La guerra degli orsi del Cremlino

Al recente Forum di Valdaj, Putin si è lamentato e ha minacciato allo stesso tempo. Uno spettacolo ormai prevedibile, che include il disaccordo su una tregua energetica, la promessa di conquistare finalmente il Donbass e la tattica intimidatoria secondo cui nessuno possiede armi come quelle della Russia,

di Stefano Caprio

Gli orsi stanno seminando il panico in Russia: dall'inizio dell'anno si sono verificati 42 attacchi contro persone in 11 regioni, e nella regione siberiana di Krasnojarsk hanno ucciso sette persone. Gli ambientalisti stanno cercando di capire che cosa abbia spinto gli orsi a un comportamento così aggressivo e insolito, ma secondo la giornalista di Radio Svoboda Galina Sidorova “questi tragici episodi sono un segnale esistenziale della deriva barbarica del Paese durante la guerra: forse gli orsi erano infuriati per essere stati resi emblema di Russia Unita, il partito più famigerato nella foresta politica del Cremlino, che ha appena battuto il record per le elezioni più disoneste e illegittime”.

Come spesso accade nel mondo umano, incapaci di raggiungere i livelli superiori, gli abitanti della foresta infuriati hanno riversato la loro ira sui loro vicini bipedi. Quanto agli "orsi" del Cremlino, gli “esseri celesti” al potere, la rabbia e l'incompetenza tra le loro fila hanno raggiunto un nuovo livello: l'aggressività del comando maschera la grave situazione sul campo di battaglia. Per risollevare il morale e superare la crescente debolezza, alcune reliquie del santo principe vincitore Dmitrij Donskoj sono state addirittura portate al fronte, anche se secondo alcune fonti, non confermate dalla Chiesa ortodossa russa, l'esercito russo le avrebbe perse durante la ritirata in un settore.

L'acronimo Svo (iniziali di Spetsialnaja Voennaja Operatsija, “Operazione militare speciale”), che in Russia viene ancora vergognosamente usato per mascherare la parola “guerra”, secondo Sidorova sta acquisendo un ulteriore significato, piuttosto pratico: Svo come Sredstvo Vyživanija Otbitykh, “Mezzo di sopravvivenza per i respinti”. Il livello di “repulsione”, della rabbia dei respinti, è ovviamente vario: alcuni di essi siedono ora alla Duma di Stato, la cui nuova composizione comprende 46 membri e veterani della cosiddetta Svo, 41 dei quali provenienti da Russia Unita, tra cui criminali di guerra come Nursultan Mussagaleev, che ha guidato le purghe nel territorio occupato di Buča. In Ucraina è ufficialmente sospettato di sequestro di persona, tortura ed esecuzione di civili. Altri “respinti” si sono insediati al Cremlino, lavorando per aumentare la qualità e la quantità delle minacce al mondo esterno.

La minaccia è infatti la pietra angolare del governo di Putin, delle sue politiche e della sua diplomazia, meritandogli sempre di più il titolo di Groznyj, il “minaccioso” come il primo zar Ivan “il Terribile” (appunto Groznyj) che distrusse il suo impero con una guerra dissennata nei Paesi Baltici. La spesa militare, che dovrebbe aumentare di quasi un terzo entro il 2027 e nei successivi tre anni, conferma i preparativi per una guerra lunga e intensa: quasi metà del bilancio sarà destinata all'esercito e ad altre forze di sicurezza. La Russia non accetterà alcun cessate il fuoco, come ha ripetutamente affermato, e la novità è la ormai consueta tattica di seminare il panico nel cosiddetto “Occidente collettivo”, come l'articolo di propaganda pubblicato e quasi immediatamente cancellato da Ria Novosti riguardo a una presunta “Operazione di Sicurezza della Russia” in Lituania. Il know-how della propaganda russa consiste nel lanciare palloni sonda sotto forma di materiale “pubblicato per errore”, seguito dalla spiegazione che “ai vertici” non la pensano così.

Questa tattica è stata utilizzata per la prima volta all'inizio dell'aggressione, il 26 febbraio 2022, quando un articolo è apparso sullo stesso sito web dell'agenzia di stampa statale, per poi scomparire rapidamente. Il suo autore, apparentemente anticipando le mosse del Cremlino, dichiarava che “l'Ucraina è tornata alla Russia” e che Vladimir Putin si sarebbe assunto la missione storica di risolvere definitivamente la “questione ucraina” e di "de-ucrainizzare”. Anche la minaccia nucleare viene brandita sempre più spesso non solo da figure di “ex” da tempo respinte, come l’ex-presidente Dmitrij Medvedev, o da politologi come Sergej Karaganov, o propagandisti come Vladimir Solov’ev e Dmitrij Kiselev. Anche il loro capo al Cremlino si sta facendo sentire sempre più spesso, con ciniche provocazioni nei confronti della comunità globale.

