Vescovo di Tripoli a Italia e forze Nato: Una tregua per rispetto delle vite umane

Mons. Martinelli invita i Paesi coinvolti nella guerra a un atto di umanità nei confronti del popolo libico e dice basta con i pregiudizi e le falsità contro la Libia e Gheddafi. Ieri, in migliaia ai funerali di Stato del figlio del rais. A Tripoli saccheggiata l’ambasciata italiana.

Tripoli (AsiaNews) – “L’Italia e le forze Nato organizzino una tregua di una settimana, per rispetto della vita umana, della famiglia e della Libia. È  un atto di umanità e i libici sono sensibili a questi gesti, nonostante la rabbia provocata dalla guerra”. E’ quanto afferma ad AsiaNews, mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli. Dopo la morte del figlio e di tre nipoti di Gheddafi, il prelato lancia un appello a tutti i Paesi coinvolti nella guerra contro la Libia per fermare il lancio di bombe e l’uccisione di civili.  

“La popolazione – sottolinea mons. Martinelli è stremata dalle continue esplosioni e chiede a gran voce la fine delle ostilità”. Il prelato dice che occorre comprendere  qual è il dolore per una bomba che distrugge una casa e che porta via delle vite”.

Ieri a Tripoli si sono celebrati i funerali di Stato di Saif Al-Arab Gheddafi, i figlio minore del rais, ucciso lo scorso 30 aprile insieme a due nipoti, durante un raid Nato contro il Bab al-Aziziya, fortezza privata di Gheddafi. La cerimonia è durata quattro ore e ha raccolto  i membri del governo, i familiari e gran parte della popolazione della capitale, ma non Gheddafi assente per ragioni di sicurezza.  Mons. Martinelli era presente al funerale insieme alle delegazioni religiose del Paese e critica chi mette in dubbio la reale identità del morto, aumentando la rabbia e l’odio non solo della famiglia del rais, ma del popolo libico.

“Quando mi hanno invitato ad andare al funerale – racconta - io ho accettato perché è un atto di pietà”. “Io ho visto il corpo del ragazzo – sottolinea - come si può dire che è tutta una farsa?”. Il prelato spiega che questo atteggiamento di falsità reciproca è terribile  e  alimenta i pregiudizi senza fine nei confronti della Libia e di Gheddafi.

Secondo mons. Martinelli il governo italiano, prima grande amico e sostenitore del rais deve cambiare rotta e dire “basta” al lancio di bombe e aprire il dialogo con il governo, per evitare un escalation di odio e di rappresaglie. “Come si può pretendere che Gheddafi stia tranquillo – spiega – è ovvio che lui reagirà mandando migliaia di immigrati in Italia, proprio perché i governi si rifiutano di dialogare con lui”. (S.C.)  

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