Astana (AsiaNews) - Il vecchio parlamento del Kazakistan non esiste più, e non è ancora stato eletto quello nuovo. Dopo l'entrata in vigore della nuova Costituzione, la Commissione elettorale centrale ha annunciato per il 23 agosto la data delle elezioni parlamentari del Kurultaj, la nuova Assemblea popolare, e approvato il calendario della campagna elettorale; già dal 23 luglio i partiti dovrebbero entrare in lizza, presentare i propri programmi e iniziare a contendersi i voti, ma il vero mistero, a quanto pare, non è chi otterrà la maggioranza, bensì chi riuscirà o meno ad entrare in parlamento, e come si distribuiranno le forze tra i partecipanti.
Nell'aprile di quest'anno era stata annunciata la creazione del nuovo partito Adilet. Circolavano voci sulla possibile nascita di un altro partito o sulla fusione di partiti minori, ma alla fine il consolidato gigante politico è stato assorbito nel partito di nuova formazione, i cui fondatori includono persone che avevano partecipato alla stesura della nuova Costituzione.
Circolavano diverse voci, scenari di fusione e indiscrezioni. “Oggi il Paese non ha bisogno di nuove linee di divisione, ma di nuovi punti di unificazione, e in questo momento cruciale dobbiamo unire le nostre risorse con il nuovo partito politico Adilet, come parte di un'unica forza filo-presidenziale, per costruire un Kazakistan giusto e progressista”, ha dichiarato il presidente del vecchio partito di maggioranza Amanat, Erlan Košanov.
Il rebranding degli asset di Amanat è stato effettuato piuttosto rapidamente, ma il partito esiste ancora legalmente, e probabilmente rimarrà “in disparte” per qualche tempo; i deputati del Maslakhat eletti da Amanat mantengono ancora i loro mandati, e la formalizzazione della fusione con Adilet potrebbe richiedere del tempo. Amanat si è comunque ritirata dalle elezioni del Kurultaj, e in questo modo i due partiti filo-presidenziali hanno raggiunto un consenso piuttosto astuto, su una linea d'azione unitaria e sulle riforme del presidente Tokaev.
Altri partiti sono rimasti sostanzialmente invariati, ma alcuni hanno nuovi presidenti: il Partito Popolare del Kazakistan, Ak Žol e Auyl hanno tutti una nuova leadership, mentre Respublica ha mantenuto il suo precedente leader, l'Osdp non ha annunciato pubblicamente un cambio di presidente, e in Baytak si sta profilando un nuovo conflitto per la leadership del partito. L'eleggibilità al nuovo parlamento sarà limitata alle liste di partito, pertanto il principale elemento di interesse non è più quali partiti si presenteranno, ma chi includeranno esattamente nelle loro liste. Non esistono più collegi uninominali, e ora saranno i partiti stessi a poter entrare nel Kurultaj con la propria bandiera e il proprio programma.
Per ora si può soltanto ipotizzare cosa conterrà il programma elettorale di ciascun partito, e non si saprà con certezza fino al 23 luglio. Nel frattempo, i partiti si stanno preparando attivamente all'inizio della campagna elettorale, tenendo congressi e approvando le proprie liste. Attualmente l'Osdp ha presentato la lista di candidati più breve, limitandosi a 33 persone, Respublica aveva precedentemente approvato una lista di 76 persone, Ak Žol 63, Auyl 69, il Partito Popolare del Kazakistan 72 e Baytak 53. Adilet a sua volta pubblicherà a giorni la sua lista, che sarà probabilmente la più ampia.
L'identità esatta dei candidati presenti in queste liste richiederebbe un'analisi a parte, ma il numero elevato di aspiranti già la dice lunga sulle ambizioni di ciascun partito. Il politologo russo Roman Juneman, esperto di Kazakistan, non esclude la possibilità che inizialmente il Kurultaj fosse stato concepito come l’insieme di due partiti filo-presidenziali, uno vagamente di sinistra, l'altro vagamente di destra, ma a giudicare dagli sviluppi attuali quest'idea è stata abbandonata. A suo parere, “non è del tutto chiaro perché fosse necessario complicare la struttura con due partiti filo-presidenziali, uno schema difficile da spiegare allo stesso elettorato, soprattutto quando si tratta di dipendenti del settore pubblico, medici, insegnanti, impiegati statali e le loro famiglie”.
Secondo Juneman, le nicchie-chiave del partito sono già formalmente occupate: ci sono programmi per il mondo degli affari, per le zone rurali, per l'ambiente e per la democrazia sociale, ma il centro politico, a quanto pare, rimane nelle mani del nuovo partito di governo che “occupa già una nicchia di centrosinistra, quindi il sistema non ha bisogno di un concorrente socialdemocratico forte e separato”. La competizione politica in Kazakistan esiste di fatto all'interno di un sistema in cui i confini di ciò che è lecito sono chiaramente definiti. I partiti rimangono parte integrante del sistema politico generale, più che altro come “dei riempitivi all'interno di un sistema più che altro decorativo”. Tuttavia, secondo l'esperto, anche questo modello può essere vantaggioso, e ciò non rende i nuovi Kurultaj o i partiti istituzioni inutili: molto dipenderà da chi i partiti eleggeranno in parlamento nelle loro liste, e da quanto questi deputati saranno disposti ad affrontare le preoccupazioni degli elettori.





