Al recente Forum di Valdaj, Putin si è mostrato fedele al suo stile: si è lamentato e ha minacciato allo stesso tempo. Sidorova descrive questo discorso “fatidico”, come lo ha definito il suo ufficio stampa, come “lamentosamente aggressivo”. Per dimostrare la sua conoscenza delle tendenze globali, lo zar ha fantasticato sul futuro, sull'intelligenza artificiale e su altre sfide tecnologiche in modalità patetiche e vili, da un uomo che a malapena sa usare il mouse di un computer, eppure che senza esitazione getta migliaia di giovani compatrioti nel fuoco della sua guerra. Alla fine è arrivata la gamma completa: “siamo stati ingannati”, unita a “non siamo stati noi a iniziare la guerra”, e dopo aver rimproverato l'Ucraina per aver colpito delle navi russe, Putin ha citato un detto chiaramente di un'altra epoca, Poluči, fašist, granatu ot sovetskogo soldata, “prendi una granata da un soldato sovietico, fascista!”.

Ciò che conta, ovviamente, è il succo di questo spettacolo prevedibile, che include il disaccordo su una tregua energetica, la promessa di conquistare finalmente il Donbass (rimandando la scadenza per la sedicesima volta), la tattica intimidatoria secondo cui nessuno possiede armi come quelle della Russia, la minaccia malcelata che il momento in cui nulla potrà più essere cambiato potrebbe arrivare inaspettatamente per tutti e infine la “pistola di Čechov” - che, se appesa al muro all'inizio della commedia, è destinata a fare fuoco - citata nel contesto dell'uso di armi nucleari. Questo suggerisce una conclusione per tutta l'umanità (non) progressista: le armi nucleari sono diventate negli ultimi decenni anche un mezzo di sopravvivenza per gli emarginati, trasformandosi in una difesa principalmente per i Paesi in cui i diritti umani e il rispetto del diritto internazionale sono inesistenti. La Corea del Nord e la Russia ne sono un esempio lampante.

Nell'ultimo anno, Putin ha fatto aperture verso una “pace separata” con gli americani, ma dal momento in cui ha intuito che erano pronti a negoziare con lui, incarnando l'indimenticabile “spirito di Anchorage” del 15 agosto 2025, ha perso il controllo: da un lato sta cercando di “azzerare” tutti i crimini di aggressione che ha commesso negli ultimi cinque anni, dall'altro si comporta come se fosse determinato a commettere quante più atrocità di guerra possibili, almeno per passare alla storia. Sotto gli occhi del mondo intero, tra stupore e rassegnazione, l'esercito russo sta distruggendo metodicamente Kiev - le sue infrastrutture, le infrastrutture vitali, i centri logistici e gli edifici residenziali - con la chiara intenzione di lasciare gli abitanti senza riscaldamento e acqua per tutto l'inverno.

Come afferma la giornalista, l'unico modo per affrontare l'orso sconfitto del Cremlino è aiutare l'Ucraina a proteggersi dalla distruzione. Strangolare Putin in un abbraccio amichevole si è rivelato un fallimento; il suo comportamento aggressivo non fa che confermare l'inutilità di qualsiasi negoziato con lui, se non per ottenere la sua capitolazione. Inoltre, il clamore che circonda il principale "orso" del Cremlino, così come è accaduto per tutta la storia dei tentativi di contattarlo dall'inizio della guerra, lo rende ancora più pericoloso per chi gli sta intorno e, semmai, contribuisce al prolungamento senza fine della carneficina. E tutto questo nonostante il fatto che il pulsante nucleare non sia in mano solo al Cremlino, e il potenziale economico e tecnologico dell'Occidente sia incomparabile a quello della Russia, isolata, e molto indebolita dalle sanzioni, oltre che dalle risposte ucraine contro le infrastrutture energetiche russe.

L'obiettivo di chi desidera dialogare con Putin non dovrebbe essere quello di sedersi al tavolo e ascoltare le sue ultime lamentele intervallate da minacce, ma di creare le condizioni necessarie per la sua capitolazione, con la consapevolezza che l'unico modo per affrontare l’orso rancoroso del Cremlino è aiutare l'Ucraina concretamente, non solo a parole o sulla carta, chiudendo i cieli e proteggendosi dalla distruzione in qualsiasi modo si ritenga necessario, prima che la Svo del grande risentimento dilaghi in tutta l’Europa, l’Asia e il mondo intero.


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