Ranchi, il pastore decapitato era un tribale, un essere 'periferico'

Il rev. Abraham Tigga Topno è stato sequestrato la notte del primo maggio, picchiato e decapitato. I cristiani tribali “sfruttati ed emarginati” più di tutti gli altri. “Interessi di parte vogliono dividerci”. Duplice accusa contro i cristiani: “Maoisti, ma anche anti-nazionali”.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) – Il pastore cristiano pentecostale decapitato vicino Ranchi, in Jharkhand, era un tribale. È quanto rivela ad AsiaNews mons. Paschal Topno, arcivescovo emerito di Bhopal, in Madhya Pradesh. Secondo il prelato, il motivo reale dell’assassinio del reverendo è da ricercare proprio nelle sue origini aborigene. “Essere cristiani tribali in India – afferma – vuol dire essere periferici. I cristiani tribali affrontano le più grandi sfide”.

Intanto proseguono le indagini della polizia per individuare i colpevoli dell’omicidio del rev. Abraham Tigga Topno, sequestrato la notte del primo maggio, picchiato e decapitato. Accanto al suo corpo esanime è stato ritrovato un biglietto con la firma dei presunti killer, un gruppo armato maoista dal nome People’s Liberation Guerrilla Army (Plga).

Anche mons. Topno ha origini tribali e conosce le forme di emarginazione e sopruso cui sono sottoposti i gruppi etnici. Egli lamenta che “noi cristiani tribali siamo accusati di essere a favore dei Naxalite [nome che indica i guerriglieri maoisti in India, ndr]. Queste false accuse vengono pronunciate per tormentarci. Allo stesso tempo, siamo incolpati di essere anti-nazionali, veniamo molestati dai gruppi radicali, che tentano di seminare il sospetto persino tra i nostri fratelli tribali”.

L’arcivescovo aggiunge: “Io sono un tribale di etnia Munda e [mi accorgo] che interessi di parte vogliono dividerci sulla base della nostra identità tribale cristiana o delle religioni animiste degli antenati. Non è raro il nostro essere boicottati dalla società”. Inoltre, conclude, “con la legge anti-conversione e quella sul possesso dei terreni, i tribali soffrono a causa di ulteriori forme d’emarginazione e sfruttamento”. La legge anti-conversione cerca di mantenere salda la struttura castale della società, condannando i tribali a una forma di quasi schiavitù; la legge sul possesso dei terreni permette a chiunque sia ricco di impossessarsi delle terre delle tribù.

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