Talitha Kum: suore e giovani in prima linea contro la tratta in Asia

Rappresentanti di 16 Paesi si sono incontrati a Jakarta per fare il punto sulle iniziative promosse dalla rete delle religiose contro questo "crimine contro l'umanità". Tra le priorità la crescita dell'esperienza dei Youth Ambassadors per la prevenzione del fenomeno tra le nuove generazioni e la collaborazione interreligiosa nelle reti di sostegno alle vittime.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) - «La tratta di esseri umani è una ferita profonda nel corpo della società contemporanea, un crimine contro l’umanità». Questa frase di papa Francesco è stata al centro della 5ª Conferenza Talitha Kum Asia, tenutasi a recentemente a Jakarta, proprio nei giorni segnati da massicce manifestazioni in Indonesia. Talitha Kum e la rete internazionale di religiose fondata nel 2009 sotto l’UISG (Unione Internazionale delle Superiore Generali), impegnata a combattere la tratta di esseri umani attraverso il servizio, la sensibilizzazione e l’emancipazione.

Alla conferenza hanno partecipato rappresentanti di 16 Paesi asiatici, tra cui coordinatori, leader e Youth Ambassadors, cioè giovani attivi nella sensibilizzazione su questo tema. L’evento si è aperto con una Messa celebrata da p. Agustinus Heri Wibowo – responsabile della Commissione Giustizia e Pace dell’arcidiocesi di Jakarta – seguita da una danza tradizionale betawi e da una processione di simboli rappresentanti la resistenza contro la tratta di esseri umani.

Sr. Paula Kwandao Phonprasertruksa – religiosa thailandese delle Suore di Saint Paul de Chartres e coordinatrice di Talitha Kum Asia - ha sottolineato gli obiettivi della conferenza: rafforzare le reti di collaborazione; accogliere lo spirito dell’Anno Giubilare; incoraggiare il coinvolgimento delle giovani generazioni. Da parte sua sr. Abby Avelino, la suora filippina di Maryknoll che è la coordinatrice internazionale di quest’iniziativa, ha ribadito l’importanza di porre fine alla pratica di trattare le persone come merci.

I delegati presenti hanno condiviso le situazioni nei rispettivi Paesi, evidenziando nuove sfide come l’uso improprio delle piattaforme digitali, la crisi climatica e le migrazioni forzata: tutte condizioni che aumentano il rischio di tratta di esseri umani. Il programma dei Youth Ambassadors, che sta crescendo a livello globale, è stato riconosciuto come particolarmente efficace negli sforzi di prevenzione tra i giovani.

La conferenza ha delineato tre priorità: innanzitutto la necessità di un cambiamento sistemico, che affronti le cause profonde delle diseguaglianze, dello sfruttamento lavorativo, delle migrazioni forzate e dei conflitti. In secondo luogo l’emancipazione di chi riesce a liberarsi dalla tratta, affinché diventino essi stessi leader a cui ispirarsi. Infine la collaborazione interreligiosa e la creazione di reti, coinvolgendo giovani, organizzazioni locali e governi.

Oltre alle sessioni di riflessione, la conferenza è stata animata da testimonianze di sopravvissuti, momenti di ascolto delle comunità locali e pianificazione di un programma triennale all’interno dei gruppi regionali asiatici. Gli Youth Ambassadors hanno anche organizzato un incontro interreligioso con i giovani di Jakarta, formulando piani d’azione di prevenzione per i rispettivi Paesi.

La conferenza si è conclusa con una Messa di ringraziamento presieduta dal card. Ignatius Suharyo, arcivescovo di Jakarta, e una gioiosa serata culturale. I partecipanti sono tornati nei loro Paesi con una rinnovata determinazione a combattere la tratta di esseri umani attraverso compassione, collaborazione ed emancipazione.

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