Associazione italo-libica fa ripartire dal basso l'assistenza sanitaria in Libia

Nata dopo la caduta del rais, al-Libya ha ricostruito ospedali e fornito medicinali in diverse città Zauia, Ghelaa, Hurban, Algelaa e Bani Walid. Tiziana Gamannossi, ideatrice dell'iniziativa, racconta la drammatica situazione della popolazione libica, rimasta senza medicinali, case e beni di prima necessità. Ai confini con la Tunisia, decine di bambini morti per aver contratto la rabbia dai cani randagi.

Tripoli (AsiaNews) - Tonnellate di medicinali distribuiti a cliniche, ambulatori e centri sanitari, ospedali abbandonati rimessi in funzione anche in aree distanti diversi chilometri da Tripoli. Sono questi i primi risultati dell'impegno di Al Libya, piccola associazione umanitaria, nata dalla collaborazione fra Tiziana Gamannossi, imprenditrice italiana residente a Tripoli, popolazione locale e organizzazioni no profit italiane: Easy Onlus e Umanitaria Padana.

"L'idea - racconta la Gamannossi - è nata poco dopo la conquista di Tripoli, quando ci siamo resi conto che le organizzazioni non governative straniere avevano grandi difficoltà a lavorare sul territorio". La donna racconta che gli ospedali erano pieni di feriti e data l'assenza di un vero governo la gente si organizzava per quartieri. "Abbiamo iniziato distribuendo cibo e qualche medicinale negli ambulatori vicini alla mia abitazione a Tajura (Tripoli). Grazie alla collaborazione di alcuni amici italiani in ottobre si è dato il via alla nostra piccola organizzazione, non registrata, partendo con un primo container di medicinali e materiale ospedaliero distribuito agli ospedali con più necessità.  Da alcuni mesi viaggiamo per il Paese cercando di portare, dove possibile, anche macchinari necessari per terapie e operazioni mediche più complesse".

Partita ad ottobre, l'iniziativa ha portato aiuto in diverse aree del Paese fra cui Zauia, Ghelaa, Hurban, Algelaa e Bani Walid, una delle ultime roccaforti di Gheddafi, completamente distrutta dai bombardamenti Nato. Qui al-Libya ha ripristinato una parte dell'ospedale, riparando le stanze destinate ai militari di Gheddafi e trasportando, grazie alla protezione di una scorta armata, le infermiere filippine fuggite a Tripoli durante l'offensiva dei ribelli.     

La donna sottolinea che a un mese dalle prime elezioni democratiche del Paese la situazione umanitaria è ancora critica in gran parte della Libia. "In alcuni villaggi - spiega - gli ambulatori sono vuoti. I pochi che hanno ancora un po' di personale non hanno i medicinali più semplici. In questi giorni in un villaggio vicino alla Tunisia, diversi bambini sono morti dopo aver contratto la rabbia dai cani randagi". Secondo la donna, il clima è ancora troppo instabile per sperare in una ripresa nel breve periodo.

"Con le elezioni - afferma - qualcosa potrebbe iniziare a cambiare. Ma il Paese è ancora vittima di violenze fra tribù, di vendette fra ribelli e fedeli a Gheddafi. Nelle province meridionali si combatte ancora". (S.C.)


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