione urgente di una commissione parlamentare. Ma il Centro di lotta alla disinformazione (voluto dall’Akp) contesta il dato di oltre 100mila minori scomparsi.

di Dario Salvi

Ankara (AsiaNews) - Lo scandalo legato agli “Epstein files” si allunga in queste ore anche sulla Turchia, per un possibile traffico di minori dal Bosforo fino all’isola in cui il faccendiere americano morto suicida in carcere nel 2019 li avrebbe sfruttati, e abusati, fino a trasformarli in schiavi sessuali. L’ufficio del capo della procura di Ankara ha aperto un’inchiesta sulle notizie riguardanti giovanissimi, anche bambini, trasferiti a forza come emergerebbe da un documento pubblicato dal Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti nelle scorse settimane. Il fascicolo, parte della mole di accuse de-secretate dal governo Usa sulle attività illecite di Jeffrey Epstein, conterrebbe accuse secondo le quali l’uomo d’affari avrebbe trasportato ragazze minorenni da molti Paesi, tra i quali vi sarebbe anche la Turchia.

Secondo quanto riferisce DW Turkish, i pubblici ministeri turchi stanno esaminando milioni di nuovi documenti relativi al condannato per reati sessuali e trafficante Jeffrey Epstein come parte di un’inchiesta di più ampio respiro sulle accuse di traffico di minori turchi. Vi sarebbe stato un collegamento diretto fra la nazione euro-asiatica e il luogo diventato famoso per abusi e violenze commessi dallo stesso Epstein e dai suoi numerosi ospiti, la gran parte dei quali appartenenti alle élite politiche, economiche, aristocratiche e culturali dell’Occidente. 

L’indagine sarebbe stata avviata il 23 dicembre a seguito di un post sui social media di Turhan Çömez, deputato del partito di opposizione Good (İYİ), che citava i documenti resi pubblici dal ministero Usa della Giustizia (Doj) nel mese di dicembre. “Questi documenti - scrive Çömez - affermano che ragazze turche sono state portate sull’isola per essere abusate”. “È stato anche osservato - prosegue il leader politico - che le bambine avevano difficoltà perché non parlavano inglese. Si tratta, in una parola, di un terribile crimine contro l’umanità”.

Citando fonti giudiziarie, DW Turkish ha aggiunto che i pubblici ministeri stanno attualmente esaminando circa tre milioni di documenti in cerca di prove che colleghino elementi sospetti ai possibili crimini commessi nel Paese. Il documento in questione è una denuncia penale datata maggio 2009 e presentata da una querelante che sarebbe stata abusata da Epstein quando era minorenne. La donna, il cui nome è tenuto segreto per proteggere la sua identità ed è identificata come “Jane Doe n. 102”, accusa Epstein di aver trasportato ragazze minorenni nell’ambito di un traffico globale. “In base alle informazioni e alle convinzioni, l’imputato - afferma la nota - ha trasportato ragazze minorenni dalla Turchia, dalla Repubblica Ceca, dall’Asia e da numerosi altri Paesi” ad eccezione delle afroamericane.

Ieri Bugra Kavuncu, portavoce del partito Iyi, ha chiesto un’indagine. “Proponiamo l’istituzione urgente di una Commissione parlamentare di inchiesta per appurare se vi siano bambini turchi vittime nel caso Epstein e, in tal caso, per accertare il loro destino, la loro riabilitazione e protezione, se sono vivi e raggiungibili”. “È una questione di umanità - avverte - al di sopra di ogni calcolo politico”. Dogan Bekin, deputato del partito di destra Yeniden Refah, ha dichiarato di aver presentato interrogazioni sia al ministero degli Interni che a quello della Famiglia e dei Servizi sociali chiedendo se ci fossero bambini “vittime della banda criminale di Epstein”. L’indagine, spiega, deve comprendere anche “scuole e orfanotrofi per identificare questi bambini”.

Il leader di destra nel presentare la richiesta di indagini ha anche rilanciato i dati dell’Istituto turco di statistica, secondo cui tra il 2008 e il 2016 sono stati segnalati ufficialmente 104.531 bambini scomparsi in Turchia, la maggior parte dei quali bambine. “I documenti [di Epstein] rivelati e le accuse mosse dimostrano la necessità di un attento esame in termini di indagini locali e internazionali” ha avvertito Bekin, che si interroga anche per eventuali contatti fra Epstein e “politici, amministratori o alti funzionari delle istituzioni statali in Turchia”. 

In queste ore la questione dei minori trafficati sull’isola del faccendiere Usa si sta allargando assumendo anche connotazione politica, in particolare riguardo ai numeri che circolano e relativi ai minori scomparsi nel Paese. Uno scontro che ha determinato l’intervento del Centro di lotta alla disinformazione (Dmm) che, in una nota, smentisce le dichiarazioni secondo cui “ogni anno in Turchia scompaiono più di 10mila bambini” e che i dati dell’ufficio di statistica (TÜİK) sarebbero stati “distorti”. Il Dmm afferma che, in realtà, non esisterebbero “numeri ufficiali” sui bambini scomparsi o di cui si sono perse le tracce. 

