Tirana, leader cristiani: I seguaci di Gesù si uniscano davvero contro la persecuzione

La Consultazione organizzata in Albania dal Global Christian Forum insieme al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ai pentecostali e agli evangelici riunisce 145 leader religiosi. Nel documento finale un appello a rilanciare l’unità dei cristiani per sostenere coloro che soffrono in nome della fede. La comunità internazionale “faccia di più contro i conflitti in corso e fermi il traffico di armi”. Il testo completo, traduzione a cura di AsiaNews.

Tirana (AsiaNews) – Per la prima volta nella storia moderna del cristianesimo, i leader di alto livello e i rappresentanti di varie tradizioni cristiane si sono riuniti insieme per ascoltare, imparare e sostenere le chiese e i fedeli perseguitati e discriminati nel mondo moderno. Questo incontro globale ha riunito 145 persone dal 2 al 4 novembre 2015 a Tirana, Albania, una nazione che venne dichiarata atea dalla Costituzione approvata nel 1967 e che oggi vede un fiorire di chiese in una situazione di libertà religiosa, anche se alcune discriminazioni possono rimanere.

Questa Consultazione – intitolata “Discrimination, persecution, martyrdom: Following Christ together (Discriminazione, persecuzione, martirio: seguire insieme Cristo)” – è sostenuta dal Global Christian Forum insieme al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (della Chiesa cattolica); al Pentecostal World Fellowship; alla World Evangelical Alliance e al Consiglio mondiale delle chiese. È stata organizzata in stretta collaborazione con la Chiesa ortodossa autocefala d’Albania, la Conferenza episcopale albanese e l’Alleanza evangelica.

Ci siamo riuniti perché la discriminazione, la persecuzione e il martirio di cristiani e persone di altre fedi religiose sono in crescita nel mondo contemporaneo, per una complessa varietà di fattori in realtà e contesti diversi. A causa della loro fede in Cristo, i cristiani possono essere esposti a tutte le forme di persecuzione, di sofferenza e di martirio; questo perché il mondo, pieno di peccato, è contrario al Vangelo della salvezza. Ma sin dai primi tempi i cristiani hanno fatto l’esperienza della speranza e della realtà della Resurrezione, attraverso la Via Crucis. Insieme seguiamo Gesù poiché siamo “affamati e assetati di giustizia” per tutti.

La vita della Chiesa, per secoli, è stata testimone costante in due modi diversi: la proclamazione del Vangelo di Cristo e la testimonianza attraverso il sangue dei martiri. Il 21mo secolo è pieno di storie commoventi di fedeli che hanno pagato la loro dedizione a Cristo attraverso sofferenze, torture ed esecuzioni. I martiri cristiani ci uniscono in un modo che avremmo difficilmente immaginato. Riconosciamo che la solidarietà fra le Chiese cristiane è necessaria per rafforzare la testimonianza cristiana davanti a discriminazione, persecuzione e martirio. Nel 21mo secolo abbiamo bisogno con urgenza di rinforzare la solidarietà di tutti i cristiani, a seguito di quanto abbiamo raggiunto con studio e discernimento durante questa Consultazione.

Ci pentiamo di esserci perseguitati a vicenda in alcuni periodi e di aver perseguitato durante la Storia i membri di altre comunità religiose, e chiediamo il perdono reciproco pregando affinché arrivino nuove strade per seguire Cristo insieme.

In comunione con Gesù ci impegniamo a:

  1. Ascoltare di più le esperienze dei cristiani, delle chiese e di coloro che sono discriminati e perseguitati, approfondendo il nostro impegno con le comunità che soffrono.
  2. Pregare di più per le chiese, i cristiani e tutti coloro che sono discriminati e perseguitati, così come per la trasformazione di coloro che discriminano e perseguitano.
  3. Parlare di più, con rispetto e dignità, con una voce comune chiara e forte, in nome di coloro che soffrono.
  4. Fare di più nella comprensione reciproca, per trovare strade efficaci di solidarietà e sostegno per la cura, la riconciliazione e la libertà religiosa di tutti coloro che sono oppressi e perseguitati.

Ascoltando le esperienze di coloro che vanno incontro a tempi difficili, pregando e cercando insieme nuove vie per seguire il Cristo in queste realtà la Consultazione si appella a:

  1. Tuti i cristiani, affinché includano sempre più nelle proprie preghiere coloro che sono discriminati, perseguitati e sofferenti per il compimento del Regno di Dio.
  2. Tutte le organizzazioni cristiane di livello nazionale, regionale e locale e di varie tradizioni: imparate, pregate e lavorate insieme per i perseguitati, in modo che possano essere sostenuti al meglio.
  3. Tutte le Chiese, affinché si impegnino di più nel dialogo e nelle cooperazione con altre comunità di fede, in modo da essere “astute come serpenti e innocenti come colombe” rimanendo vigilanti, attente e senza paura davanti alla discriminazione e alla persecuzione.
  4. Tutti i persecutori che discriminano e opprimono i cristiani, violando i diritti umani, affinché cessino i loro abusi e affermino il diritto di ogni essere umano alla vita e alla dignità.
  5. Tutti i governi, perché rispettino e proteggano la libertà di religione e di coscienza di tutti come diritto umano fondamentale. Ci appelliamo anche alle organizzazioni internazionali, che devono rispettare e proteggere i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà da minacce e violenze commesse in nome della religione. Chiediamo loro inoltre di lavorare per la pace e la riconciliazione, cercando la risoluzione dei conflitti in corso e fermando il flusso delle armi, in modo particolare quelle destinate a chi viola i diritti umani.
  6. Tutti i media, che dovrebbero riportare in maniera appropriata e non settaria ogni violazione alla libertà religiosa, inclusa la discriminazione e la persecuzione dei cristiani e quella di ogni altra comunità religiosa.
  7. Tutte le istituzioni legate all’educazione: sviluppate opportunità e strumenti per insegnare ai giovani in modo particolare i diritti umani, la tolleranza religiosa, la cura della memoria e le ostilità del passato, e ogni mezzo pacifico per risolvere i conflitti e cercare la riconciliazione.
  8. Tutte le persone di buona volontà. Possano lavorare per la giustizia, la pace e lo sviluppo, riconoscendo che la povertà e la mancanza di rispetto nei confronti della dignità umana sono i fattori che contribuiscono di più alla violenza. 

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