Okara (AsiaNews) – La Chiesa cattolica del Pakistan piange la morte di padre Aldino Amato, missionario domenicano italiano portato via dal Covid-19 dopo quasi 60 anni trascorsi in Pakistan. Padre Aldino è morto all'Ittefaq Hospital di Lahore al termine di una lunga vita spesa al servizio dei poveri in un Paese di cui aveva adottato totalmente la vita e la cultura, sentendolo ormai come proprio. Padre Amato era arrivato come missionario in Pakistan nel 1962: in questi 59 anni ha svolto il suo ministero missionario in numerose città tra cui Khushpur, Sahiwal, Faisalabad, Chichawatni e Okara, costruendo numerose chiese, scuole e ostelli con un'attenzione particolare per i ciechi, molti dei quali sostenuto negli fino alla laurea.
I funerali si sono tenuti sabato 1 maggio al Chak 6/4-L, un villaggio del distretto di Okara dove il missionario ha realizzato il Rosary Christian Hospital e un college per le ragazze, oltre ad aver dato vita alla Maria e Michele Modugno Foundation. Padre Younus Shahzad, confratello e responsabile della Vice-Provincia dei domenicani in Pakistan, tracciandone il profilo ha detto che padre Amato era in se stesso un organizzazione e una scuola di pensiero. “Infaticabile nel suo lavoro - ha detto - era come un albero che con la sua ombra offriva ristoro a chi era stanco e bisognoso”. Il dottor Sabir Michael, nato con una cecità e oggi docente all'Università di Karachi, si definisce uno dei frutti dell'opera di padre Amato: “Era un grande leader spirituale che ha ispirato innumerevoli sacerdoti. Nel nostro povero villaggio ha aperto una scuola cristiana e una per i bambini ciechi. Io sono tra quelli che grazie a lui hanno potuto studiare”.
“Ringrazio Dio per la vita e le opere di padre Amato, è stato un grande sacerdote e missionario in Pakistan”, ha detto il vescovo di Faisalabad mons. Indrias Rehmat durante i funerali. Per mons. Rehmat rimarranno indimenticabili per la Chiesa di Faisalabad l'amore di padre Amato per i poveri, la sua dedizione al ministero sacerdotale, gli sforzi per promuovere l'istruzione, la sua cura per i malati e per i ragazzi ciechi, la disponibilità per tutti. “Quando ho appreso la notizia della sua morte - ha concluso il vescovo - mi sono subito venuti in mente nl parole di Ruth nella Scrittura che riassumono bene la vita di padre Amato: dove andrai tu andrò anch'io, e dove starai tu io pure starò, il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio sarà il mio Dio. Dove morirai tu morirò anch'io, e là sarò sepolta (Ruth 1,16-17). Per padre Amato ha condivisio i nostri dolori e le nostre gioie e la sua morte qui in Pakistan è stata una testimonianza dell'impegno con cui ha donato tutta la sua vita alla nostra gente”.










