Papa: povertà, persecuzione e solitudine, ‘tappe’ della vita del discepolo

Il discepolo è povero, nel senso che non è attaccato alle ricchezze e questo è il primo passo. E’ poi povero perché “è paziente davanti alle persecuzioni piccole o grandi”, e – terzo passo – è povero perché entra in quello stato d’animo di sentirsi abbandonato alla fine della vita. Lo stesso cammino di Gesù.

di Franco Pisano

Città del Vaticano (AsiaNews) – Lasciare le ricchezze, accettare le persecuzioni a causa del Vangelo e sentirsi soli, alla fine della vita. Sono le tre “forme di povertà” alle quali è chiamato il discepolo di Gesù delle quali ha parlato papa Francesco nell’omelia della messa celebrata stamattina a Casa santa Marta.

Il Papa ha preso spunto dall’Orazione colletta nella quale si sottolinea che tramite San Luca, il Signore ha voluto rivelare la sua predilezione per i poveri e dal brano del Vangelo (Lc 10,1-9) che parla dell’invio dei 72 discepoli in povertà: “non portate borsa, né sacca, né sandali”.

La prima “tappa” della povertà nella vita dei discepoli è quella di essere distaccati dalle ricchezze ed è “la condizione per iniziare la strada del discepolato”. Consiste nell’avere un “cuore povero”, tanto è vero che “se nel lavoro apostolico ci vogliono strutture o organizzazioni che sembrano essere un segno di ricchezza, usateli bene – ma distaccati”, è il monito del Papa. Il giovane ricco del Vangelo, infatti, ha commosso il cuore di Gesù, ma non è stato poi capace di seguire il Signore perché aveva “il cuore attaccato alle ricchezze”. “Se tu vuoi seguire il Signore, scegli la strada della povertà e se tu hai ricchezze perché il Signore te le ha date, per servire gli altri, ma il tuo cuore, staccato. Il discepolo non deve avere paura della povertà, anzi: dev’essere povero”, ha ribadito Francesco.

La seconda forma di povertà è quella delle persecuzioni. Sempre nel brano del Vangelo odierno, infatti, il Signore invia i discepoli “come agnelli in mezzo ai lupi”. E anche oggi ci sono tanti cristiani perseguitati per il Vangelo e calunniati. “Ieri – ha raccontato Francesco - nell’Aula del Sinodo un vescovo di uno di questi Paesi dove c’è persecuzione ha raccontato di un ragazzo cattolico preso da un gruppo di ragazzi che odiavano la Chiesa, fondamentalisti; è stato picchiato e poi buttato in una cisterna e buttavano il fango e alla fine, quando il fango è arrivato al collo: ‘Dì per l’ultima volta: tu rinunci a Gesù Cristo?’ – ‘No!’. Hanno buttato una pietra e l’hanno ammazzato. L’abbiamo sentito tutti. E questo non è dei primi secoli: questo è di due mesi addietro! E’ un esempio. Ma quanti cristiani oggi soffrono le persecuzioni fisiche: ‘Oh, questo ha bestemmiato! Alla forca!’”.

“La persecuzione della calunnia, delle dicerie e il cristiano sta zitto, tollera questa ‘povertà’. Alle volte è necessario difendersi per non dare scandalo … Le piccole persecuzioni nel quartiere, nella parrocchia … piccole, ma sono la prova: la prova di una povertà. E’ il secondo modo di povertà che ci chiede il Signore. Il primo, lasciare le ricchezze, non essere con il cuore attaccato alle ricchezze; il secondo, ricevere umilmente le persecuzioni, tollerare le persecuzioni. Questa è una povertà”.

C’è, poi, una terza forma di povertà: quella della solitudine, dell’abbandono. Ne dà un esempio la Prima Lettura di oggi, tratta dalla Seconda lettera a Timoteo, nella quale il “grande Paolo”, “che non aveva paura di nulla”, dice che nella sua prima difesa in tribunale, nessuno lo ha assistito: “tutti mi hanno abbandonato”. Ma aggiunge che il Signore gli è stato vicino e gli ha dato forza.

L’abbandono del discepolo è quello che può accadere ad un ragazzo o ad una ragazza di 17 o 20 anni, che con entusiasmo lasciano le ricchezze per seguire Gesù, poi “con fortezza e fedeltà” tollerano “calunnie, persecuzioni quotidiane, gelosie”, “le piccole o le grandi persecuzioni”, e alla fine il Signore gli può chiedere anche “la solitudine della fine”. “Io penso all’uomo più grande dell’umanità, e questa qualifica viene dalla bocca di Gesù: Giovanni Battista; l’uomo più grande nato da donna. Grande predicatore: la gente andava da lui a farsi battezzare. Come è finito? Solo; nel carcere. Pensate, voi, cosa è una cella e cosa erano le celle di quel tempo, perché se queste di adesso sono così, pensate a quelle … Solo, dimenticato, sgozzato per la debolezza di un re, l’odio di un’adultera e il capriccio di una ragazza: così finì l’uomo più grande della Storia. E senza andare così lontano, tante volte nelle case di riposo dove ci sono i sacerdoti o le suore che hanno speso la loro vita nella predicazione, si sentono soli, solo con il Signore: nessuno li ricorda”.

Una forma di povertà che Gesù ha promesso a Pietro stesso, dicendogli: “Quando eri ragazzo, tu andavi dove volevi; quando sarai vecchio, ti porteranno dove tu non vuoi”. Il discepolo è, quindi, povero, nel senso che non è attaccato alle ricchezze e questo è il primo passo. E’ poi povero perché “è paziente davanti alle persecuzioni piccole o grandi”, e – terzo passo – è povero perché entra in quello stato d’animo di sentirsi abbandonato alla fine della vita. Lo stesso cammino di Gesù, infatti, finisce con quella preghiera al Padre: “Padre, Padre, perché mi hai abbandonato?”. L’invito conclusivo del Papa è stato, allora, di pregare per tutti i discepoli, “preti, suore, vescovi, papi, laici”, perché “sappiano percorrere la strada della povertà come il Signore vuole”.

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