Resta in cella l’intellettuale musulmano Tariq Ramadan, accusato di stupro

I giudici di appello francesi hanno respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dai suoi legali. Il regime carcerario è compatibile con la malattia e le cure necessarie. Per i giudici esiste il pericolo di fuga, reiterazione del reato e pressioni sulle vittime. Perde sostenitori la campagna promossa per la sua scarcerazione.

Parigi (AsiaNews/Agenzie) - La corte di appello di Parigi ha respinto ieri pomeriggio la richiesta di libertà avanzata dai legali del teologo e intellettuale musulmano Tariq Ramadan, accusato di violenza sessuale da quattro donne e in carcere dal febbraio scorso. Nel corso dell’udienza - in cui non era presente il 55enne islamologo di origine svizzera - la difesa ha ricordato i problemi di salute dell’uomo e denunciato le “contraddizioni” fra i testi.

“Ramadan non ha nulla da fare in prigione” ha dichiarato Emmanuel Marsigny, uno dei suoi legali. “Può essere rimesso in libertà. Abbiamo proposto una cauzione - ha aggiunto l’avvocato - i domiciliari, la restituzione del suo passaporto. Tutto questo mi sembra sufficiente e necessario“. “Non vi è alcuna ragione - ha concluso - per proseguire il regime di custodia cautelare ai danni di Tariq Ramadan”.

Il 4 maggio scorso i giudici avevano respinto già una volta la richiesta di scarcerazione, giudicando compatibile con il regime carcerario la sua malattia (sclerosi a placche) e le cure di cui necessita. La procura generale insiste sulla permanenza in prigione per assicurarsi che l’intellettuale musulmano resti in Francia, che non reiteri i reati e che non eserciti pressioni sulle vittime.

L’inchiesta è partita nell’ottobre scorso in seguito alla denuncia di due donne, sulla scia dello scandalo Henri Weinstein [il produttore cinematografico accusato di ripetute violenze ai danni di attrici, ndr] divampato negli Stati Uniti. Il primo interrogatorio ufficiale a carico di Ramadan è in programma per il prossimo 5 giugno. Per la prima volta egli siederà davanti ai giudici per rispondere delle accuse mosse a suo carico. In questi mesi i suoi sostenitori hanno promosso una campagna intitolata “Liberate Tariq Ramadan”, denunciando quelle che definiscono “bugie” delle vittime. Tuttavia, questa iniziativa si è andata attenuando nel tempo anche a fronte dei dettagli che emergono nella vicenda.

Tariq Ramadan, 55 anni, svizzero di famiglia egiziana (è nato a Ginevra), è il nipote del fondatore dei Fratelli musulmani Hasan al-Banna, organizzazione nel recente passato al potere in Egitto con l’ex presidente Morsi e oggi dichiarata fuorilegge.  Egli è assai popolare nella cerchia degli ambienti conservatori musulmani, mentre è oggetto di forti critiche dal mondo laico che lo considera un estremista. Secondo le voci critiche egli è accusato di perseguire un progetto di infiltrazione islamica radicale e di essere anti-semita. Accuse che egli ha sempre respinto con forza, come il fatto di coprire gli ambienti radicali e di spingere le giovani musulmane a portare il velo.

 

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