Le pressioni contro l'attivismo civico in Asia centrale

Secondo la sessione plenaria sulle libertà fondamentali dell'Ocse in tutti e cinque i Paesi della regione la repressione sta assumendo nuove forme, estendendosi sempre più alla sfera digitale e oltre i confini nazionali.

di Vladimir Rozanskij

Varsavia (AsiaNews) - Secondo la sessione plenaria sulle libertà fondamentali della Conferenza di Varsavia sull'attuazione della dimensione umana dell'OSCE, tenutasi in questo ottobre 2026, le libertà civili in Asia centrale rimangono sotto forte pressione. Nonostante la portata e la natura della repressione varino nei cinque Paesi, gli eventi dell'ultimo anno indicano un modello crescente di preoccupanti tendenze regionali.

In tutta la regione il legittimo attivismo civico è spesso visto come una minaccia alla sicurezza nazionale, alla stabilità e alla coesione sociale, mentre le critiche al governo vengono etichettate come “false” e “diffamatorie”. Le organizzazioni indipendenti della società civile, in particolare quelle che ricevono finanziamenti esteri, sono soggette a un maggiore controllo, stigmatizzazione e molestie. La libertà di riunione pacifica rimane gravemente limitata e l'impunità è diffusa per le gravi violazioni dei diritti umani legate alla repressione delle proteste di massa. Difensori dei diritti umani, attivisti, giornalisti, blogger e altri cittadini critici sono sempre più soggetti a persecuzioni, tra cui procedimenti penali, arresti e incarcerazioni.

La repressione sta assumendo nuove forme, estendendosi sempre più alla sfera digitale e oltre i confini nazionali. Le organizzazioni indipendenti della società civile in Asia centrale operano in un contesto sempre più difficile: sebbene i quadri giuridici e normativi e le condizioni operative varino significativamente tra i cinque Paesi, le sfide comuni includono ostacoli alla registrazione, un controllo eccessivo, restrizioni e retorica ostile, in particolare nei confronti delle organizzazioni che ricevono finanziamenti esteri, crescenti pressioni sui gruppi che si occupano di non discriminazione, diritti delle minoranze e altre questioni delicate e ridotte opportunità di finanziamento, che minano la capacità delle associazioni di svolgere le proprie attività.

In Kirghizistan la restrittiva legge sui “rappresentanti stranieri” adottata nel 2024 continua ad avere un significativo effetto dissuasivo sulla società civile. Ha portato a una diffusa autocensura tra le organizzazioni, in particolare quelle che operano nel campo dei diritti umani, nonostante il fatto che solo poche di esse si siano ufficialmente registrate come “rappresentanti stranieri”. Nell'agosto 2026 il presidente Sadyr Žaparov ha invocato punizioni severe per i presunti “nemici del popolo”, accusandoli di agire sotto l'influenza di forze straniere, di ricevere finanziamenti da queste ultime e di cercare di destabilizzare il Paese.

In Kazakistan le autorità hanno citato presunte preoccupazioni in materia di trasparenza e sicurezza, per inasprire i requisiti di rendicontazione per le organizzazioni che ricevono finanziamenti esteri per determinate attività fondamentali, a partire da gennaio 2026. Il registro pubblico è stato ampliato per includere non solo i nomi di tali organizzazioni, ma anche le fonti e gli importi dei finanziamenti esteri che ricevono. In Uzbekistan le organizzazioni della società civile continuano a dover affrontare onerose restrizioni all'accesso ai finanziamenti esteri, tra cui l'obbligo di ottenere l'approvazione preventiva delle autorità giudiziarie per qualsiasi importo superiore all'equivalente di circa 3.700 dollari.  In Tagikistan le organizzazioni sono soggette a un eccessivo controllo e a obblighi di rendicontazione, anche per quanto riguarda i finanziamenti esteri, in un contesto in cui la retorica ufficiale spesso dipinge i rappresentanti della società civile come potenziali minacce, piuttosto che come legittimi partecipanti alla vita pubblica. Nel luglio 2026 il presidente Emomali Rakhmon ha chiesto un ulteriore rafforzamento del controllo e della trasparenza finanziaria per le associazioni.

In Turkmenistan la legislazione nazionale conferisce alle autorità ampi poteri di controllo sulle associazioni pubbliche, compresi i progetti finanziati dall'estero. Il settore è dominato da organizzazioni statali e sostenute dallo Stato, e il contesto strettamente controllato limita significativamente lo spazio operativo delle associazioni registrate, impedendo loro di analizzare o criticare le politiche statali. Oltre a una legislazione restrittiva, a pratiche arbitrarie e a una retorica ostile, le organizzazioni della società civile in Asia centrale, comprese quelle in esilio per motivi di sicurezza, hanno subito una significativa riduzione dei finanziamenti internazionali, mentre i finanziamenti nazionali rimangono estremamente limitati. Di conseguenza, un numero crescente di organizzazioni fatica a mantenere le proprie attività principali e a fornire assistenza ai gruppi. La libertà di riunione pacifica è gravemente limitata in tutta l'Asia centrale, e le autorità spesso considerano le assemblee pacifiche principalmente come una minaccia all'ordine pubblico, piuttosto che l'esercizio di un diritto fondamentale.

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