Papa: alla fine, il criterio col quale saremo giudicati sarà l’amore, la carità concreta

Il regno di Dio si estende sull’universo intero, ma è messo “a rischio” dalla libertà che ogni uomo ha di scegliere “con chi allearsi”, se con Gesù o con il diavolo. A Dio “non importa la regalità storica, ma vuole regnare nei cuori delle persone, e da lì sul mondo”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Alla fine, il “criterio del giudizio” col quale saremo esaminati sarà “l’amore, la carità concreta nei confronti del prossimo”, quel giudizio “sarà il rendiconto di quanto è già avvenuto nella vita terrena”, della scelta che ognuno compie, su “con chi vogliamo allearci: se con Cristo e con i suoi angeli oppure con il diavolo e con i suoi adepti”, attesi dal “fuoco eterno”.

 

Quella scelta, resa possibile dalla libertà dell’uomo, e le sue conseguenze nel Giudizio finale sono state evocate oggi da Benedetto XVI, che, ricevendo un pellegrinaggio di Amalfi, ha parlato della solennità di Cristo Re, che si celebra domani, e del passo di Matteo che descrive il ritorno “nella sua gloria” di Gesù, “pastore buono” e “giudice giusto”.

 

“Egli – ha sottolineato il Papa - è re dell’universo intero, ma il punto critico, la zona dove il suo regno è a rischio, è il nostro cuore, perché lì Dio si incontra con la nostra libertà. Noi, e solo noi, possiamo impedirgli di regnare su noi stessi, e quindi possiamo porre ostacolo alla sua regalità sul mondo: sulla famiglia, sulla società, sulla storia. Noi uomini e donne abbiamo la facoltà di scegliere con chi vogliamo allearci: se con Cristo e con i suoi angeli oppure con il diavolo e con i suoi adepti, per usare lo stesso linguaggio del Vangelo. Sta a noi decidere se praticare la giustizia o l’iniquità, se abbracciare l’amore e il perdono o la vendetta e l’odio omicida. Da questo dipende la nostra salvezza personale, ma anche la salvezza del mondo. Ecco perché Gesù vuole associarci alla sua regalità; ecco perchè ci invita a collaborare all’avvento del suo Regno di amore, di giustizia e di pace. Sta a noi rispondergli, non con le parole, ma con i fatti: scegliendo la via dell’amore fattivo e generoso verso il prossimo, noi permettiamo a Lui di estendere la sua signoria nel tempo e nello spazio”.

 

Quanto al momento del giudizio, “il Figlio dell’uomo nella sua gloria, circondato dai suoi angeli, si comporta come il pastore, che separa le pecore dalle capre e pone i giusti alla sua destra e i reprobi alla sinistra. I giusti li invita ad entrare nell’eredità preparata da sempre per loro, mentre i reprobi li condanna al fuoco eterno, preparato per il diavolo e per gli altri angeli ribelli. Decisivo è il criterio del giudizio. Questo criterio è l’amore, la carità concreta nei confronti del prossimo, in particolare dei “piccoli”, delle persone in maggiore difficoltà: affamati, assetati, stranieri, nudi, malati, carcerati. Il re dichiara solennemente a tutti che ciò che hanno fatto, o non hanno fatto nei loro confronti, l’hanno fatto o non fatto a Lui stesso. Cioè Cristo si identifica con i suoi ‘fratelli più piccoli’, e il giudizio finale sarà il rendiconto di quanto è già avvenuto nella vita terrena. Cari fratelli e sorelle, - ha concluso Benedetto XVI - è questo ciò che interessa a Dio. A Lui non importa la regalità storica, ma vuole regnare nei cuori delle persone, e da lì sul mondo”.

 

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