Bangkok, indebitamento delle famiglie a livelli record

Spinti dagli incentivi dei governi per il credito al consumo e i mutui per l'acquisto della casa, oggi l’85% delle famiglie thailandesi si ritrova con debiti equivalenti al 30% del proprio reddito senza un'adeguata valutazione dei rischi. La Banca centrale chiede il ritorno dell'indebitamento entro la soglia dell'80% del Pil per evitare rischi sulla stabilità finanziaria complessiva del Paese.

di Stefano Vecchia

Bangkok (AisaNews) - Il peso del debito privato opprime le prospettive di ripresa dell’economia thailandese. Ad alimentarlo nel tempo sono state soprattutto scelte populiste che hanno accresciuto a dismisura le possibilità di accesso al credito promuovendo contemporaneamente iniziative di sostegno alla spesa, facilitando, per esempio, la distribuzione delle carte di credito, gli acquisti online e l'accensione di mutui per l’abitazione di proprietà. Molte famiglie thailandesi hanno visto così la possibilità di avvicinarsi a spese prima considerate inarrivabili - quelle per casa e l'auto anzitutto - senza però un adeguato calcolo delle possibilità o dei rischi.

Oggi l’85% delle famiglie thailandesi ha debiti equivalenti al 30% del proprio reddito da lavoro o depositi, con un’elevata possibilità di default. Politiche elettorali e la cattiva gestione economica da parte dei precedenti governi - ma anche della giunta militare al potere dal 2014 e dell’esecutivo che negli ultimi cinque anni è stato controllato dai militari - hanno promosso l’indebitamento delle famiglie. Secondo stime appena diffuse l’indebitamento - che rappresentava il 59,3% sul Pil del 2010 - è arrivato nell’ultimo trimestre del 2022 all’86,9%, confermato anche per i primi tre mesi del 2023.

Per il Consiglio nazionale per l’economia e lo sviluppo sociale il peso di questo debito equivale a quasi 400 miliardi di euro l’anno, cresciuti in valore assoluto del 3,5% sul 2021, anche se con un leggero calo percentuale sulla ricchezza nazionale prodotta. Un segnale in controtendenza se confrontato con incremento medio del 6 per cento nell’ultimo quinquennio.

Gli analisti prevedono un leggero calo entro il 2027, ma rimanendo sempre oltre il limite dell’80% nel rapporto con il Pil indicato dalla Banca della Thailandia come una soglia da raggiungere per evitare conseguenze negative a lungo termine per il Paese che potrebbero mettere a rischio la stabilità finanziaria complessiva.

Per effetto della crisi persistente aggravata dalla pandemia, nel breve periodo i tassi d’interesse più elevati e il carico debitorio già consistente peseranno comunque sulla possibilità delle persone con redditi più bassi di ricorrere a ulteriore credito. Ma pur “raffreddando” in qualche modo la corsa all’indebitamento, questo avrà comunque conseguenze pesanti per molti cittadini.

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