Dopo le accuse di Amnesty, Pechino lancia una campagna per i diritti umani

Dopo le accuse di Amnesty, Pechino lancia una campagna per i diritti umani

Pechino (AsiaNews) – All'indomani della denuncia di Amnesty International (AI), che accusa la Cina di scarsi progressi nel 2003 riguardo a diritti umani e rispetto delle minoranze, Pechino ha lanciato una campagna di un anno per indagare sulla violazione dei diritti umani da parte di funzionari di stato: "La vasta indagine – dice la Xinhua -  si indirizzerà verso crimini quali interrogatori mediante tortura, estorsione di confessioni, detenzione illegale, interferenza nel diritto di voto dei cittadini, e ad altre violazioni dei diritti umani".

Secondo Wang Zhenchuan, vice-procuratore generale della Corte suprema del popolo, la Cina ha indagato su 4029 casi di abusi  - di cui il 16% definiti gravi – avvenuti tra il 2001 e il 2003, perseguendo i funzionari colpevoli.

Nel suo rapporto sulla violazione dei diritti umani nel 2003, AI denuncia che "malgrado pochi passi positivi, non sono vi stati tentativi di introdurre le fondamentali riforme legislative e istituzionali necessarie a porre fine alle gravi violazioni dei diritti umani. Decine di migliaia di persone continuano a essere arrestate o imprigionate, in violazione del loro diritto alla libertà di espressione e associazione, e sono in grave pericolo di torture e maltrattamenti".

Dopo l'avvio della "guerra al terrorismo" da parte degli Stati Uniti, la Cina ha inasprito la repressione nei confronti della minoranza musulmana uigura, che vive nella regione autonoma nord-occidentale del Xinjiang. Secondo AI, "sono aumentate le restrizioni ai diritti culturali e religiosi della comunità del Xinjiang, dove migliaia di persone sono state arrestate o imprigionate per reati definiti di 'separatismo' o 'terrorismo'". L'organizzazione denuncia anche la condizione del Tibet, dove monaci e monache buddiste continuano a essere messi in prigione. La Cina continua anche a mantenere il tragico primato nelle esecuzioni capitali, che sono circa 10 mila ogni anno. Secondo i dati incompleti di AI, nel 2003 ci sono state 1639 condanne a morte e 726 esecuzioni. (ThR)

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