Card. Gracias: ‘La sinodalità di Francesco era ascoltare insieme il Signore'

Ad AsiaNews il ricordo dell’arcivescovo emerito di Mumbai che il pontefice volle come volto dell'Asia nel Consiglio dei cardinali: "Partecipava a tutti gli incontri: ci invitava a discutere, divergere, litigare”. “Una persona di fede profonda, ha predicato il Vangelo senza filtri”. Diceva: "Diceva: “Perché avere paura della morte? Il Signore ha bisogno di me qui, nel momento in cui non mi vuole mi porterà via”.

di Nirmala Carvalho

Delhi (AsiaNews) - Una persona “di fede profonda, di preghiera”. Così il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai, descrive ad AsiaNews papa Francesco in una riflessione in cui ripercorre anche il legame e il lavoro comune del pontefice scomparso ieri mattina. Anche e soprattutto alle riunioni del Consiglio del Cardinali (C9), il gruppo di lavoro voluto con forza da papa Bergoglio e istituito nel settembre 2013 a pochi mesi dall’elezioni al soglio di Pietro, di cui il prelato indiano è stato un componente sino al dicembre scorso.

“Avremo avuto con lui almeno cinquanta incontri di tre giorni ciascuno, in cui ci siamo confrontati intensamente su un’agenda che lui stesso aveva preparato” ricorda il card. Gracias. Il papa esortava a “discutere, divergere, litigare”, poi la decisione l’avrebbe presa lui sapendo che sarebbe “maturata nella, e grazie alla, preghiera”.

Di seguito, il ricordo di papa Francesco inviato ad AsiaNews dal cardinale arcivescovo di Mumbai, Oswald Gracias, già presidente della Conferenza episcopale dell’India (CBCI).

Il volto umano di papa Francesco.

Ho avvertito quanto papa Francesco fosse una persona di fede profonda, di preghiera. Lo Spirito Santo ci manda la guida di cui abbiamo bisogno in momenti diversi. Quando papa Francesco ha iniziato il pontificato, tutti noi non sapevamo cosa aspettarci, perché non era molto conosciuto al di fuori di Roma; nemmeno a Roma con la Curia. Tuttavia, se guardo indietro a questi ultimi dodici anni... che impatto ha avuto sulla Chiesa e sul mondo!

È stato impavido e coraggioso. In relazione allo scenario globale, penso che abbia mantenuto l’integrità del Vangelo. Ha predicato il Vangelo senza filtri. È stato fedele a ciò che vedeva nella preghiera. Non è stato un sostenitore dell’opinione popolare e della vulgata comune. Egli era solo ciò che la Chiesa doveva fare. Penso che abbia preso tutte le sue decisioni dopo un’intensa preghiera. Per me, quando mi guardo indietro, vedo sempre più che lavorare con lui è stata una grande esperienza di apprendimento. Soprattutto nel vedere una persona così impegnata, senza paura alcuna e fedele al Vangelo.

[Il pontefice] ascoltava tutti noi durante le nostre frequenti riunioni del Consiglio dei Cardinali (C9). Avremo avuto con lui almeno cinquanta incontri di tre giorni ciascuno, in cui ci siamo confrontati intensamente su un’agenda che lui stesso aveva preparato. Diceva di voler essere presente con noi, di discutere, di divergere e di litigare. Ma alla fine avrebbe deciso lui e sarebbe stato lui a guidare. Sapeva cosa andava fatto. Penso che ci siamo sentiti così vicini l’uno all’altro e sapevamo che alla fine sarebbe stata una sua decisione maturata nella, e grazie alla, preghiera.

[Papa Francesco] era consapevole dei molti pericoli per la sua vita a causa delle minacce, e altro ancora. Diceva: “Perché avere paura della morte?”. “Il Signore ha bisogno di me qui, il Signore mi vuole qui e nel momento in cui il Signore non mi vuole mi porterà via” questo era il suo atteggiamento. Aveva un cuore compassionevole verso i bisognosi. Non voleva che la Chiesa fosse un castello arroccato su se stesso che si proteggesse da solo, ma che si protendesse sempre verso i bisognosi.

Cercava costantemente di vedere ciò che nostro Signore avrebbe voluto dalla Chiesa di oggi. Quando in una delle nostre discussioni gli chiesi della sinodalità e quale fosse esattamente la sua visione, si rivolse a me e disse: “Cardinale, penso che Gesù voglia che la Chiesa sia sinodale oggi. Questo è ciò che vuole nostro Signore, il suo mandato e quindi dobbiamo lavorare per questo”. Questo è stato il suo atteggiamento costante. So che ci sono delle critiche e spesso ho chiesto quali sono le ragioni per cui alcuni non sono d’accordo con questo. Lui sorrideva. A volte penso che non vi siano vere ragioni, ma solo una personalità e delle percezioni diverse.

* cardinale, arcivescovo emerito di Mumbai

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