Parlamentari Asean: 'Troppe leggi restringono la libertà religiosa nei nostri Paesi'

L'appello lanciato da un gruppo di deputati delle dieci nazioni che formano l'organismo di cooperazione regionale: "Si smetta di utilizzare espressioni come 'ordine pubblico' o 'armonia' per imporre divieti immotivati su diritti fondamentali".

di Stefano Vecchia

Bangkok (AsiaNews) - Dai parlamentari del sud-est asiatico impegnati per il rispetto dei diritti umani arriva l’appello ai propri governi a “fare di più per garantire la libertà religiosa, proteggere le minoranze e smettere di utilizzare espressioni come ‘ordine pubblico’ e ‘armonia’ come giustificazione per imporre restrizioni immotivate su questi diritti fondamentali”.

L’appello è stato lanciato dal gruppo ASEAN Parliamentarians for Human Rights (Aphr) presentando il rapporto Restricting Diversity: Mapping Legislation on Freedom of Religion or Belief in Southeast Asia. Una iniziativa che, nelle parole del parlamentare indonesiano Taufik Basari, intende mostrare “che molte leggi che impediscono, limitano e reprimono le libertà religiose restano attive e sono attuate in tutta l’area. Questo rapporto è un promemoria sul fatto che, nonostante tutti i risultati positivi per attuare la coesistenza in un’Asia sudorientale plurale, ci sono ancora molti problemi da risolvere e situazioni che dovrebbero essere migliorate”.

Il rapporto disegna un panorama delle leggi e regolamenti che riguardano il diritto alla libertà di religione o credo nell’area dell'Asean (l'associazione dei Paesi del sud-est asiatico). Dieci Paesi diversi per regimi politici, livello di sviluppo, dimensioni economiche e peso strategico che nei 55 anni dalla nascita dell’istituzione e fino ad oggi hanno realizzato un cammino concreto sul piano delle facilitazioni commerciali, doganali e di transito di cittadini, ma restano ben lontani da avere raggiunto integrazione politica, un uguale livello di sensibilità democratica o dei diritti umani e univocità nel rispondere alle proprie crisi interne o internazionali.

La “carta religiosa”, inoltre, tende ad essere giocata senza scrupoli per giustificare l'identità nazionale, sollecitare il nazionalismo o discriminare le minoranze, perlopiù per opportunità politica ma con effetti destabilizzanti per i gruppi che ne subiscono le conseguenze. “Sicurezza nazionale e ordine pubblico - si legge ad esempio nel rapporto - sono spesso stati utilizzati come pretesto per limitare la libertà delle minoranza religiose, inclusi gli Ahmadiyah, gli Sciiti, i Testimoni di Geova e altri, mentre leggi contro la blasfemia sono spesso utilizzate per criminalizzare alcuni gruppi religiosi critici verso lo Stato, il governo o l’establishment religioso della maggioranza, in flagrante violazione degli standard internazionali dei diritti umani". .

Da qui l’impegno della politica più sensibile o impegnata a sollecitare un cambio di direzione e l’appello ai membri dei Parlamenti regionali a sostenere pienamente i diritti di credo e pratica religiosa, lavorando per cancellare o modificare le leggi che violano libertà spesso previste nelle loro Costituzioni, proponendo nel contempo provvedimenti che promuovano società più aperte, solidali e integrate.

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