Filippine, anche due senatori ritenuti responsabili per la 'guerra alla droga' di Duterte

Polemiche online per le atlete sino-americane che gareggiano per Usa e Cina. In Corea del Sud sempre più deputati usano YouTube per parlare ai propri elettori. L'ex premier pakistano Imran Khan ha perso parte della vista, denuncia il suo avvocato. Washington si sta preparando a operazioni prolungate in Iran.

FILIPPINE

Due senatori filippini sono stati individuati come “corresponsabili” della cosiddetta “guerra alla droga” lanciata dall’ex presidente Rodrigo Duterte. I senatori Ronald Dela Rosa e Christopher Go sono tra gli otto funzionari nominati in un documento pubblicato venerdì sul sito web della Corte penale internazionale. I pubblici ministeri hanno incriminato Duterte con tre capi d’imputazione per crimini contro l'umanità, sostenendo il suo coinvolgimento in almeno 76 omicidi.

USA – CINA

È sempre più acceso il dibattito online su Eileen Gu, sciatrice freestyle, e Alysa Liu, pattinatrice artistica. Entrambe sono presenti alle Olimpiadi, hanno origini cinesi, ma sono nate e cresciute negli Stati Uniti. La prima, però, dal 2019 compete per la Cina, mentre la seconda, il cui padre è un attivista scappato alle repressioni di piazza Tienanmen, per gli Stati Uniti. I commenti online, che accusano l’una e l’altra di essere traditrici di un Paese o dell’altro, si inseriscono nella più ampia competizione tra Cina e Stati Uniti.

COREA DEL SUD

Il Silver Play Button di YouTube, un riconoscimento dato dalla piattaforma ai creator con oltre 100mila iscritti, è diventato un nuovo metro di giudizio nella politica sudcoreana, dove decine di deputati preferiscono rivolgersi direttamente agli elettori. A inizio mese, 25 parlamentari sudcoreani avevano più di 100mila iscritti al loro canale. Di questi, 19 appartenevano a partiti liberali o di sinistra e sei erano conservatori. Le attività dei politici sudcoreani su YouTube hanno registrato un’impennata durante la crisi innescata dall’ex presidente Yoon Suk Yeol di imporre la legge marziale nel dicembre 2024. L’episodio aveva generato un’impennata di spettatori, in particolare sui canali dei legislatori progressisti.

PAKISTAN

L’ex primo ministro Imran Khan ha perso l’85% della vista nell’occhio destro secondo quanto riferito dal suo avvocato dalla Corte suprema. Khan, 73 anni, è in carcere dall'agosto 2023, dove sta scontando una condanna a 14 anni per corruzione, ma a suo dire questa è una delle tante accuse inventati dall’esercito per tenerlo lontano dalla politica, dopo che i suoi sostenitori avevano organizzato proteste diffuse contro l’establishment. Nei giorni scorsi l’ex premier e stella del cricket aveva subito un intervento chirurgico agli occhi e il tribunale ha ordinato che possa rivedere il proprio medico.

USA – IRAN

L'esercito statunitense si sta preparando alla possibilità di operazioni prolungate, della durata di settimane, contro l'Iran se il presidente Donald Trump ordinasse un attacco, hanno detto due funzionari statunitensi alla Reuters. La scorsa settimana , diplomatici statunitensi e iraniani hanno tenuto colloqui in Oman nel tentativo di rilanciare la diplomazia sul programma nucleare di Teheran, dopo che Trump ha radunato forze militari nella regione, alimentando il timore di nuove azioni militari.

RUSSIA – CUBA

L’ambasciata della Russia all’Avana ha comunicato i piani delle autorità di Mosca per trasportare il petrolio a Cuba “in qualità di aiuti umanitari”, vista la grave carenza in seguito al blocco delle forniture dal Venezuela, nonostante i dazi imposti da Donald Trump a causa del sostegno del regime cubano ai Paesi ostili agli Usa, che dispongono nell’isola unità militari e spionistiche, come la stessa Russia che in Cuba è presente con una centrale radio-elettronica.

GEORGIA

Uno dei principali politici di opposizione in Georgia, il leader della “Coalizione per i cambiamenti” Nika Gvaramija, è stato liberato dopo 8 mesi di detenzione, a cui era stato condannato per non essersi presentato alla commissione parlamentare d’inchiesta sui “crimini del passato regime” di Mikhail Saakašvili, di cui Gvaramija è uno dei più stretti collaboratori, e ne rimangono in prigione altri due, Nika Melija e Iraklij Okruašvili.

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