Nell'attacco di Bengasi ucciso l'ambasciatore Usa

Uccisi anche tre persone del suo staff. I corpi sono stati trasportati a Tripoli e da lì vengono portati in aereo in una base militare in Germania e poi negli Usa. La morte è avvenuta per soffocamento. Un gruppo islamico ha rivendicato l'attacco per criticare un film israelo-americano contro Maometto.

Bengasi (AsiaNews) - L'ambasciatore Usa in Libia, Christopher Stevens, insieme a tre persone dello staff, sono state uccise durante l'attacco di un gruppo armato al consolato statunitense. La loro morte è confermata dal ministero degli interni libico e da personale di sicurezza.

Un gruppo armato non identificato ha attaccato ieri notte l'edificio lanciando granate e sparando a raffica. In apparenza sembra che l'attacco sia dovuto allo scandalo per la diffusione di un film che è offensivo della figura di Maometto. L'edificio è stato attaccato anche con missili-granata lanciati da una vicina fattoria.

L'ambasciatore Stevens era in visita al consolato. Il ministero degli interni di Tripoli ha dichiarato che il rappresentante Usa sarebbe morto per soffocamento; non si conosce per ora la causa della morte dei tre uomini dello staff.

Fonti di AsiaNews raccontano che la gente di Bengasi regna la paura e tutti sono asserragliati nelle loro case. Intanto, un gruppo autodefinito "Sostenitori della legge dell'Islam", ha rivendicato l'attacco, in risposta alla diffusione del film.

Le salme dell'ambasciatore e dello staff sono state trasportate a Tripoli e stanno per raggiungere una base militare in Germania, da dove verranno portate negli Stati Uniti.

Christopher Stevens era giunto nel maggio 2012 a Tripoli per iniziare il suo servizio. Ma egli aveva già lavorato in Libia per due mandati. Egli è stato anche rappresentante Usa  presso il Consiglio nazionale di transizione, durante la lotta contro Gheddafi.

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