Generale al-Sisi: Non staremo fermi di fronte alla distruzione del Paese

Il capo delle Forze Armate spiega che i militari non tollereranno ulteriori violenze. Il bilancio degli ultimi 5 giorni di scontri supera gli 850 morti: questa mattina 24 poliziotti hanno perso la vita nel Sinai. Europa e Stati Uniti rimettono in discussione gli aiuti economici e militari al Paese.

Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) - "Non staremo a guardare in silenzio di fronte alla distruzione del nostro Paese". Lo ha dichiarato il generale Abdel Fatah al-Sisi, ministro della Difesa egiziano e capo delle Forze Armate del Paese, dopo la morte di 36 detenuti islamisti a nord del Cairo. "In Egitto c'è posto per tutte le voci politiche, anche per i sostenitori di Mohammed Morsi - ha continuato il militare - ma a patto che rivedano le proprie posizioni".

Sono più di 850 le vittime dalla nuova ondata di violenze scoppiata lo scorso 14 agosto in Egitto; oltre 100 di queste appartengono alle fila delle Forze dell'ordine e dell'esercito. Questa mattina, almeno 24 poliziotti hanno perso la vita nella penisola del Sinai, sempre più instabile a causa di una crescente militanza islamista.

Nella giornata di ieri, almeno 36 prigionieri sono morti in un tentativo di evasione nella provincia di Qalyubia, a nord del Cairo; i vertici della Fratellanza musulmana accusano le Forze dell'ordine di aver perpetrato un "omicidio a sangue freddo". Secondo fonti del ministero degli Interni i prigionieri sarebbero morti asfissiati dai gas dei lacrimogeni lanciati dalla polizia.

Intanto, Europa e Stati Uniti rivalutano il proprio piano di aiuti economici e militari alle Forze Armate. Questa mattina, un gruppo di diplomatici del Comitato di Sicurezza dell'Unione Europea si è incontrato a Bruxelles per discutere un nuovo approccio mirato a fermare le violenze nel Paese. "L'Unione Europea si sta apprestando a rivedere i propri rapporti con l'Egitto - ha dichiarato il presidente della Commissione, Jose Manuel Barroso - il grido alla democrazia e alle libertà fondamentali lanciato dal popolo egiziano non può essere né ignorato né affogato nel sangue".

 

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