Mosca (AsiaNews/F18) Il 27 settembre è stato impedito il rientro in Russia a Pinchas Goldschmidt, rabbino capo di Mosca, al ritorno da Israele. Sceso all'aeroporto Domodedovo di Mosca, la polizia di frontiera gli ha annullato il visto senza spiegazioni.
Secondo osservatori, possibili ragioni sono la rivalità tra il Congresso delle comunità e delle organizzazioni religiose ebraiche russe e la Federazione delle comunità ebraiche russe (preferita dal governo); come pure una disputa tra il rabbino capo e il suddetto Congresso e la sua accesa critica contro una petizione sottoscritta da 19 parlamentari russi per chiedere il bando dei religiosi ebrei e delle loro organizzazioni. Il ministro russo degli Esteri non ha rilasciato commenti. Il Congresso degli ebrei russi ha condannato l'espulsione.
Goldschmidt, nato in Svizzera, vive a Mosca dal 1989 insieme alla moglie e a 7 figli. E' ora in Israele e vuole chiedere un nuovo visto per la Russia per il prossimo Yom Kippur fissato per il 13 ottobre.
Il rabbino è da tutti considerato figura fondamentale per gli ebrei in Russia e ha mostrato sensibilità ecumenica: ha più volte sottolineato che il tedesco papa Benedetto XVI nel suo primo viaggio all'estero ha visitato una sinagoga a Colonia e che "seguendo le orme del suo predecessore Giovanni Paolo II, Papa Benedetto ha aperto le braccia agli Ebrei di tutto il mondo". Ritiene che "ebrei e cattolici debbono lavorare insieme per affermare i valori condivisi e gli interessi comuni". "Noi ha scritto lo scorso settembre - il popolo ebreo, porgiamo la mano ai cattolici nella fratellanza. Iniziamo il terzo millennio delle relazioni ebreo-cristiane con rinnovata speranza e reciproca buona volontà, e anche con mutuo rispetto e dignità".
Secondo Forum 18, il rabbino è il 53mo religioso straniero al quale la Russia nega l'accesso dal marzo 1998. Nell'ottobre 2004 il visto fu negato a padre Janusz Blaut da 10 anni in Russia e da allora la sua parrocchia di Vladikavkaz nella Ossezia settentrionale vicino Beslan è rimasta senza sacerdote. Il vescovo Clemens Pickel fa presente la difficoltà nel sostituire in quella zona un sacerdote esperto che ci abitava da 10 anni. E' l'ottavo sacerdote cattolico cui non è stato permesso entrare in Russia. Tra i 52 esclusi cattolici, protestanti, musulmani, buddisti, mormoni solo a pochi è stato poi consentito il ritorno. Già il 7 novembre 2002 membri della Commissione di Helsinki e del Congresso Usa scrissero al presidente russo Putin per rappresentare la loro "crescente preoccupazione per le ripetute negazioni o revoche dei visti a religiosi stranieri di fedi minoritarie". Questo, proseguono, "impedisce il diritto dei credenti di queste fedi nella pratica della religione".
Fonti ufficiali e media russi hanno spesso parlato del timore di una "espansione religiosa" che costituisce una minaccia per la "sicurezza nazionale" della Russia. Il presidente Vladmir Putin, sin dalla sua elezione nel gennaio 2000, ha parlato della "espansione culturale e religiosa degli stati vicini nel territorio russo" come una minaccia alla sicurezza nazionale e invitato a "opporsi all'influenza negativa delle organizzazioni e dei missionari di religioni estere". (PB)










