Il governo annuncia sviluppo e democrazia nelle campagne

Il governo annuncia sviluppo e democrazia nelle campagne

Pechino (AsiaNews/SCMP) – Sviluppo e democrazia nelle aree rurali, attraverso la supervisione di funzionari locali e comitati di villaggio, maggiore supporto e incentivi, una più attiva partecipazione delle popolazioni sono gli obiettivi annunciati dal governo in un nuovo documento che punta a risolvere i problemi delle campagne e a garantire i diritti ai contadini. Da tempo il governo si è impegnato a destinare attenzione e aiuti alle zone rurali, in passato trascurate a vantaggio delle aree urbane, assicurando maggiori garanzie alla popolazione spesso vittima della corruzione e degli abusi di potere da parte di funzionari locali e gravata dalle tasse agricole.

L'agenzia di Stato Xinhua ha riportato solo in questi giorni che il 22 giugno scorso il Consiglio di Stato e il Comitato centrale del Partito comunista hanno approvato un nuovo documento – contenente 6 direttive - per la supervisione dei funzionari e dei comitati di villaggio da parte delle popolazioni rurali e un'amministrazione più democratica dei villaggi. In base alle nuove norme, per prevenire corruzione dei funzionari e pressioni sulla popolazione e aumentare la trasparenza, dovranno essere aperti al pubblico scrutinio stipendi, uso dei fondi pubblici e di aiuto, politiche di pianificazione familiare e di tassazione, distribuzione della terra, sussidi medici. Si dovranno istituire comitati economici composti da membri della commissione di vigilanza, per monitorare l'uso delle risorse pubbliche e informare gli abitanti dei villaggi, anche attraverso i media e internet. I comitati di villaggio dovranno adempiere ai propri doveri attraverso principi democratici e la popolazione dovrà vedersi garantito il diritto a una partecipazione più attiva alla vita del villaggio.

Il governo ha tentato di rendere più partecipativo il ruolo degli abitanti delle zone rurali permettendo elezioni dirette, ma con forti limitazioni: o si presentava un solo candidato o i risultati venivano annullati perché il prescelto non era il favorito dei quadri locali, che continuano a spadroneggiare grazie a corruzione e intimidazioni. Ai primi di luglio, nel villaggio di Jingwentun, alla periferia di Pechino, uno dei candidati alle elezioni del comitato del villaggio, Zhang Yayu, è stato costretto a ritirarsi dopo aver vinto a causa delle pressioni da parte di alcuni compaesani, tra i quali i rappresentanti in carica del comitato, e l'indifferenza dei funzionari locali. Zhang ritiene di essere stato penalizzato perché l'anno scorso aveva guidato una petizione per controlli più trasparenti e frequenti della gestione economica del comitato. Le indagini condotte da un istituto specializzato hanno rivelato ingenti spese per feste e banchetti, anche a discapito delle famiglie più povere, che nel 2000 sono arrivate fino a 200mila yuan  (circa 19.600 euro).

La povertà nelle campagne è molto diffusa ed è un problema di primo piano per la leadership, visto che la maggioranza della popolazione - il 60%, pari a circa 900 milioni di persone – vive nelle zone rurali e incide solo per il 17,7% del Pil.

In questi giorni, il ministro delle finanze, Jin Renqing, ha dichiarato che è necessario indirizzare gli aiuti economici dalle città alle campagne e dare incentivi all'agricoltura. "I funzionari che si occupano dell'economia devono cambiare la vecchia mentalità che è indispensabile dare la priorità alle città piuttosto che ai villaggi e che si deve sacrificare l'agricoltura per lo sviluppo industriale". Il ministro ha assicurato che il governo intende aumentare i salari dei contadini, attraverso investimenti, sussidi, promozione del libero mercato e soprattutto riduzione delle tasse ed esenzione di quelle agricole entro 5 anni.

Il Consiglio di Stato ha stabilito di abolire quest'anno la tassa agricola nelle province nord-orientali di Jilin e Heilongjiang. Ad esse si uniranno presto anche le aree intorno a Pechino, Shanghai, Tianjin e le province sud-orientali del Zhejiang e del Fujian. Altre 11 province, tra cui Anhui, Hunan e Sichuan, ridurranno l'imposta del 3%, mentre le rimanenti dell'1%. (MR)

 

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