Papa Leone XIV sulla escalation in Medio Oriente: 'Appello alla responsabilità e alla ragione'

Prevost al termine dell'udienza giubilare odierna ha parlato della situazione "deteriorata" tra Iran e Israele. L'impegno per "un mondo più sicuro e libero dalla minaccia nucleare" va perseguito tramite "dialogo sincero" e "incontro rispettoso", per ottenere una pace duratura. “Nessuno dovrebbe mai minacciare l’esistenza dell’altro”.

Città del Vaticano (AsiaNews) - “Notizie che destano molta preoccupazione”. Al termine dell’odierna udienza giubilare papa Leone XIV ha parlato dell’escalation di cui in queste ore è preda il Medio Oriente, innescata dall’attacco israeliano all’Iran nell’ambito dell’operazione “Rising Lion”, lanciato nella notte tra il 12 e il 13 giugno, che ha causato almeno 79 vittime e oltre 300 feriti. “Si è gravemente deteriorata la situazione”, ha continuato il pontefice. In queste ore Teheran ha risposto all’offensiva che ha preso di mira il programma nucleare e i vertici militari iraniani. Prevost in un momento “così delicato” ha condiviso “con forza” un appello alla “responsabilità e alla ragione”.

“L’impegno per costruire un mondo più sicuro e libero dalla minaccia nucleare va perseguito attraverso un incontro rispettoso e un dialogo sincero”, ha aggiunto. In riferimento alla recente denuncia dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), che ha dichiarato quanto l’Iran non stia rispettando i suoi obblighi sullo sviluppo del nucleare. Fatto che ha destato preoccupazioni per il possibile sviluppo di un’arma. E al naufragio dei colloqui tra Iran e Stati Uniti (accusati ora di complicità con Israele) sul tema, che non hanno ottenuto finora risultati significativi. Il ritorno al “dialogo sincero”, ha detto stamattina papa Leone XIV, è fondamentale per costruire “una pace duratura, fondata sulla giustizia, sulla fraternità e sul bene comune”. Lo ha fatto di fronte a circa 6mila fedeli radunati nella basilica di San Pietro per l’appuntamento giubilare del sabato, a partire dalle ore 10.

“Nessuno dovrebbe mai minacciare l’esistenza dell’altro”, ha affermato Prevost. “È dovere di tutti i Paesi sostenere la causa della pace, avviando cammini di riconciliazione e favorendo soluzioni che garantiscano sicurezza e dignità per tutti”. Parlando nella catechesi dell’esperienza di vita del vescovo e teologo Ireneo di Lione, “maestro di unità” tra le comunità cristiane delle origini, ha detto che egli “ci insegna a non contrapporre, ma a collegare”. “C’è intelligenza non dove si separa, ma dove si collega. Distinguere è utile, ma dividere mai. Gesù è la vita eterna in mezzo a noi: lui raduna gli opposti e rende possibile la comunione”, ha affermato papa Leone XIV. 

Esempio di quella “pace duratura” che nasce dal dialogo e dall’incontro, è Gesù Cristo. Ireneo di Lione aveva riconosciuto “che in Lui ciò che a noi sembra opposto si ricompone in unità”. Il vescovo, col suo approdo nel continente europeo, per unirsi a una delle prime comunità cristiane, collegò “Oriente e Occidente”, ha spiegato Prevost. Egli rappresenta un modello di “speranza”. In “un mondo a pezzi” portò, infatti, l’attenzione su Gesù. Il Messia “non è un muro che separa, ma una porta che ci unisce. Occorre rimanere in lui e distinguere la realtà dalle ideologie”, ha aggiunto il pontefice. “Come Ireneo a Lione nel secondo secolo, così in ognuna delle nostre città torniamo a costruire ponti dove oggi ci sono muri - ha concluso l’udienza -. Apriamo porte, colleghiamo mondi e ci sarà speranza”. 

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