Il sudest asiatico dello tsunami ha bisogno di turisti

Supera 280 mila il bilancio delle vittime; i ministri del turismo Asean chiedono all'occidente la fine degli allarmismi.

Jakarta (AsiaNews/Agenzie) - Continua a crescere in modo vertiginoso il numero delle vittime dello tsunami nel sudest asiatico mentre i governi locali fanno ripartire l'industria del turismo, settore trainante dell'economia della regione. Il bilancio provvisorio è arrivato a oltre 280 mila, dopo che oggi il ministero della Sanità indonesiano ha comunicato di aver registrato 228.429 persone tra morti e dispersi. L'Indonesia è stato il paese più colpito dallo tsunami che il 26 dicembre ha scosso le coste di 11 nazioni del sudest asiatico e dell'Africa orientale. Calcolando morti e dispersi le ultime cifre ufficiali per paese sono: Sri Lanka 30.957; India 16.413; Thailandia 5.384; Maldive 82; Malaysia 68; Myanmar 61; Bangladesh 2; Somalia 298; Tanzania 10; Kenya 1.

Mentre si contano le perdite umane, prende il via la seconda fase dei soccorsi, quella della ricostruzione e della ripresa economica. Ieri, in un incontro svoltosi nell'isola malaysiana di Langkawi, i ministri del Turismo dei 10 paesi del sudest asiatico (Asean) hanno ribadito la necessità di collaborare per far rinascere il turismo estero e interregionale. Durante il meeting i ministri hanno stabilito misure per agevolare i visti di ingresso nei rispettivi paesi e hanno spinto per la costruzione di un sistema d'allerta anti-tsunami nell'oceano Indiano, necessario anche per rassicurare i turisti stranieri. Il ministro malaysiano, Leo Michael Toyad, ha chiesto ai paesi occidentali di non scoraggiare con falsi allarmismi i rispettivi cittadini dal viaggiare in Asia. I ministri si sono detti fiduciosi chel'industria turistica si riprenderà entro il prossimo novembre; per il 2006 tornerà ai livelli tradizionali.

Per ora, momento di alta stagione nella zona, le prenotazioni alberghiere sono però in forte calo. Gli alberghi di Thailandia e Maldive sono prenotati solo per il 20-30% della loro capacità, rispetto al 95% nello stesso periodo l'anno scorso. Le associazioni turistiche locali, dal canto loro, fanno presente l'urgenza di turisti più che di donazioni in denaro, mentre i tour operator assicurano che molte aree dei paesi colpite sono rimaste intatte e sicure. Michael Yates, manager del settore, ha detto che alle Maldive solo 20 su circa 80 hotel sono chiusi. Egli ricorda, inoltre, che anche il rischio sanitario è contenuto; l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha detto che le epidemie che si temevano tra i sopravvissuti non si sono verificate.

Agenzie di viaggio e compagnie aeree locali stanno lavorando anche loro per la ripresa del turismo, con promozioni e incentivi per chi viaggia verso il sudest asiatico. Il governo dello Sri Lanka ha persino pensato di invitare divi di richiamo internazionale a tenere concerti nel paese per far arrivare più gente.

Per le economie dei paesi Asean il turismo costituisce la maggiore fonte di guadagno, pari al 4,8% del prodotto interno lordo (PIL)  totale.

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