Mosca (AsiaNews) - Crescono le tensioni tra la diaspora cecena all'estero e coloro che sono rimasti nella repubblica. Chi se n'è andato parla di violazioni dei diritti umani, pressioni e russificazione della Cecenia. In patria, gli emigrati vengono accusati di essersi tagliati fuori dalle proprie radici, e di vivere secondo “regole straniere”. In questo contesto, le dure dichiarazioni pubbliche dei funzionari di Grozny non fanno altro che alimentare le tensioni. Kavkaz.Realii ha indagato su quanto sia profonda questa frattura e cosa stia accadendo ai ceceni su entrambi i lati del confine.
Dopo due guerre, la società cecena è stata fisicamente divisa: molti sono stati costretti ad andarsene, formando una grande diaspora nell'Ue e in altri Paesi. Col tempo, questa frattura ha cessato di essere puramente geografica: è emerso un profondo confronto socio-politico tra chi è rimasto nella repubblica e chi se n'è andato, che si riversa sempre più nella sfera pubblica. Le autorità cecene e i lealisti accusano gli emigrati di “essersi venduti all'Europa”, di aver abbandonato i “valori tradizionali” e di criticare la leadership della repubblica dall'estero. A loro viene detto: vivete in Occidente, dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale, si tengono parate dell'orgoglio LGBT e il Corano viene bruciato pubblicamente, eppure non fate nulla per contrastare tutto questo.
La diaspora, a sua volta, accusa le autorità di repressione, violazioni dei diritti umani e di costringere i propri compatrioti a combattere in Ucraina, accusando al contempo la leadership cecena di essere dipendente da Mosca e politicamente corrotta. Le autorità regionali e i loro sostenitori vengono accusati di “essersi venduti alla Russia, la stessa Russia che ci ha bombardato proprio ieri”. Questo scontro si estende ben oltre le dispute pubbliche, distruggendo i legami personali e familiari, persino tra coloro che vivono in Europa e che in precedenza appartenevano alla stessa famiglia, o alla stessa cerchia ristretta.
Raisa, che vive in Francia, ha vissuto in prima persona questa frattura: i suoi parenti in Cecenia hanno gradualmente smesso di comunicare con lei. In precedenza, le divergenze di opinione non avevano ostacolato il loro rapporto, ma quando le conversazioni si sono spostate sulla guerra in Ucraina e sulla situazione in Cecenia, tutto è cambiato: la sua famiglia le ha fatto capire chiaramente che la sua vita in Europa e la sua posizione erano inaccettabili. “Un giorno, hanno portato via un amico di mio nipote che vive in Cecenia. Per quanto ne so, è successo a causa di un commento su Instagram. Poi hanno iniziato ad arrestare la sua cerchia di amici: mi hanno detto che era stato loro comunicato che non era opportuno avere contatti di persone all'estero, nemmeno parenti stretti, sui loro telefoni. Dopo di che hanno praticamente smesso di comunicare con me, mi hanno cancellata dalla chat di famiglia e hanno smesso di contattarmi, anche se prima ci sentivamo regolarmente. Ora, di tutta la mia famiglia, parlo solo con due sorelle”, ha raccontato.
Durante i suoi decenni alla guida della repubblica, il presidente Ramzan Kadyrov ha ripetutamente criticato in maniera molto dura i ceceni che vivono all'estero, mettendo in dubbio il loro diritto di parlare degli eventi nella regione e accusandoli di aver perso i valori nazionali e religiosi. Il capo della Cecenia considera invece coloro che tornano a casa ogni estate come dei patrioti che gioiscono per i cambiamenti nella loro patria, mentre definisce chi ad essi si oppone come “traditori” e “provocatori”. Ancora nel 2020 Kadyrov aveva annunciato la creazione di un'agenzia a sostegno dei “buoni ceceni” nei Paesi europei, sottolineando tuttavia che “devono stare attenti al linguaggio”. Quanto ai “cattivi” ceceni che se ne sono andati, il leader della repubblica aveva minacciato che ci sarebbe stata l'opportunità di “fare ciò che è necessario”. Ancor prima, il vice-premier ceceno Abuzajd Vismuradov, noto con il nome in codice “Patriota”, aveva affermato che a quanti vivono all'estero e “parlano molto” non resta molto tempo, e nel 2025, Adam Delimkhanov, deputato di lunga data della Duma di Stato russa, promise esplicitamente che gli oppositori delle autorità cecene in Europa “saranno annientati”.
Djunid, rappresentante della diaspora in Francia, ritiene impossibile dividere i connazionali in coloro che “sono rimasti e capiscono tutto” e coloro che “sono fuggiti”; a suo parere, le persone nella repubblica vivono in una realtà diversa, e si confrontano quotidianamente con condizioni difficili da comprendere per chi non vive in Cecenia. Ma andarsene non significa indifferenza: chi è partito continua a preoccuparsi per i propri cari e per la propria patria, a mantenere i contatti e a sentire un senso di responsabilità per ciò che sta accadendo. “Si può criticare ciò che accade in Cecenia dall'estero, ma un abitante della repubblica ha il diritto di dissentire da tale critica. La cosa principale è non sminuirsi a vicenda: dopotutto, restiamo un solo popolo”, ha concluso l'intervistato.
















