Tre turiste Usa espulse dall’India perché “convertivano i poveri”

Il New Age Hindutva Group ha arrestato le tre donne, insieme ad alcuni protestanti indiani, e ha fatto pressioni sulla polizia per cacciarle dal Paese. L’accusa non è stata provata, ma le donne devono andarsene.

di Nirmala Carvalho

Kottayam (AsiaNews) – A tre turiste statunitensi é stato chiesto di lasciare l’India per le lamentele presentate contro di loro e contro pastori evangelici locali. L’accusa è quella di convertire “famiglie povere” al cristianesimo nell’area costiera di Alappuzha, in Kerala. La polizia ha però dichiarato che le tre turiste sono state obbligate a partire perché hanno violato le regole sui visti turistici, cercando di partecipare a attività e riunioni di gruppo organizzate. L’ispettore di polizia J Santhoshkumar che sta compiendo le indagini ha detto che le tre donne Shelly Louise Deeds, infermiera in Pennsylvania, sua figlia Katelyn Heather Deeds (15 anni) e Diane Gean Harrington, insegnante in Wisconsin sono arrivate 15 giorni fa e i loro visti turistici erano validi fino al novembre 2011.

Le donne e tre uomini di Kottayam (Kerala), sono stati fermati da un gruppo di fanatici indù del New Age Hindutva Group il 13 giugno, e consegnati alla polizia con l’accusa di essere coinvolti in conversioni religiose nel villaggio di Thrikkunnappuzha, colpito dallo tsunami nel 2004. Gli attivisti indù prima li hanno arrestati e poi hanno chiamato la polizia. Sembra che le arrestate abbiano detto alla polizia di essere delle turiste. L’ironia della storia è che il New Age Hindutva Group, che ha sporto la denuncia contro le americane, è molto attivo nella propagazione dell’induismo negli Stati Uniti.

L’ispettore di polizia ha detto di non aver trovato prove sulle attività di conversione; ma le donne hanno partecipato a sedute religiose e di preghiera. “Dal momento che avevano dei visti da visitatore, e dal momento che la legge del Paese non consente loro di partecipare a nessun incontro organizzato, o ad attività di gruppo, preghiere incluse, e dal momento che non era chiaro quali fossero le loro intenzioni è stato chiesto di partire, e le donne si sono dette d’accordo. Non c’è stata nessuna deportazione, e adesso stanno aspettando i biglietti di ritorno” ha dichiarato il responsabile di distretto Asok Kumar.

Padre Pauk Thelakat, portavoce del Sinodo siro-malabarese ha dichiarato ad AsiaNews: “E’ stata una reazione irriflessa dal parte della polizia. Possono prendere la legge alla lettera, e possono avere qualche giustificazione. Ma la possibilità più reale è che qualche fondamentalista indù abbia creato un problema, e la polizia ha acconsentito”.

Padre Paul, che è anche direttore dell’influente giornale “Satyadeepam” (Luce di verità) ha notato che “Il rapporto fa capire che le ‘famiglie povere’ sono troppo povere per prendere una decisione in materia di religione e possono essere facilmente comprate con denaro. E i poveri devono essere protetti dagli indù di alta casta a salvare la loro fede. Questo è ridicolizzare i poveri e considerarli al di sotto degli esseri umani. Anche se sono poveri sono in grado di prendere decisioni sulla loro religione e gli altri non devono preoccuparsi della loro fede. Lasciamo che si occupino loro, della loro fede, e non permettiamo che i protettori dell’indusimo proteggano la fede dagli stranieri. Questa mentalità è basata sulle caste, e disprezza i poveri”.

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