Mons. Marcuzzo: le parole del Papa ‘risvegliano l’attenzione’ sulle sofferenze in Terra Santa

L’ex vicario patriarcale di Gerusalemme sottolinea le parole del pontefice che riaccendono “pace e speranza” nel cuore delle persone. E ricordano ai leader politici che “una soluzione è possibile”. Segnali positivi dalla ripresa dei pellegrinaggi dopo il Covid, fra i primi per arrivi gli indonesiani.

di Dario Salvi

Gerusalemme (AsiaNews) - Le parole pronunciate da papa Francesco all’Angelus sono fondamentali per “risvegliare l’attenzione” sulle sofferenze della Terra Santa. È quanto sottolinea ad AsiaNews l’ex vicario patriarcale di Gerusalemme dei Latini mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, ancora oggi residente nella città santa e attivo nella pastorale, commentando il messaggio lanciato ieri dal pontefice. “Il papa, il patriarca Pizzaballa - prosegue il prelato - tante volte hanno parlato di pace e speranza, ma i loro appelli sono caduti nel vuoto. Il suo intervento serve a non far dimenticare la questione, a riaccendere la pace e la speranza nel cuore della gente, per ricordare a tutti che una soluzione è possibile”.

Il papa ha rivolto un accorato appello contro la violenza che “uccide il futuro”, spezza “la vita dei giovani” e indebolisce “le speranze di pace”, in un periodo controverso e delicato della vita della regione. Ai conflitti e alle tensioni che agitano la Terra Santa e il Medio oriente, si somma la formazione del prossimo governo israeliano - il più a destra di sempre nella storia del Paese - che rischia di annientare ogni prospettiva di soluzione basata sul dialogo coi palestinesi. Intanto da Gerusalemme alla Cisgiordania si moltiplicano attentati e uccisioni che, riprendendo l’appello del papa, affossano quella “fiducia reciproca” senza la quale non vi sarà mai pace. 

Il messaggio, sottolinea l’ex vicario di Gerusalemme, è “bello per l’avvenire, in prospettiva futura” e nel tono “di questa prima settimana di Avvento. Riprendendo una mail - prosegue - che circola in questi giorni fra le Chiese in Medio oriente, il papa è come la quarta candela che resta accesa e dà luce a quelle che si sono spente. Lui è la candela della pazienza e della speranza” in una fase i cui “nessuno sembra disposto ad ascoltare”. 

A preoccupare è anche la formazione del prossimo governo israeliano, formato - stando almeno alle ultime informazioni - da ministri schierati apertamente “contro una soluzione” alla questione palestinese e ostinatamente contrari “persino al dialogo”. “Il rischio - avverte il prelato - è quello di un muro contro muro, non vi è alcuna prospettiva di confronto ed è forte il timore che venga uccisa anche la candela della speranza”. In queste ore Hamas chiama alla resistenza il popolo palestinese di fronte a un “attacco ufficiale” israeliano ad al-Aqsa. Parole che seguono i proclami del leader dell’ultra-destra Itamar Ben-Gvir che vuole cambiare lo status quo della moschea. 

Da Gerusalemme a Jenin e Nablus in queste ultime settimane le cronache hanno riportato attacchi, violenze, che alimentano “le paure di una nuova intifada” racconta mons. Marcuzzo. “Ogni due settimane - prosegue - si vede sorgere una colonia nuova nei territori palestinesi, gli abitanti si sentono provocati e abbandonati, nessuno li aiuta. Vorrebbero reagire e far sapere al mondo che ancora oggi vi è un problema irrisolto” che è fonte di tensione, ma pochi sembrano davvero “interessati” ad affrontarlo, quantomeno aprendo nuovi canali di “dialogo”. 

In una realtà dalle tinte fosche, dopo quasi tre anni di chiusure e blocchi imposti per la pandemia di Covid-19 giungono segnali di ripresa dal fronte dei pellegrinaggi. “Per noi è fonte di consolazione - sottolinea - l’arrivo in massa dei pellegrini a novembre, mese in cui in passato non si registravano grandi afflussi. Anche per dicembre le prospettive sono positive. Oggi si attendono fino a due ore in fila per accedere al Santo Sepolcro, alla basilica della Natività. E se dall’Italia, e dall’Europa in genere, gli arrivi sono ancora al di sotto della media del passato, vi è una consistente ripresa dagli Stati Uniti e dall’Asia, soprattutto dall’Indonesia che è la nazione trainante in questa fase, seguita da gruppi di giapponesi e vietnamiti”. “Prepariamoci al Natale - conclude mons. Marcuzzo - non perdiamo la speranza nella pace, nella giustizia, e come il profeta Isaia nella lettura odierna auguriamo la pace, la riconciliazione, la felicità per quanti sono rimasti a Gerusalemme”. 

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