Una precisazione che, guardando alla fonte, sembra essere un tentativo del governo turco di allontanare sospetti o accuse di aver se non favorito, quantomeno ignorato il traffico di minori nel Paese che rappresenta una questione ben più ampia della sola vicenda Epstein. Il Dmm, infatti, è nato nel 2022 su iniziativa del Justice and Development Party (Aklp), il partito del presidente Recep Tayyip Erdogan da tempo al potere per “contrastare” le “false informazioni”. In realtà secondo i giornalisti e critici più che occuparsi di disinformazione, il centro ha lavorato per sopprimere le informazioni fattuali e le notizie critiche verso la leadership. 

Per il centro sarebbe dunque falsa la notizia secondo cui “ogni anno in Turchia scompaiono più di 10mila bambini e quasi 100mila negli ultimi otto anni” e i dati dell’ufficio di statistica sarebbero estrapolati “al di fuori del loro contesto”. Il dato, afferma il Dmm, riguarderebbe solo i bambini per i quali sono state presentate denunce ufficiali di scomparsa e che sono stati successivamente ritrovati. La nota sottolinea inoltre che “non esistono statistiche ufficiali” pubblicate da istituzioni statali con il titolo “numero di bambini scomparsi e non rintracciati”.

Un tentativo di presa di distanza, che non basta però a spegnere la polemica e - fattore ancora più importante - fare davvero chiarezza sul dato dei minori scomparsi. Esperti e ong attiviste hanno criticato a più riprese la mancanza di trasparenza e di politiche preventive da parte di Ankara, invocando la pubblicazione di informazioni su minori scomparsi. “Se dispongono di dati ma li tengono segreti, significa che non vogliono essere ritenuti responsabili. Oppure vogliono impedire che la gente sappia quanto sia grave la situazione. Oppure semplicemente i bambini non hanno alcuna importanza per loro” accusa Ezgi Koman dell’ong turca Fisa Children Rights Center. Anche per il Dipartimento di Stato Usa, come emerge dal rapporto 2025, il governo turco “non soddisfa pienamente gli standard minimi per l’eliminazione della tratta di esseri umani”, anche minori, pur riconoscendo “sforzi significativi” nell’ultimo anno e un un impegno complessivo maggiore.

Tags:

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente

Vedi anche

  • Pechino condanna a morte 16 gestori dei centri per le truffe online in Myanmar

    Il tribunale di Wenzhou ha giudicato colpevoli 39 imputati della famiglia Ming, originaria dello Stato Shan nel nord del Myanmar. Le accuse comprendono frode e traffico di droga con proventi stimati in oltre 10 miliardi di yuan. Tra i condannati a morte figurano il figlio e la nipote del patriarca Ming Xuechang, morto in circostanze controverse durante l’arresto. L’operazione si inserisce nella più ampia repressione di Pechino contro i gruppi criminali che operano in Myanmar.

  • Talitha Kum: suore e giovani in prima linea contro la tratta in Asia

    Rappresentanti di 16 Paesi si sono incontrati a Jakarta per fare il punto sulle iniziative promosse dalla rete delle religiose contro questo "crimine contro l'umanità". Tra le priorità la crescita dell'esperienza dei Youth Ambassadors per la prevenzione del fenomeno tra le nuove generazioni e la collaborazione interreligiosa nelle reti di sostegno alle vittime.

  • Onu: gli 'scam center' superano i confini del sud-est asiatico e diventano una minaccia globale

    Secondo un nuovo rapporto dell’Ufficio delle Nazioni unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, le organizzazioni criminali legate ai centri per le truffe online del sud-est asiatico stanno espandendo le loro attività in Africa, America Latina e altre regioni vulnerabili grazie agli sviluppi tecnologici. Il business -descritto come un "cancro" dagli esperti - genera poco meno di 40 miliardi di dollari l'anno. Al centro di questo ecosistema illegale ci sono piattaforme online accessibili solo privatamente e i siti per il gioco d'azzardo.

  • Traffico di minori: Corte suprema indiana invoca più rigore nei tribunali

    Dopo un nuovo caso di negligenza nell'Uttar Pradesh, i giudici di Delhi hanno emanato nuove linee guida per contrastare i ritardi processuali e le scarcerazioni su cauzione che spesso si trasformano in impunità. Ordinata anche la sospensione della licenza agli ospedali quando emerge un coinvolgimento in questi traffici. Sono oltre 2mila ogni anno i casi di rapimento e vendita di neonati.

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000