Jakarta (AsiaNews) - «La tratta di esseri umani è una ferita profonda nel corpo della società contemporanea, un crimine contro l’umanità». Questa frase di papa Francesco è stata al centro della 5ª Conferenza Talitha Kum Asia, tenutasi a recentemente a Jakarta, proprio nei giorni segnati da massicce manifestazioni in Indonesia. Talitha Kum e la rete internazionale di religiose fondata nel 2009 sotto l’UISG (Unione Internazionale delle Superiore Generali), impegnata a combattere la tratta di esseri umani attraverso il servizio, la sensibilizzazione e l’emancipazione.
Alla conferenza hanno partecipato rappresentanti di 16 Paesi asiatici, tra cui coordinatori, leader e Youth Ambassadors, cioè giovani attivi nella sensibilizzazione su questo tema. L’evento si è aperto con una Messa celebrata da p. Agustinus Heri Wibowo – responsabile della Commissione Giustizia e Pace dell’arcidiocesi di Jakarta – seguita da una danza tradizionale betawi e da una processione di simboli rappresentanti la resistenza contro la tratta di esseri umani.
Sr. Paula Kwandao Phonprasertruksa – religiosa thailandese delle Suore di Saint Paul de Chartres e coordinatrice di Talitha Kum Asia - ha sottolineato gli obiettivi della conferenza: rafforzare le reti di collaborazione; accogliere lo spirito dell’Anno Giubilare; incoraggiare il coinvolgimento delle giovani generazioni. Da parte sua sr. Abby Avelino, la suora filippina di Maryknoll che è la coordinatrice internazionale di quest’iniziativa, ha ribadito l’importanza di porre fine alla pratica di trattare le persone come merci.
I delegati presenti hanno condiviso le situazioni nei rispettivi Paesi, evidenziando nuove sfide come l’uso improprio delle piattaforme digitali, la crisi climatica e le migrazioni forzata: tutte condizioni che aumentano il rischio di tratta di esseri umani. Il programma dei Youth Ambassadors, che sta crescendo a livello globale, è stato riconosciuto come particolarmente efficace negli sforzi di prevenzione tra i giovani.
La conferenza ha delineato tre priorità: innanzitutto la necessità di un cambiamento sistemico, che affronti le cause profonde delle diseguaglianze, dello sfruttamento lavorativo, delle migrazioni forzate e dei conflitti. In secondo luogo l’emancipazione di chi riesce a liberarsi dalla tratta, affinché diventino essi stessi leader a cui ispirarsi. Infine la collaborazione interreligiosa e la creazione di reti, coinvolgendo giovani, organizzazioni locali e governi.
Oltre alle sessioni di riflessione, la conferenza è stata animata da testimonianze di sopravvissuti, momenti di ascolto delle comunità locali e pianificazione di un programma triennale all’interno dei gruppi regionali asiatici. Gli Youth Ambassadors hanno anche organizzato un incontro interreligioso con i giovani di Jakarta, formulando piani d’azione di prevenzione per i rispettivi Paesi.
La conferenza si è conclusa con una Messa di ringraziamento presieduta dal card. Ignatius Suharyo, arcivescovo di Jakarta, e una gioiosa serata culturale. I partecipanti sono tornati nei loro Paesi con una rinnovata determinazione a combattere la tratta di esseri umani attraverso compassione, collaborazione ed emancipazione.











