Asean, Laos e Vietnam: no a diritti umani e libertà religiosa perchè creano "caos e anarchia"

Diffusa la bozza della Dichiarazione sui diritti umani dell'Associazione che riunisce i Paesi del Sud-est asiatico. Vientiane, sostenuta da Hanoi e, indirettamente, Kuala Lumpur e Naypyidaw, impongono limiti perché lo Stato è più importante del singolo individuo. Thailandia, Indonesia e Filippine per una versione più progressista e moderna.

Bangkok (AsiaNews) - Il riconoscimento e la tutela dei diritti umani possono innescare "conflitti e divisioni" che finiscono per trascinare un Paese "nel caos e nell'anarchia". Tra i vari limiti, vi è anche il controllo della "pratica di un culto o di una fede religiosa" che deve rispettare le leggi di una nazione in cui "i diritti dello Stato" superano "le libertà e i diritti dei singoli individui". É quanto emerge da una bozza della Dichiarazione Asean sui diritti umani, elaborata a gennaio durante il primo incontro della Commissione intergovernativa e pubblicata in esclusiva dal sito dissidente birmano (con sede in India) Mizzima News. Fra i Paesi Asean - l'Associazione che riunisce 10 nazioni del Sud-est asiatico, dal Myanmar al Brunei - emerge il tentativo del Laos di "annacquare" la carta dei diritti, invocando una serie di limiti nei principi ispiratori e nell'applicazione concreta; di contro, sono i governi di Thailandia, Indonesia e Filippine a promuoverne una versione più progressista e moderna.  

La bozza del documento testimonia la linea dura richiesta da Vientiane, che ha intende imporre una serie di pre-condizioni all'esercizio dei diritti umani e della libertà religiosa. Per il governo laotiano "l'applicazione dei diritti umani universali" deve tenere conto "delle particolarità nazionali e regionali" e non va inserita la formula "a prescindere dl sistema politico, economico e culturale". Al contrario, i delegati chiedono venga specificato che "sicurezza nazionale, ordine e morale pubblica" superano i diritti dei singoli individui per evitare che si generino "caos e anarchia".

Il Laos vuole inoltre limiti ben precisi alla libertà religiosa, che deve sottostare "alle leggi nazionali" di ciascuno Stato. Una posizione sostenuta anche dal Vietnam (entrambe nazioni filo-comuniste, ai primi posti per casi di violazioni alla pratica del culto), favorevole pure al controllo della libertà di opinione e del diritto di ricevere una libera informazione. Tra le altre nazioni Asean, le posizioni di Vientiane e Hanoi sono condivise - seppur in modo più discreto - anche dalla Malaysia. Il Myanmar, invece, non ha voluto commentare in maniera diretta ma pare vicino alle tesi del Laos ed esprime riserve sull'uso del termine "minoranze etniche" o "popolazioni indigene".

In linea di principio, il documento sostiene che "tutti godono dei diritti e delle libertà" senza distinzione alcuna di "razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altro, origini nazionali o sociali, identità sessuale, proprietà, nascita, disabilità o altro status". Tuttavia, il Sultanato del Brunei e la Malaysia sono contrarie all'inserimento della nozione di "identità sessuale" e Kuala Lumpur pone condizioni anche sulle definizioni di "sesso" e "altri status". La Thailandia, invece, vorrebbe cambiare il concetto di "identità sessuale" con il più moderno "orientamento sessuale". La bozza vorrebbe inoltre definire i limiti in cui è applicabile la pena di morte: tuttavia, alcuni Stati membri sono contrati a inserirla.

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000