Cadono i mercati asiatici. Per molti è già recessione dichiarata

Hong Kong perde il 3,7%; Shanghai il 2,6%; Tokyo il 2,4%. L’indice regionale asiatico è sceso al livello più basso negli ultimi 5 anni. Colpiti molti settori: banche, petrolchimico, tecnologia, acciaio, esportazioni. Le voci di nazionalizzazione delle banche Usa producono sentimenti contrastanti.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Le borse asiatiche continuano a scendere, con perdite fino al 4%, nel timore sempre più grande che il sistema finanziario sia al collasso e dopo i risultati di Wall Street, i peggiori da più di 10 anni. Le perdite di oggi portano l’indice regionale al livello più basso negli ultimi cinque anni.

I settori colpiti sono vari: banche, elettronica, tecnologica, esportazioni, acciaierie, petrolchimico. A nulla sembrano valere le rassicurazioni dell’amministrazione Obama sulla sanità delle banche.

Lorraine Tan, della Standard & Poor di Singapore, intervistata da Ap afferma che “gli investitori stanno semplicemente vendendo, disgustati dal mercato, disgustati dai problemi finanziari.. Il governo continua a buttare dentro soldi, ma sembra non vi sia fine al declino o alle soluzioni dei problemi”.

In Giappone il Nikkei ha perso il 2,4%; ad Hong Kong, l’Hang Seng è sceso del 3,7%; a Shanghai si registra una perdita del 2,6%; l’indice di Singapore dell’1,8%. A Seoul la borsa è scesa del 3,2% e alla fine, tutti i mercati sono in negativo meno che Kuala Lumpur. Il governo di Bangkok ha dichiarato ieri che l’economia del Paese si è ridotta del 4,3%, spingendo la nazione alla sua prima esperienza di recessione in un decennio. Anche Hong Kong vede la sua prima recessione dal 2003.

Ieri il Dow Jones è sceso del 3,4%, a 7114,78. Non chiudeva a punti così bassi dal maggio 1997, quando chiuse a 7085,65.

I timori che qualche banca Usa possa essere nazionalizzata porta a sentimenti contrastanti nel mercato. Ieri la Casa Bianca ha riaffermato che un sistema bancario regolato dal governo è la modalità migliore per affrontare la situazione. Citigroup e Bank of America, quelle in cui forse Washington interverrà, ieri hanno visto le loro azioni salire del 9,7% e del 3,2%, dopo aver perso entrambe il 35% lo scorso venerdì 20 febbraio.

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